Entrerà in carica, ufficialmente, il primo di gennaio. Ma di fatto è già
il nuovo presidente dell’ordine dei medici di Milano. Si chiama Carlo
Roberto Rossi e ha 47 anni. La sua lista “Riscatto medico” ha vinto per
oltre mille voti sull’altra coalizione candidata “Arte medica” di Luca
Giuseppe Merlino, vice del direttore generale della sanità lombarda
Carlo Lucchina. Rossi è anche presidente dello Snami, il Sindacato
autonomo medici italiani della Lombardia, storicamente critico con la
politica sanitaria del Pirellone: «Ci siamo sempre caratterizzati per
dire ciò che pensiamo - commenta il neo presidente -, ma sempre in
un’ottica costruttiva».
Rossi, che succede all’80enne Ugo Garbarini, è
stato consigliere dell’ordine di Milano nel triennio 2006 – 2008 e vice
presidente nel triennio successivo. Al suo fianco sono stati nominati
come presidente del collegio dei revisori dei conti il 30enne Martino
Massimiliano Trapania, vice presidente nazionale del Segretariato
italiano giovani medici (Sigm), Giuseppe Bonfiglio, vice presidente, Ugo
Tamborini, segretario e Luigi Di Caprio tesoriere.Qual è il suo
giudizio sulle strutture ospedaliere del Sudmilano? «A parte qualche
caso, del presidio di Vizzolo e dell’ospedale di San Donato, soprattutto
per la sua competenza cardiologica anche in pediatria, si sente sempre
parlare bene. Certo, a fronte dell’alta concentrazione di strutture a
Milano città e nell’area Nord di Milano, nella parte a Sudovest della
provincia la presenza di strutture è molto più rarefatta. Si assiste a
una disparità di offerte».Quali sono i suoi obiettivi in questo
mandato?«Una cosa alla quale tengo particolarmente è la qualità
dell’atto medico. È importante dare ai cittadini la possibilità di
sapere qual è il curriculum dei medici che si trovano di fronte».C’è
qualcosa che la preoccupa particolarmente?«Sì, è che la medicina
difensiva sta crescendo a dismisura. Ci sono scuole di specialità che
fanno fatica a trovare studenti perché nessuno si vuole iscrivere.
Questa è una china che va invertita, altrimenti rischiamo che alcune
malattie non potranno più essere curate. Non è giusto che i medici
abbiano, al pari di altri professionisti, una responsabilità
perseguibile penalmente».Che differenza c’è tra la professione medica e
quella di un ingegnere per esempio?«Il medico lavora per la vita delle
persone. L’intento non è quello di fare del male, ma del bene. Non
possono lavorare sempre con la spada di Damocle della perseguibilità
penale sulla testa. Non sono contrario all’idea che chi sbaglia deve
pagare, ma per questo basta il concetto di responsabilità civile.
Vogliamo costruire un forte movimento di opinione in questo senso». Vi
siete già mossi?«È una battaglia nazionale, ma noi, come ordine più
ampio, vogliamo proprio metterci le mani».Quali sono le conseguenze di
queste continue denunce?«Ci sono compagnie assicurative che non vogliono
più assicurare i grandi ospedali, addirittura falliscono, costringendo i
singoli medici a dotarsi di loro strumenti di autotutela. I medici non
possono passare la vita a pensare a come autodifendersi. Non bisogna
tirare troppo la corda, altrimenti le malattie con più complicanze non
saranno più curate da nessuno. Sarebbe la fine dell’assistenza
sanitaria».Quante sono le denunce per i medici del vostro ordine?«Su
oltre 24mila iscritti, sono circa 400 all’anno gli esposti, ma solo un
terzo poi finisce in procedimento disciplinare: una sessantina circa».Ci
sono altre emergenze?«All’ordine del giorno c’è il tema previdenziale,
ma è una questione che riguarda tutti. Preoccupante è anche il problema
del precariato e dei medici che lavorano a 7 euro lordi all’ora. Le
condizioni nelle quali sono costretti a lavorare molti professionisti
rischiano di spostare verso il basso il livello dell’assistenza.
Vogliamo lavorare anche sull’aspetto culturale per creare una classe di
medici che non accetti più di lavorare a certe condizioni».Fonte: Il Cittadino
