Wwf, in 40 anni sparita la metà della fauna selvatica
Cresce consumo di natura, per soddisfarlo serve una Terra e mezzo.
Una Terra non ci basta. Per sostenere i consumi di risorse naturali, e
per compensare la CO2 emessa in atmosfera, servirebbero almeno una Terra
e mezza. Due Terre e mezza se tutti adottassero lo stile di vita
italiano o europeo. Il Pianeta però è uno solo e si sta progressivamente
impoverendo, soprattutto in termini di biodiversità, con le popolazioni
di vertebrati che si sono dimezzate negli ultimi 40 anni. L'allarme
sovrasfruttamento, insostenibile nel lungo periodo anche per l'atteso
aumento della popolazione globale, arriva dal Wwf, che avverte i
decisori politici: non c'è più tempo da perdere.
Il 'Linving
Planet Report 2014', il nuovo rapporto biennale del Panda presentato a
Milano, mostra lo stato di salute di 10mila specie di vertebrati e
indica che, dal 1970 al 2010, le popolazioni di pesci, uccelli,
mammiferi, anfibi e rettili sono diminuite del 52%. La minaccia maggiore
alla biodiversità deriva dalla combinazione tra l'impatto della perdita
degli habitat e il loro degrado. Pesca e caccia costituiscono altre
minacce significative, così il cambiamento climatico. Accanto alla
perdita di biodiversità cresce l'impronta ecologica, cioè il consumo di
natura. La domanda di risorse naturali è del 50% più grande di ciò che i
sistemi naturali sono in grado di rigenerare. In sostanza, spiega il
Wwf, ''stiamo tagliando legname più rapidamente di quanto gli alberi
riescano a ricrescere, pompiamo acqua dolce più velocemente di quanto le
acque sotterranee riforniscano le fonti e rilasciamo CO2 più
velocemente di quanto la natura sia in grado di sequestrare''.
La situazione è ancora più grave in Europa, dove pesa particolarmente
l'uso di combustibili fossili. L'indicatore dell'impronta ecologica
mostra infatti che tutti i Paesi dell'Ue vivono oltre i livelli di 'un
pianeta' e fanno pesantemente affidamento sulle risorse naturali di
altri Paesi. Se tutti gli abitanti della Terra mantenessero il tenore di
vita di un cittadino europeo medio, l'umanità avrebbe bisogno di 2,6
pianeti per sostenersi. E 2,6 pianeti è anche l'impronta ecologica
dell'Italia, in una classifica che dà la maglia nera a Belgio e
Danimarca (4,3) e vede 'trionfare' la Romania (1,4). ''La nostra è una
chiamata urgente all'azione, non possiamo più aspettare'', spiega
Donatella Bianchi. ''Quasi tre quarti della popolazione mondiale vive in
paesi in serie difficoltà, con un deficit ecologico unito a un basso
reddito. La crescita di domanda di risorse naturali chiede che ci
concentriamo su come migliorare il benessere umano attraverso meccanismi
diversi da quelli mirati alla continua crescita''. Le soluzioni,
tuttavia, sono a portata di mano. Il Consiglio europeo che si terrà a
Bruxelles il 23 e 24 ottobre vedrà i capi di Stato e di governo decidere
sul pacchetto 'clima ed energia' dell'Ue fino al 2030. A livello
globale, invece, la Conferenza delle Parti della Convenzione sui
Cambiamenti Climatici Onu in programma a Lima a dicembre, seguita da
quella di Parigi nel 2015, saranno le sedi per chiudere un accordo
internazionale sul clima ''volto a spianare la strada - auspica il Wwf -
a un'economia a basse emissioni di carbonio''.Fonte: Ansa
Nessun commento:
Posta un commento