La nevicata arrivata ieri sul Lodigiano e l’ondata ampiamente
preannunciata di freddo siberiano preoccupano anche gli appassionati del
verde e gli agricoltori. Per i nostrani ciclamini e gli esotici cocco e
“cicas”, ad esempio, sono consigliati teli di “tessuto non tessuto”, e
poi c’è da pensare a come tenere caldi i suini appena nati nelle stalle.
Il vento gelido della Siberia bussa alle porte e anche nel Lodigiano è
tutto un correre e darsi da fare per non arrivare impreparati quando il
Buran, come è detto il “vento degli Urali”, avrà spinto le temperature
diversi gradi sotto lo zero.
Prima che se ne vada passeranno alcuni
giorni e i proprietari di giardini, chi semplicemente ama il verde e lo
coltiva in terrazza o sui balconi, si domandano come traghettare le loro
piante e fiori fuori dalla morsa del freddo. «In questi giorni con
sempre maggiore frequenza la gente si rivolge ai vivai dove ha
acquistato le essenze per avere consigli su come farli sopravvivere alle
temperature polari - spiega Coldiretti Lombardia -. Per le famiglie che
hanno un patrimonio verde importante i “dottor green” dei vivai vanno
anche a casa per un’analisi della situazione e un primo intervento».
Come dei dottor House dall’insolito pollice verde arrivano equipaggiati
di apposito kit pronto soccorso, somministrano fialette ricostituenti
oppure sistemano teli tnt (tessuto non tessuto) sulle varietà più
delicate. Non prima di un check-up accurato delle piante naturalmente:
quelle perenni infatti possono resistere, altre invece soffrono le basse
temperature e richiedono attenzioni. «Le essenze più delicate arrivano
da aree a clima mite ma che negli ultimi anni si sono sempre più diffuse
anche al Nord e nelle città - spiega Coldiretti Lombardia -, ad esempio
gli ulivi, gli agrumi, il cocco e le “cicas” (una varietà di palma)». È
proprio con le varietà alloctone che in molti non sanno come fare, ed a
loro dà qualche suggerimento Fabiano Oldani, florovivaista di Lodi:
«Vanno messe in una zona riparata ma luminosa, ad esempio un portico
oppure i pianerottoli dei condomini con vetrate - spiega -. Per le
piante che restano all’esterno si può usare il “tessuto non tessuto” che
costa in media 55 centesimi al metro. Gli ulivi più grandi, che hanno
tra i 15 e i 20 anni, di solito non hanno problemi. Il gelo può invece
danneggiare le piante giovani, quelle per intenderci che hanno il tronco
più piccolo del polso di un uomo. I nostri clienti vengono qui a
chiederci consigli e per chi abbiamo allestito giardini o terrazzi
particolarmente impegnativi andiamo a casa per valutare la situazione e
proporre interventi». Non minori crucci hanno gli allevatori, quelli di
suini costretti ad alzare il riscaldamento nelle zone parto con le
scrofe e i nuovi nati, e a impiegare i cosiddetti “missili antigelo”
(apparecchi portatili che soffiano aria calda) nei reparti con i
maialini già svezzati. Il che fa schizzare i costi alle stelle. E poi
c’è da «aumentare la percentuale di mais nel pasto quotidiano dei suini
adulti - spiega Coldiretti Lombardia - in modo che resistano meglio
all’assedio del gelo». Nelle stalle con mucche da latte invece vale la
scelta: «Le mucche adulte non soffrono tanto per il freddo - spiega
Carlo Franciosi, allevatore di vacche da latte a Ossago -, mentre i
vitellini bisogna tenerli su paglia ben asciutta e al riparo dai venti.
Per quanto riguarda le strutture il problema principale è con le
condutture d’acqua per gli abbeveratoi, che vengono svuotate oppure
lasciate sempre aperte in modo che non ghiaccino».Fonte: Il Cittadino