giovedì 24 novembre 2011

Cemento, spariti seimila ettari di verde

In cinquant’anni il cemento ha spazzato via quasi seimila ettari di campi, oasi e boschi. Un’invasione che ha visto le cosiddette “aree antropizzate” più che triplicarsi: dal 1954 al 2007, nel Lodigiano il consumo di suolo è passato da 3mila ettari a 9.800, un dato elaborato da Legambiente Lombardia, che grazie all’Osservatorio speciale ha dato vita a un database dettagliato su ciascuna provincia.

Una sorta di fotografia scattata dall’alto che racconta la storia del Lodigiano, un lenzuolo verde che nel corso del tempo ha conosciuto l’aggressione di infrastrutture e logistiche.Su tutto il territorio ci sono solo due comuni dove l’assalto dell’edilizia è rallentato tra il 1999 e il 2007, subito dopo l’impennata dal ‘54 agli anni Novanta; si tratta di Caselle Landi, dove si è passati da 133,71 ettari del 1999 a 122,89 del 2007, e Valera Fratta, dove si è scesi nello stesso periodo da 61,08 ettari a 56,12.La città del Barbarossa ha registrato un “boom” dal ‘54 al ‘99, quando l’attività dell’uomo è riuscita a modificare più di 500 ettari di terra, crescendo da 381,34 a 958,21 ettari, per poi subire una fase d’arresto: dagli anni Novanta agli anni Duemila, il consumo di suolo è proceduto a rilento, toccando quota mille ettari. Ersaf e Regione Lombardia hanno presentato alcune settimane fa a Milano il libro “L’Uso del suolo in Lombardia negli ultimi 50 anni”, un volume che descrive i cambiamenti avvenuti nella società e nel territorio sotto diverse angolazioni e punti di vista. Le informazioni che sostengono le analisi provengono da un lavoro pluriennale di aggiornamento delle banche dati dell’uso del suolo che l’Ersaf svolge allo scopo di monitorare i cambiamenti e rendere disponibili a tutti i soggetti interessati le notizie necessarie per promuovere e coordinare un corretto sviluppo dell’attività di pianificazione e di programmazione territoriale.Legambiente Lombardia ha deciso di prendere in considerazione, oltre all’evoluzione delle aree antropizzate, anche gli effetti che la corsa del cemento ha provocato all’agricoltura e al paesaggio. In cinquant’anni, infatti, nel Lodigiano i campi coltivati si sono “ristretti” sempre più: nel ‘54 si estendevano su 68.140 ettari, per poi “rimpicciolirsi” a 64.478 ettari nel ‘99 e fermarsi a 62.787 ettari nel 2007. Questo significa che sono svaniti più di 5mila ettari di verde. Anche i numeri relativi ai boschi e agli ambienti catalogati come seminaturali sono in discesa, se un tempo si poteva contare su 5mila ettari, secondo l’ultimo dato disponibile le oasi lodigiane si allargano su di una superficie di 3.921 ettari; in questo caso sono spariti circa mille ettari.La Provincia sta preparando uno studio sul consumo di suolo, gli uffici hanno scoperto che nell’ultimo anno sono stati gli impianti fotovoltaici a divorare il verde, la maggior parte dei progetti, infatti, è realizzato sui campi.Fonte: Il Cittadino
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