Per tutti semplicemente “Leo”, era un grande appassionato di Jazz, blues e soprattutto di Jim Morrison
Per tutti semplicemente “Leo”, era un grande appassionato di Jazz, blues e soprattutto di Jim Morrison
Aveva 87 anni e scompare dopo una lunga malattia. Ne dà notizia Il Mattino online. Interprete della grande musica italiana.
Giuseppe Faiella, questo il suo vero nome, era nato a Capri il 27 luglio del 1939 e il suo talento musicale fu precocissimo e segno' una carriera lunga e felice, che lo porto anche innumerevoli volte sul palco del festival di Sanremo che vinse due volte. Una carriera che aveva gia' raggiunto i vertici negli anni Sessanta segnata da alcuni grandi successi come Champagne, E mo e mo, Roberta, Let's Twist Again e St. Tropez Twist. Era nato del resto in una famiglia di musicisti e l'ultima apparizione in pubblico fu un anno fa quando, tra applausi e una standing ovation dalla platea di una serata in suo omaggio ha chiesto il microfono per cantare insieme con la band, i Capri Rockers capitanati dal figlio Edoardo Faiella, 'Champagne' e 'Il sognatore'. Fonte: (Ansa)
Con la scomparsa di Ornella Vanoni l'Italia perde una delle sue artiste più originali e raffinate. Con la sua voce unica, e una capacità interpretativa senza eguali, ha scritto pagine importanti nella storia della canzone, del teatro e dello spettacolo italiano.
Nel 1965 con gli Showmen porta in Italia le sonorità soul e rhythm & blues di Otis Redding, James Brown e Marvin Gaye. Con 'Un'ora sola ti vorrei' il gruppo vincerà il Cantagiro 1968. Poi con il batterista Franco Del Prete nel 1972 arrivano gli Showmen 2 e due anni dopo Napoli Centrale con Pino Daniele giovane bassista. Il resto è storia nota: i travolgenti successi degli anni anni '80 con Pino e il supergruppo ovvero Senese, Tullio De Piscopo, Rino Zurzolo, Joe Amoruso ed Ernesto Vitolo, che 30 anni dopo si ricomporrà per epiche tournée. Tra i suoi lavori più significativi da solista 'Hey James', dedicato al padre militare americano che rimase con lui un anno solo, e 'Zitte! Sta arrivanne 'o mammone', ospiti Lucio Dalla, Enzo Gragnaniello e Raiz. I Napoli Centrale nel 2016 pubblicano ''O Sanghe' vincitore della Targa Tenco come miglior disco in dialetto. Del 2021 il suo ventunesimo album 'James is back'.
Senese apparve anche al cinema in 'No grazie il caffè mi rende nervoso' con Massimo Troisi e 'Una festa esagerata' di Vincenzo Salemme. In 'Passione' di John Turturro interpreta il classico brano del titolo in una indimenticabile versione. E infine nel recente documentario 'Pino' di Francesco Lettieri ha raccontato a Federico Vacalebre come abbia sconfitto razzismo e pregiudizi soffiando in un sassofono. A Carmine Aymone in una intervista aveva ricordato: "Avevo 7 anni, mia madre un giorno rientrò a casa con una copertina di un disco vuoto. Era John Coltrane e aveva il sax. Lo identificai con mio padre".
"Napoli ha perso il Vesuvio' dice oggi l'amico Enzo Avitabile. "Il suo sax risuonerà per sempre, nel nome di Pino Daniele" scrive il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi. "James non può stare in una classifica, fa un altro campionato - spiega Nino D'Angelo ricordando la collaborazione in 'Vivere è murì' - È un napoletano americano che suona il sax: nel suo suono c'è un'anima diversa, unica, inimitabile. Per me è il Miles Davis di Napoli. Solo che Davis suonava la tromba". Per Tullio De Piscopo "con il supergruppo abbiamo condiviso un sogno, una missione: raccontare Napoli attraverso la musica, mescolare il soul, il blues, il jazz e la melodia dei vicoli".
Una musica che resterà nelle strade di Napoli, quella di un sax che ha fatto la rivoluzione: popolare, mai commerciale, per 60 anni in trincea dalla parte giusta. L'immagine di Senese dal 2019 fa parte dell'installazione sonora permanente ideata dal Plart, 'Da Caruso agli 'A 67' di Désirée Klain. Nello 'scambiapassi' tra la Metro 1 e la linea Eav Arcobaleno, Luciano Romano lo ha fotografato davanti al mare. (Ansa)
Il frontman dei Black Sabbath aveva 76 anni. Il 5 luglio l'ultimo concerto
Nato a Birmingham nel 1948 in una famiglia della working class inglese e registrato all'anagrafe come John Michael Osbourne, si avvicina alla musica negli anni dell'adolescenza ascoltando i Beatles. L'esordio sui grandi palcoscenici è nel 1970, con la fondazione nella città d'origine dei Black Sabbath: gruppo pionieristico dell'hard rock e dell'heavy metal fondato sulle ceneri di una prima band giovanile, i Polka Tulk Blues Band, assieme ai concittadini Tony Iommi (chitarrista di radici familiari italiane e coautore di molte hit), Geezer Butler (bassista) e Bill Ward (batterista). Un'avventura all'insegna di una provocazione urlata sulle scene, ma anche di una straordinaria capacità d'innovazione musicale, che nasce prendendo in prestito il nome stesso del complesso dalla traduzione americana di un film dell'orrore di Mario Bava, 'I tre volti della paura'. E sfocia fin da subito in album venduti in decine di milioni di copie come Black Sabbath, Paranoid, Master of Reality o Sabbath Bloody Sabbath. Voce e leader sul palco della band, Ozzy resta con i compagni di Birmingham dal '70 al 1978. Per poi venire di fatto espulso dopo essere sprofondato nel gorgo delle dipendenze, dagli alcolici alle droghe. Seguirà un periodo precario anche per la sua stessa salute mentale, e quindi la ripresa sotto la pragmatica ala protettrice della moglie Sharon, divenuta anche sua manager. Dietro la spinta di lei, si rimette in sesto, cambia casa discografica, si trasferisce stabilmente in America e si lancia a partire dagli anni '80 in una nuova carriera da solista: nel complesso non meno fortunata, segnata da collaborazioni varie, seppure non senza alti e bassi.
Non mancano d'altronde le sporadiche reunion con i Black Sabbath, dalla prima seguita alla 'pace' del 1985, ad altre suggellate in tour e concerti fra il 1997 e 2006. Ma senza nuovi album inediti collettivi. Fino al primo stop del 2010, al ritorno definitivo con i Black Sabbath del 2011, all'annuncio dello scioglimento del gruppo del 2017. Poco dopo per Ozzy arriva la diagnosi del morbo di Parkinson, destinato a segnare il declino progressivo della sua salute degli ultimi anni, verso l'esito finale. Una traiettoria interrotta tuttavia giusto due settimane fa, il 5 luglio, da un memorabile concerto-evento di saluto alle scene organizzato in suo onore dinanzi a una folla di fan vecchi e nuovi al Villa Park, lo stadio dell'Aston Villa della natia Birmingham. Un tributo fortemente voluto da Sharon e da Tony Iommi, che ha visto ricomporsi la formazione originale della band, invecchiata ma non doma, e durante il quale il vecchio Principe delle Tenebre ha dato fondo, nei limiti del possibile, alle ultime energie assieme agli altri tre. Alternandosi sul palco con gruppi pure leggendari, e figli della loro esperienza, dai Metallica ai Guns N' Roses, a Slayer, ai Pantera, ad altri ancora. Protagonisti di un addio che oggi diventa definitivo. Fonte: Ansa
Uno stanziamento di 26,6 milioni di euro in favore del Conservatorio di musica Giuseppe Verdi di Milano per la realizzazione del Bosco della Musica di Rogoredo. Lo prevede una delibera approvata dalla Giunta regionale, su proposta dell’assessore alla Cultura, Francesca Caruso. L’intervento è cofinanziato dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti con 20 milioni di euro e dal ministero dell’Università e della Ricerca con 15 milioni di euro. Il nuovo Piano dei Conti approvato dal Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche per la Lombardia e l’Emilia-Romagna ha infatti aggiornato i costi previsti stimandoli in 61,6 milioni di euro, sensibilmente aumentati rispetto al 2021, quando la previsione era di 47 milioni di euro. «Questo provvedimento - ha affermato l’assessore Caruso - è un grande passo in avanti per la costruzione del Bosco della Musica, un campus aperto destinato allo svolgimento dell’attività didattica dei corsi e laboratori di musica che possa accogliere studenti e docenti. L’area di Rogoredo, tristemente famosa come luogo di degrado a causa di attività di spaccio, diventerà il polmone della cultura lombarda. Sono molto soddisfatta perché, in meno di un anno dalla firma degli Accordi di Coesione tra la premier Meloni e il presidente Fontana, siamo riusciti a concretizzare quanto programmato con impegno e lungimiranza. Questo progetto porta avanti la mia idea di cultura: una cultura che si apra ai territori e riesca ad arrivare in tutti i luoghi, anche nelle periferie, diventando accessibile a chiunque». Fonte: Il Cittadino
Sabato scorso, la “Pizzica” di Aradeo ha aperto la Notte della Taranta, infiammando il Concertone più atteso dell’estate italiana, grazie a un mix di sonorità senza precedenti: per l’occasione, i ritmi popolari della tradizione salentina, hanno abbracciato le sinfonie della musica classica grazie alla direzione d’orchestra del maestro Riccardo Zangirolami di San Giuliano Milanese. Ventitré anni ancora da compiere, il pianista e compositore si è contraddistinto, ancora una volta, calcando uno dei palchi più rinomati, a Melpignano (Lecce), con uno spettacolo trasmesso in diretta tv su Rai 3 e su Rai Radio2, raggiungendo oltre 200mila persone. Reduce da un’esperienza che l’ha segnato profondamente, non solo a livello professionale, Riccardo ha rilasciato un commento a caldo per le pagine de “il Cittadino”: «Una sensazione indescrivibile: l’emozione prima di salire sul palco, tutta l’energia che arrivava dal pubblico: un’accoglienza mai vista prima - ha detto ieri mattina, mentre era in viaggio di ritorno verso casa -. Quello che porterò con me di questa avventura, non ha solo a che vedere con la musica: la cosa più bella in assoluto è stata la sensazione di sentirmi parte di una grande famiglia». L’Orchestra Popolare, a cui si è aggiunto un quartetto d’archi tutto al femminile, Angelina Mango, Gaia, Geolier e Luca Faraone tra le special guest e la conduzione dell’evento di Ema Stokholma si sono rivelati un mix di ingredienti perfetto per uno show vincente e di grande impatto anche per i più giovani: grazie alla direzione artistica di Zangirolami e di Shablo, l’obiettivo del festival edizione 2024, era quello di allargare il target di riferimento, raggiungendo i ragazzi, portando avanti sonorità e tradizioni del passato verso le nuove generazioni: «Il connubio tra la musica popolare, quella sinfonica e l’aggiunta di una componente elettronica si è rivelato un esperimento ben riuscito: il mio intento - ha proseguito il direttore Zangirolami -, era unirle, in maniera rispettosa, entrando in punta di piedi nelle tradizioni popolari». E, giocando con arpeggi e contromelodie che si sono incastrate di contrappunto sulle note della versione originale di “Fueco”, il maestro ha osato mettendo a frutto la sua esperienza con la musica sinfonica e cinematografica: «Tanti tamburelli e pochi telefonini tra i giovani: segno che il concerto ha coinvolto proprio tutte le età». Per chiudere, poi, gran finale con “Calinitta”. E un ricordo indelebile da conservare. Fonte: Il Cittadino