«Nel 2012 a San Giuliano non solo la fine dell’emergenza Genia, ma anche
un Piano di governo del territorio che non resta sulle carte». L’ha
ricordato nei giorni scorsi il sindaco Alessandro Lorenzano nel corso
dei diversi interventi “sotto l’albero” rivolti ai cittadini. Mentre la
società multiservizi Genia, d’accordo o meno che si sia, pare avviata
comunque a scrivere un capitolo diverso (e con un nome diverso) l’invito
è a non sottovalutare un’altra partita che sembra uscita dallo stallo:
quella sul Pgt, bloccato per più di un anno dalla decisione provinciale
di ricorrere al Tar per le ragioni del Parco Sud.
Il primo piano di
governo sangiulianese, erede del Piano regolatore, è un lungo ponte che
attraversa tre amministrazioni. Parte con Marco Toni, che nell’estate
del 2008 lo illustra in un cantiere pubblico in piazza della Vittoria;
passa a Luigia Greco, che due anni dopo riesce ad adottarlo in assemblea
consiliare: e arriva infine alla giunta Lorenzano, che ha cercato di
smuoverlo dalle terre impantanate della giustizia amministrativa. Oggi
sindaco e maggioranza invitano a non considerare l’anno appena aperto
solo quello in cui Genia dovrebbe diventare una polemica feroce ma
passata, ma anche quello di una città dotata del suo Pgt.«Prima di
Natale il Parco Sud ha deliberato in modo favorevole sul nostro Piano -
ha ricordato il primo cittadino nei giorni scorsi - e qualcuno non ha
colto l’importanza dell’avvenimento. In realtà questo consente di
passare dal Prg ancora valido a una nuova fase».La piattaforma
Provincia-comune era andata prendendo fisionomia nei mesi dopo l’estate.
Da un lato palazzo Isimbardi ha ritirato il suo ricorso, istruito per
mettere l’“alt” alle aree sotto tutela dell’ente Parco, dall’altro il
municipio di via De Nicola ha stralciato dal documento proprio quelle
ipotesi che andavano a intersecare la questione delle tutele agricole.
In pratica, con l’accordo collettivo di non andare a invadere la
campagna, il Piano si è smosso.Tre anni fa, in sede di presentazione, si
era parlato di una San Giuliano versione “tre città” disegnata dagli
urbanisti incaricati del progetto. La prima città, quella dei palazzi,
soffre da sempre della separazione est-ovest, cioè dell’attraversamento
della via Emilia con la linea ferroviaria S1, e il Piano ipotizzava ben
sei punti di possibile scavalco del doppio ostacolo, con possibile
realizzazione di una connessione ciclopedonale verso Sesto Ulteriano. La
seconda città è quella agricola (il 70 per cento di Parco), nella quale
si aprono gli spazi di percorsi ciclopedonali, anche collegati a
importanti operazioni che stanno per prendere forma, come l’ex Blue
Residence o la ciclabile San Donato-San Giuliano. La terza infine è
quella “di fiume”, che guarda al corso del Lambro ad ovest: qui il
grande dilemma è il recupero di Carpianello, il gruppo di ex cascine
vincolato ma cadente.Fonte: Il Cittadino
