Il fronte anti-inceneritore di Opera sabato ha fatto il bis, con i sindaci di almeno nove comuni di cintura periferica, assieme a oltre duemila cittadini. È stata la replica allargata di quanto visto un paio di settimane fa. Nutriti da spirito trasversale, in altri termini senza distinzioni di colore politico, sindaci e cittadini hanno rispedito per la seconda volta ai piani alti lombardi - Regione, Provincia e Palazzo Marino - e ai vertici del gruppo Amsa/A2A (il finanziatore) l’ipotesi di aver trovato il luogo giusto per il terzo termovalorizzatore milanese nel “pratone” fra la tangenziale e il supercarcere. La manifestazione sciorinava otto gonfaloni ufficiali (Opera, Rozzano, Basiglio, Casarile, Cernusco sul Naviglio, Lacchiarella, Locate Triulzi e Pieve Emanuele), più tutti quelli che si sono aggiunti compresi partiti e associazioni. Dalla zona della via Emilia, decisamente “a portata di vento”, sono arrivati in forma ufficiale Melegnano e San Donato. Agitato dalle preoccupazioni per le possibili ricadute sulla salute, per gli effetti potenzialmente catastrofici sul traffico, per l’attentato estetico alla corte di Mirasole, il fronte bipartisan sinora regge. Anche se a una più attenta analisi si aprono convinzioni leggermente differenti. Secondo Pietro Mezzi, ad esempio, ex sindaco e storico ambientalista melegnanese, «la gente era meno di quella che ci si aspettava». Mezzi tiene duro sull’inutilità della «città dei rifiuti» sotto ogni profilo: «Andate a leggere i dati di Verdi e Legambiente - incalza - che dimostrano come con gli inceneritori non si risparmia un euro rispetto alla raccolta differenziata. E Milano non ha mai fatto una differenziata seria. Provi a farla». Massimo Gatti, ex sindaco di Paullo, in provincia per la sinistra di base, tallona invece il suo presidente Guido Podestà: «Visto che Podestà ha tenuto anche le deleghe alle politiche ambientali, venga in consiglio e riferisca la sua linea su piano rifiuti e termovalorizzatori. Non ci bastano le dichiarazioni ai giornali e le rassicurazioni, sulle quali occorrerà tenere gli occhi ben aperti, riguardo il termovalorizzatore di Mediglia». Nel centrodestra invece il sindaco di Melegnano Vito Bellomo si posiziona come esponente dei “moderati” del caso: «Occorre realismo - dice Bellomo - i dati dicono che Milano ha bisogno di un nuovo impianto di smaltimento. Ma deciso con queste modalità, presentando una richiesta in Regione e aggirando il confronto con gli enti locali, non lo accetteremo mai. Il punto di fondo è quello della concertazione e del consenso». Nel Carroccio, che esprime i sindaci tanto di Opera quanto di Pieve Emanuele, si torna a parlare di Provincia di Milano come snodo cruciale nella partita: «Un impianto in più a Milano lo possiamo accettare o respingere solo sulla base di un nuovo piano rifiuti», aggiunge Denis Zanaboni, assessore alla cultura a Melegnano, delegato a rappresentare il suo broletto a Opera: «Comunque non lì a deturpare l’abbazia». Zanaboni parla però di tempo scaduto per far capire da che parte si sta: «Dov’era San Giuliano Milanese sabato scorso?» domanda con polemico sottinteso all’amministrazione di Luigia Greco.Fonte: Il Cittadino
lunedì 26 aprile 2010
Bellomo: «Inceneritore, problema di tutti» - Per il sindaco di Melegnano è stato tentato un colpo di mano in Regione, Mezzi: «Milano non punta alla raccolta differenziata» - Seconda manifestazione, i sindaci contro l’impianto di Opera
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