In cinquant’anni il cemento ha spazzato via quasi seimila ettari di
campi, oasi e boschi. Un’invasione che ha visto le cosiddette “aree
antropizzate” più che triplicarsi: dal 1954 al 2007, nel Lodigiano il
consumo di suolo è passato da 3mila ettari a 9.800, un dato elaborato da
Legambiente Lombardia, che grazie all’Osservatorio speciale ha dato
vita a un database dettagliato su ciascuna provincia.
Una sorta di
fotografia scattata dall’alto che racconta la storia del Lodigiano, un
lenzuolo verde che nel corso del tempo ha conosciuto l’aggressione di
infrastrutture e logistiche.Su tutto il territorio ci sono solo due
comuni dove l’assalto dell’edilizia è rallentato tra il 1999 e il 2007,
subito dopo l’impennata dal ‘54 agli anni Novanta; si tratta di Caselle
Landi, dove si è passati da 133,71 ettari del 1999 a 122,89 del 2007, e
Valera Fratta, dove si è scesi nello stesso periodo da 61,08 ettari a
56,12.La città del Barbarossa ha registrato un “boom” dal ‘54 al ‘99,
quando l’attività dell’uomo è riuscita a modificare più di 500 ettari di
terra, crescendo da 381,34 a 958,21 ettari, per poi subire una fase
d’arresto: dagli anni Novanta agli anni Duemila, il consumo di suolo è
proceduto a rilento, toccando quota mille ettari. Ersaf e Regione
Lombardia hanno presentato alcune settimane fa a Milano il libro “L’Uso
del suolo in Lombardia negli ultimi 50 anni”, un volume che descrive i
cambiamenti avvenuti nella società e nel territorio sotto diverse
angolazioni e punti di vista. Le informazioni che sostengono le analisi
provengono da un lavoro pluriennale di aggiornamento delle banche dati
dell’uso del suolo che l’Ersaf svolge allo scopo di monitorare i
cambiamenti e rendere disponibili a tutti i soggetti interessati le
notizie necessarie per promuovere e coordinare un corretto sviluppo
dell’attività di pianificazione e di programmazione
territoriale.Legambiente Lombardia ha deciso di prendere in
considerazione, oltre all’evoluzione delle aree antropizzate, anche gli
effetti che la corsa del cemento ha provocato all’agricoltura e al
paesaggio. In cinquant’anni, infatti, nel Lodigiano i campi coltivati si
sono “ristretti” sempre più: nel ‘54 si estendevano su 68.140 ettari,
per poi “rimpicciolirsi” a 64.478 ettari nel ‘99 e fermarsi a 62.787
ettari nel 2007. Questo significa che sono svaniti più di 5mila ettari
di verde. Anche i numeri relativi ai boschi e agli ambienti catalogati
come seminaturali sono in discesa, se un tempo si poteva contare su
5mila ettari, secondo l’ultimo dato disponibile le oasi lodigiane si
allargano su di una superficie di 3.921 ettari; in questo caso sono
spariti circa mille ettari.La Provincia sta preparando uno studio sul
consumo di suolo, gli uffici hanno scoperto che nell’ultimo anno sono
stati gli impianti fotovoltaici a divorare il verde, la maggior parte
dei progetti, infatti, è realizzato sui campi.Fonte: Il Cittadino
