Picchiate, minacciate, segregate in casa o sbattute in strada a
prostituirsi. Le donne del Sudmilano ormai non si nascondono più e
sempre più spesso si rivolgono ai carabinieri per chiedere aiuto, sempre
meno disposte a subire i soprusi di uomini senza scrupoli. Le
segnalazioni, rispetto al 2010, sono raddoppiate (64 contro 33) e sono
sfociate in 61 denunce e 5 arresti. Non ci sono, infatti, elementi per
ritenere che simili reati siano in aumento, ma forse è cresciuta proprio
la fiducia nelle associazioni e nelle forze dell’ordine che nella
totalità dei casi affrontati hanno “salvato” le vittime di reati
persecutori: sono riusciti a sgominare una banda di albanesi dediti allo
sfruttamento della prostituzione, raffreddando i bollenti spiriti di
mariti padroni e fidanzati violenti in più occasioni.
Solo dal 2009 il
reato di stalking è entrato a far parte del nostro “dizionario”
giuridico. Con il decreto legge 23 febbraio, n. 11 (convertito in Legge
23 aprile 2009, n. 38) sono stati introdotti all’art. 612 bis del Codice
penale gli “atti persecutori”, espressione con cui si è tradotto il
termine di origine anglosassone “to stalk”, (letteralmente “fare la
posta”), con il quale si vuol far riferimento a tutte quelle condotte di
interferenza nella vita privata di un’altra persona. Maschio o femmina
che sia. Anche se denunce nel primo caso non sono mai state presentate
nelle stazioni del Sudmilano. Sono le donne a chiedere aiuto e ad
ottenerlo. Chi si rivolge alla compagnia di San Donato, dai 17 comuni
della giurisdizione, ha un’età compresa tra i 20 e i 40 anni e spesso
una buona istruzione. Non ci sono differenze di nazionalità, perché ad
essere perseguitate sono italiane e straniere. Regola che vale anche per
gli stalker. Nel 2010 le denunce erano state la metà di quelle
dell’anno appena trascorso; ancora meno nel 2009, un anno che è andato
in archivio con solo 22 casi venuti alla luce. Sempre in tema di cifre,
sono circa 300 le persone che ogni anno si rivolgono ai centri di aiuto
distribuiti sul territorio. Quasi sempre le donne conoscono la
normativa, sanno che possono rivolgersi alle forze dell’ordine, chiedere
misure contro il loro persecutore. Ma non trovano il coraggio di farlo,
perché sono intimorite o perdonano per “amore” il loro aguzzino. Dietro
queste storie ci sono drammi umani ma anche dinamiche sociali
articolate e complesse. I fatti di cronaca fotografano una situazione
difficile da gestire, scandita dall’aumento degli uomini dell’Arma per
fare cessare maltrattamenti che avvengono molto spesso tra le quattro
mura domestiche. L’ultimo episodio risale ad agosto quando a San Donato i
militari hanno arrestato un 65enne di origini siciliane che segregava
in casa la compagna e i due figli, costringendo a vivere nel terrore i
suoi famigliari.Fonte: Il Cittadino
