Giù le mani dai ciclisti lodigiani.
È questo il monito inviato dalla Provincia di Lodi all’Aipo, l’Agenzia interregionale per il fiume Po, nel mirino di palazzo san Cristoforo e degli amanti delle due ruote per il divieto di transito ai velocipedi lungo gli argini del Grande fiume e convocata per discutere della questione in un vertice in programma la prossima settimana. I divieti, infatti, equivalgono anche a multe per gli escursionisti sorpresi in “zona rossa”, e che con l’arrivo delle prime belle giornate sono destinati ad aumentare fisiologicamente. Perché i lodigiani, sul velocipede, ci vanno volentieri, sempre e dappertutto: figuriamoci sui lembi più suggestivi del Po, e con la bella stagione. Il problema, però, è che le pedalate a ridosso di alcuni tratti spondali non sono consentite: soprattutto dalla fine del 2009, quando recuperando un decreto risalente al lontano 1904 l’Aipo ha di fatto esteso il divieto d’accesso dai veicoli motorizzati alle biciclette. Lo scopo è di tutelare gli argini, e coloro che vi passano, da rischi di crolli: ma se per trattori e automobili la “ratio” è ritenuta giusta un po’ da tutti, i ciclisti pizzicati, sgridati e sanzionati, hanno deciso di fare sentire la loro voce, avendo nella Provincia un primo alleato. «Occorre trovare una soluzione che ci consenta subito di dare certezze alla gente - attacca il presidente di palazzo San Cristoforo, Pietro Foroni -. Le istituzioni dovranno dimostrare, come stanno già facendo con il gruppo di lavoro, di avere buon senso. Sono un uomo della Bassa, originario di un paese stretto tra due grandi fiumi come Adda e Po. Provo ad immaginare lo sguardo dei cittadini, specie i meno giovani per i quali la bici ed il fiume erano il pane quotidiano, a cui andiamo a comunicare che oggi le due cose sono vietate. Questo non può e non deve essere». In ballo, peraltro, c’è anche un altro aspetto, perché come ricorda il presidente «questo territorio guarda alla ciclabilità e ai fiumi come alla principale offerta in chiave turistica, l’Expo di Milano è nel 2015 e sarà vitale farsi trovare pronti»; di qui, la volontà di approfondire la questione nel nuovo tavolo di confronto con Aipo. La stessa Aipo, in realtà, utilizzerebbe i divieti anche per tutelarsi da chi, come avvenuto nel Pavese, caduto lungo il Ticino ha fatto causa all’ente, vincendola: tanto che la partita, fondamentalmente, ruota anche attorno agli investimenti necessari per asfaltare o mettere in sicurezza i sentieri lungo gli argini. In ballo, a tale proposito, c’è la convenzione allo studio tra Provincia, comuni e Aipo, e che secondo qualcuno sarebbe troppo onerosa per le amministrazioni con più chilometri di sponde: «Noi siamo pronti a investire, e i comuni a dare una mano, ma anche Aipo deve fare uno sforzo per capire la necessità di valorizzare il fiume», chiosa Foroni.Se Aipo abbia bisogno di “fare cassa”, comunque, è domanda alla quale l’ente non ha ancora avuto modo di rispondere; ma a qualche amministratore, vistosi chiedere 100 euro per una pedalata ecologica lungo il “suo” tratto di Po, una maggiore elasticità anche economica non dispiacerebbe affatto. Fonte: Il Cittadino

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