giovedì 15 dicembre 2011

«Pochi ospedali nel Sudmilano»

Entrerà in carica, ufficialmente, il primo di gennaio. Ma di fatto è già il nuovo presidente dell’ordine dei medici di Milano. Si chiama Carlo Roberto Rossi e ha 47 anni. La sua lista “Riscatto medico” ha vinto per oltre mille voti sull’altra coalizione candidata “Arte medica” di Luca Giuseppe Merlino, vice del direttore generale della sanità lombarda Carlo Lucchina. Rossi è anche presidente dello Snami, il Sindacato autonomo medici italiani della Lombardia, storicamente critico con la politica sanitaria del Pirellone: «Ci siamo sempre caratterizzati per dire ciò che pensiamo - commenta il neo presidente -, ma sempre in un’ottica costruttiva».

Rossi, che succede all’80enne Ugo Garbarini, è stato consigliere dell’ordine di Milano nel triennio 2006 – 2008 e vice presidente nel triennio successivo. Al suo fianco sono stati nominati come presidente del collegio dei revisori dei conti il 30enne Martino Massimiliano Trapania, vice presidente nazionale del Segretariato italiano giovani medici (Sigm), Giuseppe Bonfiglio, vice presidente, Ugo Tamborini, segretario e Luigi Di Caprio tesoriere.Qual è il suo giudizio sulle strutture ospedaliere del Sudmilano? «A parte qualche caso, del presidio di Vizzolo e dell’ospedale di San Donato, soprattutto per la sua competenza cardiologica anche in pediatria, si sente sempre parlare bene. Certo, a fronte dell’alta concentrazione di strutture a Milano città e nell’area Nord di Milano, nella parte a Sudovest della provincia la presenza di strutture è molto più rarefatta. Si assiste a una disparità di offerte».Quali sono i suoi obiettivi in questo mandato?«Una cosa alla quale tengo particolarmente è la qualità dell’atto medico. È importante dare ai cittadini la possibilità di sapere qual è il curriculum dei medici che si trovano di fronte».C’è qualcosa che la preoccupa particolarmente?«Sì, è che la medicina difensiva sta crescendo a dismisura. Ci sono scuole di specialità che fanno fatica a trovare studenti perché nessuno si vuole iscrivere. Questa è una china che va invertita, altrimenti rischiamo che alcune malattie non potranno più essere curate. Non è giusto che i medici abbiano, al pari di altri professionisti, una responsabilità perseguibile penalmente».Che differenza c’è tra la professione medica e quella di un ingegnere per esempio?«Il medico lavora per la vita delle persone. L’intento non è quello di fare del male, ma del bene. Non possono lavorare sempre con la spada di Damocle della perseguibilità penale sulla testa. Non sono contrario all’idea che chi sbaglia deve pagare, ma per questo basta il concetto di responsabilità civile. Vogliamo costruire un forte movimento di opinione in questo senso». Vi siete già mossi?«È una battaglia nazionale, ma noi, come ordine più ampio, vogliamo proprio metterci le mani».Quali sono le conseguenze di queste continue denunce?«Ci sono compagnie assicurative che non vogliono più assicurare i grandi ospedali, addirittura falliscono, costringendo i singoli medici a dotarsi di loro strumenti di autotutela. I medici non possono passare la vita a pensare a come autodifendersi. Non bisogna tirare troppo la corda, altrimenti le malattie con più complicanze non saranno più curate da nessuno. Sarebbe la fine dell’assistenza sanitaria».Quante sono le denunce per i medici del vostro ordine?«Su oltre 24mila iscritti, sono circa 400 all’anno gli esposti, ma solo un terzo poi finisce in procedimento disciplinare: una sessantina circa».Ci sono altre emergenze?«All’ordine del giorno c’è il tema previdenziale, ma è una questione che riguarda tutti. Preoccupante è anche il problema del precariato e dei medici che lavorano a 7 euro lordi all’ora. Le condizioni nelle quali sono costretti a lavorare molti professionisti rischiano di spostare verso il basso il livello dell’assistenza. Vogliamo lavorare anche sull’aspetto culturale per creare una classe di medici che non accetti più di lavorare a certe condizioni».Fonte: Il Cittadino
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