Nel cuore pulsante della città sorgerà una cittadella per colletti bianchi.
È il sesto palazzo uffici “targato” Eni, che in base ai primi disegni che stanno circolando negli ambienti politici sandonatesi non sarà una torre di vetro slanciata in altezza. Nel quadrilatero a ridosso di viale De Gasperi, che si affaccia anche su piazzale Supercortemaggiore, sorgeranno infatti diverse strutture, corredate da un ampio parcheggio, con alcuni filari alberati. Nel “puzzle” di ingombri che sorgeranno sui 78mila metri quadrati dell’area si distinguerà comunque (in parallelo alla via Emilia e al non lontano quinto palazzo del “cane a sei zampe” ) un edificio di 12 piani, che si vuole immerso armonicamente nel disegno progettuale.
Sulle ripercussioni che un intervento di tal portata potrebbe avere su traffico e viabilità probabilmente non mancheranno occasioni di approfondimento che forniranno ulteriori lumi agli esponenti politici, i quali saranno chiamati a esprimersi in aula sulla variante al Piano regolatore, con cui verrà acceso il “semaforo verde” a un incremento volumetrico su un’area già destinata a terziario nel vecchio Piano regolatore.
È certo che il nuovo quartiere in mano alla compagnia, che sul territorio ha al suo attivo circa 10mila dipendenti, andrà ulteriormente a incidere - pare per circa 3mila unità - sul costante flusso dei circa 20mila pendolari che tutti i giorni si riversano negli uffici dell’ampio corollario di terziario della città. Nella bozza dell’accordo, che dovrebbe sancire un’alleanza tra il comune e il colosso petrolifero, vengono intanto ventilate le ipotesi di «una eventuale rotonda posta lungo Viale De Gasperi, all’intersezione con via Fabiani» e di «una eventuale rotonda lungo la via Emilia, all’intersezione con via Correggio, nei pressi di Supercortemaggiore». Per quanto riguarda i posti auto, invece, sorgeranno parcheggi per oltre 40mila metri quadrati, mentre al comune sarà ceduto anche un appezzamento a verde di 3mila e 380 metri quadrati. Guardando ai vantaggi per San Donato, sono previsti uno stanziamento di 1milione e 500mila euro per la messa a nuovo del centro sportivo Metanopoli (che il colosso petrolifero vorrebbe intitolare “Eni-Mattei”) e la cessione all’ente locale di alcune aree in zona Monticello, nei cui pressi il sindaco Mario Dompè ha annunciato l’intenzione di imboccare l’iter per far sorgere un complesso residenziale destinato alle giovani coppie.Ma oltre agli impegni che l’Eni si accinge ad assumere nei confronti del territorio, il documento, che attende ancora l’avallo ufficiale, guarda a un domani fatto di energie rinnovabili; in particolare, per quanto riguarda gli immobili pubblici, si parla di «supporto tecnico per la realizzazione di progetti di conversione del sistema di riscaldamento degli edifici».In pratica alcuni edifici testeranno gli impianti fotovoltaici e il teleriscaldamento, mentre un’altra svolta dovrebbe coinvolgere i trasporti, con soluzioni legate all’utilizzo di autobus meno inquinanti. Per quanto concerne l’iter, stando alla delibera con cui l’esecutivo di centrodestra ha acceso i motori per procedere con la variante, è stato stabilito che la proposta di Programma Integrato di Intervento dovrà essere portata in aula dopo l’adozione del Pgt (Piano generale del territorio).Fonte: Il Cittadino
Sulle ripercussioni che un intervento di tal portata potrebbe avere su traffico e viabilità probabilmente non mancheranno occasioni di approfondimento che forniranno ulteriori lumi agli esponenti politici, i quali saranno chiamati a esprimersi in aula sulla variante al Piano regolatore, con cui verrà acceso il “semaforo verde” a un incremento volumetrico su un’area già destinata a terziario nel vecchio Piano regolatore.
È certo che il nuovo quartiere in mano alla compagnia, che sul territorio ha al suo attivo circa 10mila dipendenti, andrà ulteriormente a incidere - pare per circa 3mila unità - sul costante flusso dei circa 20mila pendolari che tutti i giorni si riversano negli uffici dell’ampio corollario di terziario della città. Nella bozza dell’accordo, che dovrebbe sancire un’alleanza tra il comune e il colosso petrolifero, vengono intanto ventilate le ipotesi di «una eventuale rotonda posta lungo Viale De Gasperi, all’intersezione con via Fabiani» e di «una eventuale rotonda lungo la via Emilia, all’intersezione con via Correggio, nei pressi di Supercortemaggiore». Per quanto riguarda i posti auto, invece, sorgeranno parcheggi per oltre 40mila metri quadrati, mentre al comune sarà ceduto anche un appezzamento a verde di 3mila e 380 metri quadrati. Guardando ai vantaggi per San Donato, sono previsti uno stanziamento di 1milione e 500mila euro per la messa a nuovo del centro sportivo Metanopoli (che il colosso petrolifero vorrebbe intitolare “Eni-Mattei”) e la cessione all’ente locale di alcune aree in zona Monticello, nei cui pressi il sindaco Mario Dompè ha annunciato l’intenzione di imboccare l’iter per far sorgere un complesso residenziale destinato alle giovani coppie.Ma oltre agli impegni che l’Eni si accinge ad assumere nei confronti del territorio, il documento, che attende ancora l’avallo ufficiale, guarda a un domani fatto di energie rinnovabili; in particolare, per quanto riguarda gli immobili pubblici, si parla di «supporto tecnico per la realizzazione di progetti di conversione del sistema di riscaldamento degli edifici».In pratica alcuni edifici testeranno gli impianti fotovoltaici e il teleriscaldamento, mentre un’altra svolta dovrebbe coinvolgere i trasporti, con soluzioni legate all’utilizzo di autobus meno inquinanti. Per quanto concerne l’iter, stando alla delibera con cui l’esecutivo di centrodestra ha acceso i motori per procedere con la variante, è stato stabilito che la proposta di Programma Integrato di Intervento dovrà essere portata in aula dopo l’adozione del Pgt (Piano generale del territorio).Fonte: Il Cittadino
| Ma la città ne beneficerà davvero? | |
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Un nuovo centro direzionale nel cuore di San Donato, con migliaia di dipendenti, un fortissimo impatto su mobilità e viabilità e un probabile nuovo impulso alla corsa dei prezzi delle case in un’area già soggetta a imponenti piani di sviluppo residenziale. È questo il progetto sul quale il sindaco e i vertici dell’Eni hanno trattato nei mesi scorsi, in riunioni top secret finanche per la maggioranza che guida la città, sul quale - da queste colonne - avevamo inutilmente e a più riprese chiesto ragguagli, una volta percepito nell’aria che qualcosa di grosso bolliva in pentola. La bozza del Programma integrato di intervento per la realizzazione del sesto palazzo uffici del “cane a sei zampe” (giunta in nostro possesso, ancora una volta, per vie non ufficiali) è finalmente sul tavolo della politica e, dopo averla letta attentamente, è arrivato il momento di farci alcune riflessioni e porre alcune domande. Il primo punto interrogativo riguarda l’ubicazione del “palazzo” (chiamiamolo così, anche se si ratta di una cittadella con più corpi immobiliari, come spiega Giulia Cerboni qui a lato), che troverà sede in un’area molto prossima al centro urbano e soggetta a moli di traffico crescenti, una volta ultimati gli interventi residenziali in corso tra via Jannozzi e via Battisti.
Siamo sicuri che questo spicchio di città, a due passi dalla sede Asl e non molto lontano oltretutto dagli insediamenti previsti sul “pratone”, sarà in grado, anche con le nuove rotonde previste, di sostenere la nuova cittadella Eni? E se sì con quali contraccolpi sulla viabilità, i parcheggi, l’inquinamento? Anche nel recente passato, quando le redini della città erano nelle mani di Achille Taverniti, analoghi dubbi sulle conseguenze dei grossi interventi urbanistici in progetto (lo stesso “pratone” in primis, ancora sulla carta) non furono granché dissipati dagli studi sul traffico; ora attendiamo di leggere le nuove simulazioni, ma il buon senso induce ad avere qualche timore.E se è vero che l’area in questione è classificata a terziario nel Prg, è anche vero che quello strumento urbanistico ha più di vent’anni (fu vergato nell’ ‘89 e approvato nel ’96) e può essere ripensato, tanto più ora che siamo in fase di definizione del nuovo Pgt. C’è un’intera zona in città, quella del San Francesco, che ha la stessa destinazione, è assai bene servita dalle infrastrutture viarie (autostrada, ferrovia, passante) ed è sufficientemente distante dai flussi del traffico interno a San Donato per non far temere nuovi carichi di traffico. Perché, dunque, non pensare a realizzare lì il sesto palazzo? Si dirà che l’ubicazione prescelta permette di riqualificare un’area oggi piuttosto degradata; è senz’altro vero, ma una luccicante “Defénse” alla sandonatese è davvero l’unica soluzione possibile? Perché non un bel parco, visto che oltretutto gli standard in quell’area non ci sono e “obbligano” l’Eni a cedere in cambio alcuni fazzoletti di verde - dal prezzo sovrastimato a sentire qualche immobiliarista - addirittura a Monticello, cioè dalla porta opposta di San Donato, in pieno Parco Sud e sotto il cono aereo (aree peraltro che l’Eni non è mai riuscita a vendere essendo poco o nulla appetibili)?
Proprio il capitolo dei tornaconto o dei benefici alla città legati al progetto è un altro degli aspetti critici - a parere di chi scrive - del Piano integrato. Del verde di Monticello (utile forse solo alla realizzazione del sospirato e mai avviato Parco di confine con San Giuliano) si è detto; resta da dire degli oneri economici extra che il “cane a sei zampe” si assume. Si tratta di 1 milione e mezzo di euro, una bella ommetta certo, ma tutta concentrata sul Centro sportivo di Metanopoli, guardacaso l’ex fiore all’occhiello di San Donato su cui il sindaco ha messo personalmente la faccia, riprendendolo in possesso dopo una lunga querelle con la società affidataria.Domanda: non ci sono altri “capitoli” aperti - molti legati propri alla dismissione fatta dall’Eni oltre un decennio fa - su cui si potrebbe batter cassa al colosso petrolifero fondato da Mattei? E inoltre: quello stanziamento è certamente sufficiente alla rimessa a nuovo del Centro, ma poi cosa succederà? Sarà comunque in grado il Comune di gestire, senza sprofondare nei debiti, una struttura dai costi così alti? Anche sull’entità della cifra, poi, qualche dubbio rimane. È davvero il massimo che si può strappare a un colosso che macina utili, da mezzo secolo fa e disfa come vuole - spesso bene, sia chiaro - in città, ma non si è preoccupato, nel recente passato, delle conseguenze sul territorio delle sue operazioni finanziarie? Qualcuno in piazza Vanoni, a questo proposito, dovrebbe spiegarci il senso di un’operazione come questa all’indomani della cessione di tutti i palazzi a terzi.Forse oggi le locazioni costano troppo e si vuole tornare al passato, o forse serve mettere in uscita una corposa posta di bilancio per sgravare il peso fiscale dei tanti guadagni incassati dal monopolio sul gas e dall’inesausta macchina macina-quattrini del petrolio?
La partita è tutta giocare, ma se proprio il “Sesto” dovrà farsi in quell’area sarà bene che maggioranza e minoranze si mettano a lavorare insieme per portare a casa i risultati migliori per il bene della città, senza correre il rischio di svenderla alle necessità, pur lecite, dell’Eni.
Siamo sicuri che questo spicchio di città, a due passi dalla sede Asl e non molto lontano oltretutto dagli insediamenti previsti sul “pratone”, sarà in grado, anche con le nuove rotonde previste, di sostenere la nuova cittadella Eni? E se sì con quali contraccolpi sulla viabilità, i parcheggi, l’inquinamento? Anche nel recente passato, quando le redini della città erano nelle mani di Achille Taverniti, analoghi dubbi sulle conseguenze dei grossi interventi urbanistici in progetto (lo stesso “pratone” in primis, ancora sulla carta) non furono granché dissipati dagli studi sul traffico; ora attendiamo di leggere le nuove simulazioni, ma il buon senso induce ad avere qualche timore.E se è vero che l’area in questione è classificata a terziario nel Prg, è anche vero che quello strumento urbanistico ha più di vent’anni (fu vergato nell’ ‘89 e approvato nel ’96) e può essere ripensato, tanto più ora che siamo in fase di definizione del nuovo Pgt. C’è un’intera zona in città, quella del San Francesco, che ha la stessa destinazione, è assai bene servita dalle infrastrutture viarie (autostrada, ferrovia, passante) ed è sufficientemente distante dai flussi del traffico interno a San Donato per non far temere nuovi carichi di traffico. Perché, dunque, non pensare a realizzare lì il sesto palazzo? Si dirà che l’ubicazione prescelta permette di riqualificare un’area oggi piuttosto degradata; è senz’altro vero, ma una luccicante “Defénse” alla sandonatese è davvero l’unica soluzione possibile? Perché non un bel parco, visto che oltretutto gli standard in quell’area non ci sono e “obbligano” l’Eni a cedere in cambio alcuni fazzoletti di verde - dal prezzo sovrastimato a sentire qualche immobiliarista - addirittura a Monticello, cioè dalla porta opposta di San Donato, in pieno Parco Sud e sotto il cono aereo (aree peraltro che l’Eni non è mai riuscita a vendere essendo poco o nulla appetibili)?
Proprio il capitolo dei tornaconto o dei benefici alla città legati al progetto è un altro degli aspetti critici - a parere di chi scrive - del Piano integrato. Del verde di Monticello (utile forse solo alla realizzazione del sospirato e mai avviato Parco di confine con San Giuliano) si è detto; resta da dire degli oneri economici extra che il “cane a sei zampe” si assume. Si tratta di 1 milione e mezzo di euro, una bella ommetta certo, ma tutta concentrata sul Centro sportivo di Metanopoli, guardacaso l’ex fiore all’occhiello di San Donato su cui il sindaco ha messo personalmente la faccia, riprendendolo in possesso dopo una lunga querelle con la società affidataria.Domanda: non ci sono altri “capitoli” aperti - molti legati propri alla dismissione fatta dall’Eni oltre un decennio fa - su cui si potrebbe batter cassa al colosso petrolifero fondato da Mattei? E inoltre: quello stanziamento è certamente sufficiente alla rimessa a nuovo del Centro, ma poi cosa succederà? Sarà comunque in grado il Comune di gestire, senza sprofondare nei debiti, una struttura dai costi così alti? Anche sull’entità della cifra, poi, qualche dubbio rimane. È davvero il massimo che si può strappare a un colosso che macina utili, da mezzo secolo fa e disfa come vuole - spesso bene, sia chiaro - in città, ma non si è preoccupato, nel recente passato, delle conseguenze sul territorio delle sue operazioni finanziarie? Qualcuno in piazza Vanoni, a questo proposito, dovrebbe spiegarci il senso di un’operazione come questa all’indomani della cessione di tutti i palazzi a terzi.Forse oggi le locazioni costano troppo e si vuole tornare al passato, o forse serve mettere in uscita una corposa posta di bilancio per sgravare il peso fiscale dei tanti guadagni incassati dal monopolio sul gas e dall’inesausta macchina macina-quattrini del petrolio?
La partita è tutta giocare, ma se proprio il “Sesto” dovrà farsi in quell’area sarà bene che maggioranza e minoranze si mettano a lavorare insieme per portare a casa i risultati migliori per il bene della città, senza correre il rischio di svenderla alle necessità, pur lecite, dell’Eni.
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