mercoledì 4 gennaio 2012

Stalking, crescono i casi nel Sudmilano

Picchiate, minacciate, segregate in casa o sbattute in strada a prostituirsi. Le donne del Sudmilano ormai non si nascondono più e sempre più spesso si rivolgono ai carabinieri per chiedere aiuto, sempre meno disposte a subire i soprusi di uomini senza scrupoli. Le segnalazioni, rispetto al 2010, sono raddoppiate (64 contro 33) e sono sfociate in 61 denunce e 5 arresti. Non ci sono, infatti, elementi per ritenere che simili reati siano in aumento, ma forse è cresciuta proprio la fiducia nelle associazioni e nelle forze dell’ordine che nella totalità dei casi affrontati hanno “salvato” le vittime di reati persecutori: sono riusciti a sgominare una banda di albanesi dediti allo sfruttamento della prostituzione, raffreddando i bollenti spiriti di mariti padroni e fidanzati violenti in più occasioni.

Solo dal 2009 il reato di stalking è entrato a far parte del nostro “dizionario” giuridico. Con il decreto legge 23 febbraio, n. 11 (convertito in Legge 23 aprile 2009, n. 38) sono stati introdotti all’art. 612 bis del Codice penale gli “atti persecutori”, espressione con cui si è tradotto il termine di origine anglosassone “to stalk”, (letteralmente “fare la posta”), con il quale si vuol far riferimento a tutte quelle condotte di interferenza nella vita privata di un’altra persona. Maschio o femmina che sia. Anche se denunce nel primo caso non sono mai state presentate nelle stazioni del Sudmilano. Sono le donne a chiedere aiuto e ad ottenerlo. Chi si rivolge alla compagnia di San Donato, dai 17 comuni della giurisdizione, ha un’età compresa tra i 20 e i 40 anni e spesso una buona istruzione. Non ci sono differenze di nazionalità, perché ad essere perseguitate sono italiane e straniere. Regola che vale anche per gli stalker. Nel 2010 le denunce erano state la metà di quelle dell’anno appena trascorso; ancora meno nel 2009, un anno che è andato in archivio con solo 22 casi venuti alla luce. Sempre in tema di cifre, sono circa 300 le persone che ogni anno si rivolgono ai centri di aiuto distribuiti sul territorio. Quasi sempre le donne conoscono la normativa, sanno che possono rivolgersi alle forze dell’ordine, chiedere misure contro il loro persecutore. Ma non trovano il coraggio di farlo, perché sono intimorite o perdonano per “amore” il loro aguzzino. Dietro queste storie ci sono drammi umani ma anche dinamiche sociali articolate e complesse. I fatti di cronaca fotografano una situazione difficile da gestire, scandita dall’aumento degli uomini dell’Arma per fare cessare maltrattamenti che avvengono molto spesso tra le quattro mura domestiche. L’ultimo episodio risale ad agosto quando a San Donato i militari hanno arrestato un 65enne di origini siciliane che segregava in casa la compagna e i due figli, costringendo a vivere nel terrore i suoi famigliari.Fonte: Il Cittadino
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