La cicogna è tornata a casa. Aveva deciso di fare le valigie e abbandonare il Lodigiano, ma il suo becco lungo e le grandi ali bianche sono spuntate ancora una volta sui tetti delle chiese, sui pali della luce e persino all’interno dei palazzi. Gli esperti hanno avvistato le simpatiche “comari” a Valera, Salerano, Quartiano, Caselle Lurani e Cavenago, una sorpresa che ha scatenato gli obiettivi delle macchine fotografiche. «Hanno fatto la loro comparsa da un po’ di anni al Nord Italia - racconta Régis Levert del Grol, Gruppo ricerche ornitologiche lodigiano -, non che fossero davvero scomparse, ma trovarle al nord del Po era un evento praticamente eccezionale. Ci sono due nidi che sono presenti da ben due stagioni nel Lodigiano e che a quanto pare hanno passato l’inverno da noi». Un comportamento strano, soprattutto perché le grandi viaggiatrici sono abituate a percorrere lunghe distanze, ogni anno volano tra l’Africa e l’Europa, in primavera e in autunno.Il Grol, però, le sta tenendo d’occhio, anzi, ha messo in campo una vera e propria rete di informatori: vedette in grado di curare gli spostamenti delle “comari” per poi allertare gli altri iscritti. «I volontari - spiega Régis - hanno deciso di proporre a tutti i cittadini dei comuni di approfondire la conoscenza di questo splendido uccello, attraverso il monitoraggio delle coppie nidificanti sul territorio. Il nostro progetto è anche quello di sistemare dei banchetti informativi, ma riusciremo a realizzarlo più avanti».Quando i lodigiani alzano la testa e si accorgono che due ali fanno capolino sopra i tetti, di solito ne sono felici: la cicogna porta fortuna e in molti paesi è simbolo di natività. Ma è anche un grande carnivoro che caccia con abilità rettili, anfibi, insetti e topi; cerca le sue prede nei prati, lungo i fossi, nelle risaie e nei campi coltivati, il suo becco è un’arma micidiale che non lascia scampo alle prede. La sua presenza è spesso legata a un ambiente agricolo di qualità, dove può trovare cibo in abbondanza.Il Grol, inoltre, ha in serbo una proposta per far conoscere le diverse specie che popolano il cielo lodigiano, tra cui rondini, rondoni e balestrucci. «Svernano in Africa e poi arrivano in Europa - dice Régis -, la loro particolarità sta nel fatto che hanno una stretta relazione con l’uomo e le sue attività. Nidificano volentieri nei nostri edifici in città e in campagna, durante la bella stagione a tutti sarà capitato di osservarne i voli acrobatici e di ascoltarne i versi acuti. Forse pochi sanno che rondini, rondoni e balestrucci stanno subendo un declino sempre più accentuato a causa dell’intensificazione dell’agricoltura, dell’uso di pesticidi e delle ristrutturazioni degli edifici rurali e del cambiamento del loro habitat».Fonte: Il Cittadino

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