A un anno, sette mesi e diciotto giorni esatti da quel drammatico 30 aprile del 2009, quando il vecchio ponte sul Po si spezzò in due precipitando in acqua la sua ferraglia e mettendo a rischio la vita di quattro automobilisti in quel momento in transito, il collegamento viario tra Lodi e Piacenza tornerà a posto. Le lancette si fermarono quel giorno alle 12.37 e rimasero inchiodate lì a lungo. Ci vollero l’insistenza delle istituzioni e la trovata di arrangiare in fretta e furia un ponte mobile tra le due sponde, per riparare la lacerazione venutasi a creare tra emiliani e lombardi. Per sei mesi e quattordici giorni il confine Lombardia-Emilia rimase infatti mutilato, privo del suo storico passaggio: i “frontalieri” impararono a familiarizzare con l’autostrada perché costretti a farlo, ma gli altri, i lodigiani habituè della “puntatina” a Piacenza e gli aficionados piacentini delle incursioni all’Auchan e a San Rocco, per molto tempo ne fecero a meno. Troppo complicato circumnavigare la città per raggiungere il centro Piacenza da un lato, troppo dispendioso allungarla fino al casello di Guardamiglio per poi virare indietro dall’altro. Le conseguenze dell’interruzione, del resto, non si fecero attendere: il venir meno del traffico fu la causa di una crisi inaspettata, e dunque impossibile da gestire, tra i commercianti di ambo le sponde. In parte la si paga ancor oggi. Emblematico il caso dell’ipermercato sanrocchino, che vide ridimensionate le vendite al punto da contrattare con i sindacati un contratto di solidarietà a salvataggio dei suoi dipendenti. La fine del tunnel si intravide il 14 novembre del 2009, giorno dell’apertura del ponte galleggiante: 6,2 milioni di euro di meraviglia. Nel frattempo era partita la corsa per la ricostruzione vera e propria, l’epopea inaugurata con l’aggiudicazione della demolizione alla Despe di Bergamo il 4 settembre dello stesso anno, e proseguita il 21 ottobre con l’affidamento del consolidamento delle pile all’azienda milanese Else. Anas mise sul tavolo la cifra roboante di 69 milioni di euro. La progettazione del manufatto rappresentò l’ennesima sorpresa: a sostituire il vecchio viadotto datato 1909 sarebbe stata una costruzione moderna, innovativa, dotata dei più avanzati sistemi di protezione sismica. D’acciaio in parte riciclato e montato direttamente in golena. Qualcosa di unico, senza esagerare di mai visto, che persino National Geographic si è affrettata a immortalare. Le 11 campate che formano il chilometro e cento metri del nuovo ponte furono saldate nei maxicapannoni del cantiere lodigiano e la loro spinta sulle pile fatta con un sistema speciale di argani e trazione. L’impresa che ha eseguito i lavori è la Cons.Fer di Padova. Questa mattina dunque alle 11, finalmente, si svolgerà il momento atteso dell’inaugurazione: auto d’epoca apriranno la manifestazione facendo il loro ingresso dalla parte di Lodi, quindi il palcoscenico sarà del presidente Anas Pietro Ciucci, dei sindaci di San Rocco e Piacenza, dei presidenti delle due Provincie di Lodi e Piacenza, degli assessori alle infrastrutture di Lombardia e Emilia. Prima del taglio del nastro benediranno l’opera il vescovo di Lodi, monsignor Giuseppe Merisi e il vescovo di Piacenza monsignor Gianni Ambrosio. Ospite d’onore sarà nell’occasione il ministro Altero Matteoli.Fonte: Il Cittadino
sabato 18 dicembre 2010
San Rocco al Porto - Oggi apre il nuovo ponte sul fiume Po - A venti mesi dal crollo del vecchio manufatto questa mattina si inaugura la struttura realizzata a tempi di record - Il taglio del nastro alle 11 alla presenza del ministro Matteoli
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