L’allarme per il temuto inceneritore dell’Amsa, che sorgerebbe su un terreno di Opera, ma a solo un chilometro di distanza dalla frazione di Poasco, sta iniziando a serpeggiare anche tra i cittadini sandonatesi.
Torna così in primo piano una minaccia che per questo tratto di hinterland non è nuova. «Già alcuni anni fa - ricorda il vertice del comitato di Poasco, Giusy Quaranta -, insieme all’ex presidente Luciano Ardemagni, ci eravamo attivati per tentare di andare a fondo con le istituzioni riguardo questa ipotesi che aveva alzato la preoccupazione dei cittadini della nostra zona. Nei prossimi giorni affronteremo nuovamente l’argomento in una nostra riunione interna, dal momento che si tratterebbe di un impianto dal rilevante impatto, che andrebbe a coinvolgerci direttamente». Nel frattempo, dopo la mobilitazione che si è tenuta sabato ad Opera, il sindaco Ettore Fusco lancia un appello ai suoi colleghi del Sudmilano e alla vasta comunità di residenti dell’hinterland. «Questa - ricorda -, è una battaglia per la salubrità del territorio, che per acquisire forza, al di là quindi dei colori politici, deve contare su amministratori e abitanti dei comuni che ci circondano. Noi non ci limitiamo a dire “no” ad un inceneritore sul nostro territorio, bensì chiediamo alla Provincia di Milano di trovare un’alternativa, attraverso una seria programmazione per lo smaltimento dei rifiuti». Se quindi i portabandiera del Carroccio nei giorni scorsi su questo fronte hanno alzato una levata di scudi, la mobilitazione secondo i promotori per assumere dimensioni tali da smuovere le istituzioni, dovrà contare su un popolo bipartisan di sostenitori. «Alla manifestazione di sabato - ricorda il primo cittadino Fusco -, hanno aderito circa 2mila persone, ma potevano essere molte di più. Abbiamo fatto grande fatica a far circolare le informazioni tra gli abitanti degli altri comuni, ora ci siamo attivati aprendo uno spazio anche su Facebook, perché è importante che la gente sia consapevole del rischio che stiamo correndo tutti. Ricordo che in gioco c’è il Parco agricolo Sudmilano, e le sue 1400 cascine funzionanti, nonché beni architettonici come l’abbazia di Mirasole». Intanto, tra le 1500 firme con cui ha esordito la petizione popolare, a cui gli interessati possono ancora aderire recandosi presso il comune di Opera, non mancano firme provenienti da cittadini dei comuni circostanti, come San Donato e San Giuliano. Ma è solo l’inizio di una “battaglia” che porterà in campo nuove azioni, con l’obiettivo di allargare la protesta. Tra i risvolti negativi emersi sabato, non è mancato un cenno al pesante impatto in termini di viabilità che avrebbe il nuovo inceneritore a cui farebbe capo un continuo viavai di mezzi pesanti che attraverserebbero le arterie locali carichi di rifiuti da smaltire. Fonte: Il Cittadino

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