venerdì 9 dicembre 2011

San Donato - Abbattute un’altra volta le baracche dei rom, ma erano già stati sgomberati pochi giorni fa

Sono stati sgomberati all’alba di lunedì, ma sono ritornati e hanno ricostruito a ridosso dei binari le loro capanne. È stata una pattuglia dei carabinieri di San Donato, entrata a piedi da un varco nella recinzione fra lo svincolo autostradale e la ferrovia, ad insospettirsi e ad accorgersi che i rom avevano riconquistato l’area bonificata.

Hanno subito avvisato il sindaco Mario Dompé per rinnovare l’ordinanza di sgombero e ieri le baracche sono state quindi abbattute. E, i materiali con cui sono state costruite, sono stati smaltiti in discarica. I tredici rom, accampati sotto il ponte abbandonato lungo il tratto ferroviario San Donato-Rogoredo, sono stati nuovamente allontanati. Tra loro due famiglie romene, con un bimbo in fasce e un altro di quattro anni, che secondo il comune hanno già rifiutato l’attenzione dei servizi sociali. Probabilmente si sono piazzati già dal giorno dopo, nello stesso posto dal quale sono stati scacciati; hanno radunato plastica, legna e cartoni e in un battibaleno hanno rimesso in piedi la mini baraccopoli dove prima si erano sistemati. Quasi una decina di rifugi di fortuna, che d’inverno non offrono certo un riparo alle intemperie. Dentro le poche vettovaglie che queste famiglie non erano certo disposte ad abbandonare, ma che “pizzicati” di nuovo dai carabinieri hanno dovuto caricare sulle loro spalle per assistere all’abbattimento delle baracche. Il tutto sotto gli occhi neanche troppo preoccupati di una mamma con il bimbo attaccato al seno. Risoluta, lei come gli altri, a non lasciare la sua casa. Ma alle 11 di mattina la ruspa aveva già completato il suo lavoro, nella zona presidiata dalla polizia locale e dai militari della stazione di San Donato. Solo lunedì, tra San Donato e Segrate, le forze dell’ordine avevano sfrattato novanta rom di etnia romena, ventisei dei quali bambini. Al confine con la cava Trombetta, in via Marche a Segrate, c’erano tre mini insediamenti fatti di baracche e tende, a cui la corrente elettrica era garantita dalla prossimità dei generatori. A questi bisogna sommarne un ultimo, ricavato in un container da 20 metri, con stanze e riscaldamento fornito da una stufa a legna. È il quinto sgombero in zona. A San Donato, invece, dall’estate a oggi si tratta del terzo sgombero effettuato, ma i nomadi tornano sempre.Fonte: Il Cittadino
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