giovedì 1 dicembre 2011

San Giuliano - A Occhiò il biogas si può fare, paura per la sorte della chiesa

 
Chiesa dei SS. Giovanni e Paolo presso la Cascina Occhiò San Giuliano Milanese (MI)

Strada aperta per il biogas a Occhiò, la frazione rurale di San Giuliano dove è in previsione un impianto privato alimentato con 160 ettari di coltivazione a mais. Martedi pomeriggio la conferenza di servizi sulla struttura, che deve essere autorizzata dal direttivo del Parco agricolo Sud Milano, ha emesso un parere positivo di portata decisiva. Il confronto tra gli enti, compreso il comune di San Giuliano, si è chiuso autorizzando l’avvio delle opere in tempi che devono comunque misurarsi con lo scenario attorno, quindi con le infrastrutture impiantistiche e le linee elettriche. Per questa ragione è difficile dire quanto manca per vedere i cantieri all’opera: entro la prima metà del 2012 dovrebbero cominciare a sorgere i silos generatori di energia elettrica. L’impianto è il primo nel suo genere in tutta l’area comunale di San Giuliano, che misura 30 chilometri quadrati per il 70 per cento ancora agricoli. L’unità produttiva in senso stretto sarà di 2000 metri quadrati, un quinto di ettaro, schermati da una fascia arbustiva che impedirà la visione dalla via Emilia. A nascondere il biogas da Viboldone penserà l’alta velocità ferroviaria. Non saranno necessari ampliamenti della strada cascina Selmo-Occhiò per l’accesso al sito, che funzionerà con mais coltivato nelle dirette adiacenze. I mezzi di trasporto saranno pochi al giorno anche se nessuno esclude ampliamenti. Per questo il comune di San Giuliano, che si è espresso per il sì al biogas, ha chiesto di svolgere uno studio sull’impatto viabilistico. Nei mesi scorsi fra i vari dubbi che circondano l’impianto c’è stato quello di tipo storico-archeologico, con la paura che le trincee deturpino i valori storici di una frazione ammantata di storia, visto che Occhiò conserva la chiesa più antica del Sudmilano, l’oratorio dei santi Giovanni e Paolo. Quest’ultimo è stato visitato lunedì scorso dalla storica dell’arte Anna Finocchi, docente a Brera e al Politecnico di Milano, invitata da Italia Nostra Sud Est milanese. Secondo la studiosa l’oratorio, oggi quasi totalmente in rovina, è databile fra il 900 e il 1100 d.C., completamente realizzato con materiali di epoca romana e insistente su un’altura artificiale che potrebbe essere, nell’ipotesi più spettacolare, un tempio minore di epoca pagana. Secondo la Finocchi nel giro di un inverno o due crollerà completamente il muro est, quello più deteriorato. Eppure proprio dal biogas potrebbe arrivare un aiuto alla chiesetta: secondo voci non ufficiali, la società agricola che ha chiesto la licenza si sarebbe impegnata a mettere in atto l’intervento di somma urgenza per l’oratorio, il rifacimento del tetto completamente in rovina.Fonte: Il Cittadino
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