Allarme rosso per la chiesina di Ca’ dell’Acqua a Borgo San Giovanni. Non bastava l’usura del tempo e il degrado da cui almeno un ventennio verso lo storico edificio di origini medioevali. Ora, a mettere in serio pericolo la sopravvivenza degli affreschi che si trovano all’interno del bene sottoposto alla tutela della Soprintendenza, c’è anche un buco nel tetto. A lanciare l’allarme Mauro Manfrinato, studioso di edilizia storica di Marzano, nel Pavese. Nel corso di un sopralluogo nel Lodigiano, per alcune ricerche sugli edifici storici di epoca medioevale da inserire in un censimento, ha visitato anche la frazione di Ca’ dell’Acqua nel comune di Borgo San Giovanni e la sua antica chiesina, luogo storico di culto della comunità e di cui risalgono notizie sin dal Medioevo come centro di preghiera di una comunità di almeno 250 persone che vivevano del lavoro nei campi nella vecchia cascina. Che le condizioni di conservazione non fossero ottimali, nonostante la presenza di testimonianze artistiche di rilievo e di cui non esistono ancora studi mirati, era cosa nota. A quella situazione, ora si aggiunge il crollo che ha colpito una parte del tetto in legno e laterizi da cui ora si intravede il cielo. Se gli antichi affreschi hanno potuto arrivare fino a noi, seppur in condizioni precarie, lo squarcio ora rischia di mettere a rischio questo prezioso tesoro. Da qui, infatti, è entrata tutta l’acqua delle incessanti piogge di queste ultime settimane che ora ristagna sul pavimento. «Da cittadino e da studioso ritengo che sia uno scempio di cui qualcuno deve farsi carico - ha detto Manfrinato in merito - : ci vorrebbero recuperi e restauri per questo piccolo tempio di preghiera che è anche quel che rimane dell’antica “domus dell’acqua”, ma ora c’è un’urgenza: mettere in sicurezza il tetto e impedire all’acqua e all’umidità della stagione di distruggere quanto di prezioso ancora possiamo vedere». In primo luogo la parte di affreschi che emerge dallo strato di intonaco che nei secoli è stato steso per coprirli. Per questo, lo studioso lancia un appello alle istituzioni, agli enti locali e ai privati cittadini perché ci siano un intervento celere di copertura dello squarcio. «Basta un ponteggio e pochi altri materiali perché quei dipinti siano salvi - ha spiegato - : sono io stesso disponibile a coordinare una squadra di volontari che si rimbocchino le maniche per il bene di Ca’ dell’Acqua». L’ultimo intervento sulla chiesina risale al 1988, un restauro curato dalla dottoressa Paola Maestroni che stese anche una relazione sullo stato del bene. Una cosa è certa: di recupero per la chiesina si parlava sin dal 1928. In campo per la sensibilizzazione ci sono da sempre anche gli appassionati dell’associazione “Amici di Ca’ dell’Acqua” che, nel maggio 2008, si erano seduti intorno ad un tavolo con amministrazione comunale e parrocchia per ribadire l’impegno ad intervenire prima possibile. A due anni e mezzo di distanza, il rischio che quel patrimonio possa sbriciolarsi al suolo è sempre più concreto.Fonte: Il Cittadino
Nessun commento:
Posta un commento