sabato 28 dicembre 2013

Cerro al Lambro: Il Comune vuole la fabbrica dei veleni. Gratis e con la bonifica pagata dai privati


Cerro al Lambro, 28 dicembre 2013 - «Pronti ad acquisire l’area della ex Saronio, ma prima vogliamo sapere cosa si nasconde nel terreno». Con la posizione assunta di recente dal Comune di Cerro al Lambro, potrebbe essere a una svolta la vicenda del sito militare della ex azienda chimica Saronio.
L’area, dismessa dagli anni Sessanta, si trova nella frazione di Riozzo ed è in capo al ministero della Difesa. Ai tempi della Seconda guerra Mondiale lo stabilimento, ora inaccessibile, ospitava la produzione di armi chimiche (nebbiogeni ed esplosivi). Da decenni la zona, con un’estensione di oltre 45mila metri quadrati, giace inutilizzata, a pochi passi dal centro abitato.

«Per l'esercito quell’area non è più strategica. Se il demanio deciderà di cederla a titolo gratuito, il Comune è pronto ad acquisirla. Abbiamo già inoltrato una richiesta in questo senso - annuncia Marco Sassi, sindaco di Cerro -. Tuttavia, non possiamo farci carico del costo della bonifica. Perciò abbiamo chiesto il contributo della Regione, per estendere al sito di Riozzo il piano di caratterizzazione che è già in corso sui restanti terreni della Saronio».
Dunque, il Comune vuole vederci chiaro. Si tratta di capire se e quali sostanze inquinanti si trovino nel sottosuolo e se i costi di un’eventuale bonifica possano essere coperti da ipotetici costruttori interessati all’edificazione. Una volta ceduta al Comune, infatti, l’area potrebbe essere lottizzata, in linea coi contenuti del Piano di governo del territorio.

L’arrivo di nuove case potrebbe essere accompagnato dalla creazione di parchi e strutture pubbliche, a uso dell’intera popolazione. «La destinazione di quello spazio è ancora da definire, le ipotesi sono diverse – precisa il sindaco -. In ogni caso, l’acquisizione del sito da parte del Comune, in collaborazione con la Regione, potrebbe segnare una svolta epocale nella vicenda della Saronio. Finalmente potremmo disporre di dati certi sulla situazione del terreno e avviare il recupero di una zona, oggi abbandonata al degrado».

«Dopo essere stato per anni la macchia nera del nostro paese – prosegue - il sito militare, risanato, potrebbe diventare fruibile da parte della collettività. È una novità assoluta, un riscatto dovuto per una zona bisognosa di un rilancio». Il Comune non è l’unico a volere la riqualificazione dell’ex impianto militare. Negli anni, anche residenti, ambientalisti, comitati e associazioni si sono mobilitati per chiedere la messa in sicurezza dell’area.Fonte: Il Giorno

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