martedì 9 novembre 2010

San Giuliano - Tre esplosioni nell’azienda dei rifiuti - Le deflagrazioni sono avvenute all’interno della Ghibeca, ditta specializzata nel trattamento di residui pericolosi - Nessuna esalazione nociva ma rimane ustionato un operaio

Una prima esplosione violenta, poi altre due successive seguite da una nube di fumo che ieri, appena prima delle 11, ha colorato di grigio il cielo sopra via Lombardia. Nessuna esalazione nociva per fortuna, ma a terra è rimasto un operaio, un 41enne pavese di circa 40 anni (M. C., le iniziali), visibilmente sotto shock e con un braccio ustionato, investito dallo scoppio che si è sprigionato all’interno della Ghibeca Tecnoplus, un’azienda che ha la sede legale a Pavia, ma a Sesto Ulteriano si occupa del trattamento per conto terzi dei rifiuti pericolosi e non. Il boato si è avvertito in tutta la frazione, tanto violento da abbattere le finestre delle aziende vicine, e danneggiare le auto parcheggiate. Sono ancora in corso le indagini per definire le cause della deflagrazione, che pare sia stata provocata dalla tritatura di un fusto di rifiuti contenente dei prodotti al clorato di sodio, in particolare dei diserbanti. L’Uopsal (Unità operativa di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro) e la squadra Nbcr (il nucleo biologico chimico radiologico) hanno escluso che ci sia stato inquinamento dell’aria, ma tuttora sono in corso gli accertamenti. Si sta valutando il sequestro dell’apparecchiatura per la triturazione dei rifiuti, ma al momento non ci sono addebiti contro l’azienda, che da una prima verifica risulta in ordine con le autorizzazioni e ligia alle norme di sicurezza prescritte. Sul posto è intervenuta l’Arpa (Agenzia regionale protezione ambiente), l’Uopsal, l’Asl Milano 2 e tre squadre dei vigili del fuoco del distaccamento di Milano. A presidiare la zona anche i carabinieri della tenenza di San Giuliano Milanese che hanno eseguito i rilievi di rito facendo il sopralluogo all’interno dell’azienda. La polizia locale e la stradale sono arrivati a supporto circoscrivendo l’area, chiudendo la via, immediatamente riaperta dopo i controlli. Secondo una prima versione lo scoppio è avvenuto durante le operazioni di triturazione dei rifiuti, contenuti in appositi fusti con all’interno residui di sostanze chimiche. L’addetto, rimasto ferito, stava azionando la benna per scaricare i contenitori all’interno del tritovagliatore. In pratica i fusti finivano in una sorta d’imbuto per essere convogliati in un cassone dopo essere stati sminuzzati. Proprio in quel momento è avvenuta l’esplosione: l’onda d’urto ha investito l’operaio, che è stato ricoverato all’ospedale di San Donato in codice giallo. I colleghi e i vertici dell’azienda hanno preferito non rilasciare dichiarazioni alla stampa. «Secondo qualcuno - spiega il funzionario dei vigili del fuoco Enzo Macoretta - si sarebbe formata una palla di fuoco. Noi, non siamo in grado al momento di stabilirlo, ma è una versione verosimile».

«È stato come sentire un terremoto» - «Abbiamo messo le mascherine - racconta la dipendente di una zincheria - si temeva l’intossicazione» - Paura e sconcerto fra residenti e operatori di Sesto Ulteriano.
 «Era come il terremoto: abbiamo sentito un’esplosione e poi abbiamo visto una fumata nel cielo». Sono le immagini che sono passate sotto gli occhi dei dipendenti della zincheria Musso, proprio di fronte alla Ghibeca, l’azienda colpita dalla deflagrazione che ha messo in allarme un’intera frazione. «Abbiamo avuto paura e abbiamo messo le mascherine - racconta una delle responsabili della Musso -, prima siamo corsi fuori a vedere poi tutti dentro il nostro capannone temendo un’intossicazione. Non sapevamo bene cosa fosse successo, e abbiamo pensato alla nostra sicurezza. C’erano mezzi dei vigili del fuoco, la polizia, i carabinieri, le ambulanze. Poi invece le cose sono tornate alla normalità, l’aria era respirabile e noi ci siamo tranquillizzati». Se non lo spavento, il tremendo boato avvertito non ha fatto danni alla zincheria come invece è avvenuto ad un’altra azienda, confinante con la Ghibeca, ossia la Spotlight. Si tratta di una ditta che opera nel mondo dello spettacolo, fornendo luci e illuminazioni di vario tipo. Qui i danni ci sono stati eccome. La deflagrazione ha investito il capannone, abbattendo tutte le finestre, ridotte in frantumi. «Non abbiamo sentito un’esplosione, ma tre consecutive e violentissime - racconta il titolare mostrando i vetri a terra -; per giunta, pericolosamente, le schegge sono finite fin sopra la scrivania di un nostro lavoratore che non si è fatto male, ma si è preso un bello spavento». Un dipendente, invece, ha detto di non sentirsi bene e si è rivolto al proprietario per poter andare a casa. Un altro dipendente si è trovato con la macchina rovinata: una Fiat Stilo con il finestrino posteriore distrutto e graffi evidenti sulla fiancata. Nel cortile della Spotlight l’esplosione ha proiettato verso il capannone una serie di detriti, in apparenza cenere e presidi farmaceutici: erano visibili prodotti per aerosol e flaconi vari e ciò nonostante il possente muro di cinta in mattoni e un altissimo filare di alberi che divide le due proprietà. «Io quando sono venuto qui - racconta l’imprenditore - non sapevo di trovarmi con la paura di continue esplosioni. Non è la prima volta che succede. Due anni fa c’è stato un incendio; una decina di anni fa qualcosa di molto più grave. Ovviamente, cose che noi subiamo passivamente. Vicino a noi vengono trattati rifiuti pericolosi e non siamo tranquilli. Ho chiesto ai vigili del fuoco se potevamo spazzare via i residui, rimasti nel nostro cortile, non sapendo se si trattasse di materiali tossici. È chiaro che ripulendo e sciacquando non vorrei che materiali nocivi finissero nelle fogne. Ci hanno detto comunque che potevamo pulire, non essendo materiale giudicato inquinante».

Nell’ottobre 2008 un’altra vampata scosse l’impianto .
C’era già stato un precedente in via Sardegna alla Ghibeca, un’altra esplosione con una fiammata che si è levata per metri. Si deve tornare indietro di due anni, ad ottobre 2008, quando un operaio ha rischiato di essere investito dalla vampata e dalle esalazioni. Le fiamme sono divampate da rifiuti conferiti in un fusto di ferro che stava per essere triturato e quindi smaltito nell’apposito impianto. L’operaio rimasto ferito era alla guida di una benna, intento allo smaltimento di alcuni contenitori di ferro con dentro i resti di lavorazioni in carrozzeria. Con l’attrezzatura i fusti venivano depositati nell’impianto di triturazione rifiuti. Appena le lame hanno cominciato a ruotare sopra il contenitore si è sprigionata la fiammata, probabilmente ingenerata dalla reazione chimica con dei solventi. L’operaio è riuscito a scendere dal macchinario e perfino ad attivare il sistema di spegnimento. I suoi colleghi hanno tenuto sotto controllo le fiamme con gli estintori, riuscendo a domare quasi subito il più grosso dell’incendio. Il lavoro è stato terminato dai vigili del fuoco. L’operaio in stato confusionale è stato visitato sul posto, ma alla fine ha rifiutato il ricovero. Sul fatto avevano indagato vari enti, tra cui carabinieri, polizia locale e vigili del fuoco. Erano stati proprio i vigili, tramite Nunzio Princiotta, specialista di vigilanza della polizia locale di San Giuliano, a dare l’allarme. Anche allora non erano state rilevate infrazioni nelle procedure per il trattamento di rifiuti.Fonte: Il Cittadino

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