sabato 18 giugno 2011

«Batterio killer, la nostra carne è sicura» - Coldiretti e Confagricoltura respingono l’effetto psicosi dopo l’allarme scatenato dall’E.Coli nelle “svizzere” in Francia. I produttori: «Bovini lodigiani e sudmilanesi sempre controllati»

Ci risiamo, e stavolta a distanza di neppure una settimana. I produttori agroalimentari sono di nuovo impegnati a 360 gradi a contenere la paura. E rassicurare sul fatto che anche il secondo allarme alimentare pronto ad attraversare le Alpi - stavolta è il batterio negli hamburger industriali, focolaio Lille, nord della Francia - in Italia avrà vita dura. Perché la filiera è sana e controllata, i produttori associati in consorzi e la bse, la “mucca pazza” di una decina di anni fa, ha insegnato ad evitare astuzie che si pagano caro. Dunque ieri, di fronte al nuovo episodio di epidemia alimentare transalpina, le associazioni di produttori più vicine al territorio lombardo hanno chiarito come stanno le cose da noi.Prima voce, quella di Confagricoltura Milano, Lodi, Monza e Brianza. Parla il presidente Antonio Boselli: «Dopo la famosa vicenda della bse molte cose sono cambiate in modo radicale. Le carni bovine sono soggette a sistemi di controlli efficaci che consentono di seguire ogni prodotto dalla nascita alla macellazione ed all’immissione sul mercato. La tracciabilità del prodotto è un obiettivo raggiunto. Il sistema di allerta contro eventuali anomalie è rapido ed efficace e permette di circoscrivere in breve tempo eventuali partite sospette. Nei giorni scorsi sono state sequestrate dodici tonnellate di mais a rischio». Nella filosofia dell’etichettatura si scoprono però ancora singolari lacune. Una l’ha evidenziata un’altra grande realtà associata di produttori, Coldiretti, rivelando che la carne fresca, in vaschetta o al bancone, è soggetta ad obbligo di indicazione del luogo d’origine; quella industriale in vendita in scatola nella grande distribuzione, per qualche ragione ignota no. Basta l’indicazione dello stabilimento di trasformazione, non dell’allevamento d’origine: «Si tratta di una situazione ingiustificata che apre facilmente le porte agli inganni, in quanto consente fra le altre cose di far passare come made in Italy un prodotto importato dall’estero».Tuttavia anche Coldiretti Milano e Lodi si affianca a Confagricoltura nello specificare che se si orienta la propria spesa sul vero prodotto italiano, compreso il “chilometro zero” lombardo, si azzera praticamente il rischio di imbattersi in “porcherie” di incerta origine. «Gli allevatori lombardi sono organizzati da anni in consorzi - enuclea l’ente presieduto da Nino Andena e Carlo Franciosi - con il marchio carne di qualità attestato da precisi e severi disciplinari. Alcune di queste realtà nel dicembre 2009 hanno deciso di compiere un ulteriore salto di livello, a garanzia della filiera, riunendosi nel Consorzio regionale produttori carni bovine Lombardia, che ha sede in via Filzi a Milano, presso la stessa federazione regionale Coldiretti». Fonte: Il Cittadino
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