martedì 3 marzo 2026
San Donato, i lavori alla Campagnetta di via Di Vittorio stanno per ripartire
domenica 22 febbraio 2026
Ucciso a Rogoredo, 'dal poliziotto richieste quotidiane di denaro e droga'
L'assistente capo del commissariato Mecenate Carmelo Cinturrino avrebbe chiesto quotidianamente denaro e droga ad Abderrahim Mansouri, il marocchino di 28 anni ucciso dal poliziotto con un colpo di pistola alla testa il 26 gennaio nel boschetto della droga di Rogoredo durante un controllo antispaccio.
E' quanto è emerso dal racconto di alcuni conoscenti della vittima, ora al vaglio degli inquirenti.
Qualcuno avrebbe anche quantificato le richieste che sarebbero state di 200 euro e cinque grammi di cocaina al giorno. E così, in modo sistematico avrebbe fatto con altri pusher del boschetto di Rogoredo, la più grande piazza di spaccio della Lombardia. Abderrahim avrebbe confidato a una cerchia di persone, alcune delle quali sentite nell'inchiesta, che a un certo punto aveva respinto le richieste di Cinturrino e da quel momento avrebbe iniziato ad avere paura del poliziotto che ora è indagato per omicidio volontario. Di operazioni "disinvolte" dell'assistente capo avrebbero parlato anche alcuni testi portati dai legali della famiglia di Mansouri, Debora Piazza e Marco Romagnoli. Voci di 'protezione' verso un paio di pusher del Corvetto, di richieste di soldi ad altri. Oltre a Cinturrino sono indagati dalla procura di Milano altri quattro poliziotti che erano presenti. A loro sono contestati il favoreggiamento e l'omissione di soccorso.
L'assistente capo aveva raccontato di aver reagito "per paura" sparando dopo aver visto Mansouri puntargli contro una pistola che poi si è rivelata la replica di una Beretta 92 con il tappo rosso. In realtà l'arma - nella ricostruzione al vaglio della Procura - sarebbe stata messa accanto al ventottenne in un secondo momento, dopo che Cinturrino aveva detto a un collega di andare a prendere uno zaino al commissariato Mecenate. Il collega, ripreso dalle videocamere di sorveglianza, ha sostenuto di non sapere che cosa contenesse lo zaino che probabilmente custodiva l'arma. In sostanza quindi ci sarebbe stata una messinscena.
Gli accertamenti degli agenti della squadra Mobile e del pm Giovanni Tarzia vogliono, oltre che chiarire la dinamica dell'omicidio, scandagliare anche l'ambiente in cui è accaduta la tragedia: se davvero il poliziotto taglieggiava il gruppo di Mansouri a Rogoredo e forniva invece protezione ad altri pusher del Corvetto, quartiere in cui abita. Così come dovranno accertare che l'assistente capo abbia mentito anche sul fatto di aver detto ai colleghi, che erano impegnati sul posto per arrestare un pusher, di aver già chiamato i soccorsi dopo aver sparato.
La telefonata al 118 è stata fatta invece solo 23 minuti dopo la detonazione. I soccorritori che sono arrivati sul posto hanno trovato il marocchino che ancora respirava ed è morto alcuni istanti dopo. In quel lasso di tempo, tra lo sparo e l'arrivo del 118, secondo i legali di famigliari della vittima, il 28enne, forse, poteva essere salvato. La consulente della Procura che sta esaminando la replica della Beretta, Denise Albani (la stessa impegnata nelle indagini scientifiche sul caso di Garlasco), ha individuato, tra varie tracce, due profili di Dna identificabili e depositerà la sua relazione forse già lunedì.
Se il Dna di Mansouri non fosse sulla pistola, sarebbe la dimostrazione definitiva che la vittima non era armata. Se poi fosse trovato quello di Cinturrino, la sua posizione si aggraverebbe ulteriormente. Proseguono anche gli esami balistici per capire la posizione della vittima e del poliziotto che si sarebbe dovuto trovare a una ventina di metri di distanza quando ha esploso un solo colpo, colpendo alla tempia il marocchino. Fonte: Ansa
sabato 14 febbraio 2026
San Donato Milanese, RecSando compie trent’anni: una storia di informazione civica al servizio del territorio
In una foto scatatta da Boris Susanj nel 2025 alcuni dei fondatori del progetto civico innovativo, da sinistra: Nicola Gargamelli, Simone Varesi, Fabrizio Cremonesi, Stefano Tommasi, Marcello Tarabbia
Dal 13 febbraio 1996 al 13 febbraio 2026, un percorso fatto di dialogo, partecipazione e conoscenza condivisa nel Sud Est Milano, che guarda al futuro
Fin dalle origini, RecSando ha scelto di non inseguire l’attualità gridata, ma di offrire strumenti di lettura dei fenomeni locali e sovralocali. Nel corso degli anni ha dato spazio all’informazione sui Comuni del Sud Est Milano, ai temi ambientali, sociali, culturali e tecnologici, fino alle analisi su progetti territoriali, infrastrutture e trasformazioni urbane. Una linea editoriale coerente, fondata sul confronto delle idee e non sulle tifoserie, con l’obiettivo di favorire un dialogo costruttivo e consapevole.
Una piazza aperta, prima ancora che digitale
RecSando si è affermata come uno spazio inclusivo e indipendente, libero da appartenenze politiche, religiose o culturali. Un luogo in cui le differenze diventano risorsa e non ostacolo, anticipando di anni il concetto di comunità digitale come spazio civico. La partecipazione non è mai stata solo virtuale: incontri pubblici, eventi, momenti di confronto con cittadini, associazioni ed esperti hanno permesso di portare i temi complessi dal web al territorio, rafforzando legami e relazioni reali.
Cultura indipendente, ambiente e mobilità sostenibile
Un altro tratto distintivo di RecSando è l’attenzione costante alla cultura indipendente, con la valorizzazione di artisti locali e un lavoro di racconto critico, in particolare nel campo musicale. Negli anni più recenti, il progetto ha inoltre acceso i riflettori su mobilità sostenibile e marketing territoriale evoluto, promuovendo iniziative capaci di coniugare ambiente, qualità della vita e visione futura del territorio.
Un’identità che evolve senza snaturarsi
Gli auguri e le congratulazioni della redazione di 7giorni
La redazione di 7giorni rivolge a RecSando le più sincere congratulazioni per questo importante traguardo. Trent’anni di informazione civica rappresentano un patrimonio prezioso per tutto il Sud Est Milano, un esempio di come sia possibile fare informazione con rigore, passione e responsabilità. A RecSando l’augurio di continuare su questa strada, restando una piazza aperta di confronto e conoscenza, oggi più necessaria che mai. Fonte:7giorni
mercoledì 28 gennaio 2026
Giornata mondiale delle zone umide, visita guidata all’Oasi Levadina. Sabato 31 gennaio 2026, con ritrovo fissato alle ore 14.45.
Il WWF Martesana Sud Milano invita cittadini e famiglie a scoprire un patrimonio naturale alle porte di San Donato Milanese
n occasione della Giornata mondiale delle zone umide, il WWF Martesana Sud Milano promuove un appuntamento aperto alla cittadinanza per riscoprire uno degli ecosistemi più preziosi del territorio: l’Oasi Levadina. L’iniziativa è in programma sabato 31 gennaio 2026, con ritrovo fissato alle ore 14.45.
L’evento prevede l’apertura straordinaria dell’oasi e una visita guidata naturalistica, pensata per accompagnare i partecipanti alla scoperta della biodiversità presente nell’area umida, tra fauna, vegetazione tipica e delicati equilibri ambientali che rendono questi luoghi fondamentali per il territorio.
Le zone umide svolgono infatti un ruolo essenziale nella tutela dell’ambiente: favoriscono la biodiversità, contribuiscono alla regolazione delle acque e rappresentano un presidio naturale contro il dissesto idrogeologico. La giornata mondiale dedicata a questi ecosistemi diventa così un’occasione concreta per informare, sensibilizzare e coinvolgere cittadini di tutte le età.
Il punto di ritrovo per i visitatori è previsto a San Donato Milanese, presso il parcheggio situato all’incrocio tra la S.S. Paullese e via Fiume Lambro, in località Veneta Cucine. Il WWF consiglia di indossare abiti comodi e calzature adatte, considerata la natura del percorso.
Durante il pomeriggio, se le condizioni lo permetteranno, sarà inoltre possibile procedere alla messa a dimora di alcune giovani essenze arboree, un gesto simbolico ma concreto a favore dell’ambiente.
Per partecipare è richiesta l’iscrizione, da effettuare tramite mail. L’iniziativa si svolge con il supporto del Comune di San Donato Milanese e rientra nelle attività di educazione ambientale promosse dal WWF sul territorio.
Un’occasione per vivere la natura da vicino e riflettere sull’importanza di proteggerla, partendo proprio dalle aree più fragili e preziose.Fonte: 7giorni
martedì 27 gennaio 2026
Dramma nella terra della droga, 28enne colpito a morte dalla polizia
TRA SAN DONATO E MILANO Il fatto di sangue è avvenuto questa sera intorno alle 18 in via Impastato: ecco la prima ricostruzione del tragico episodio, avvenuto durante un controllo anti-droga
Un solo colpo di pistola, una vita spezzata in pochi secondi. È così che si è concluso nel tardo pomeriggio un controllo antidroga in via Giuseppe Impastato, all’imbocco del bosco della droga di Rogoredo, al confine con San Donato. Un 28enne è morto dopo essere stato centrato alla testa da un proiettile esploso da un sovrintendente del commissariato Mecenate, durante un intervento di polizia. Succede tutto poco prima delle 18. Due agenti in borghese, affiancati da altri due colleghi, stanno controllando l’accesso all’area di spaccio quando fermano un primo giovane, arrestato per detenzione di stupefacenti. In quei momenti concitati compare un secondo ragazzo, ventotto anni, che secondo le prime ricostruzioni tenta di ostacolare l’arresto, avvicinandosi agli agenti con una pistola in mano. I poliziotti gli intimano di fermarsi e di gettare l’arma. L’ordine non viene eseguito. Uno degli operatori spara un solo colpo. Il proiettile colpisce il giovane alla testa. I soccorsi sono immediati, prestati dagli stessi agenti in attesa delle ambulanze, ma le condizioni appaiono subito gravissime: il ragazzo muore durante il trasporto in ospedale. Solo dopo si accerta che la pistola era una replica a salve, priva del tappo rosso e difficilmente distinguibile da un’arma vera, soprattutto al buio. Sul posto intervengono Squadra mobile e polizia scientifica: sequestrate la finta pistola e l’arma d’ordinanza dell’agente. Fonte Il Cittadino
sabato 24 gennaio 2026
A San Donato nasce il Giardino terapeutico: il “verde che cura” per una città più inclusiva
Nel cortile dell’ex Scuola Rossa a Bolgiano un nuovo spazio pubblico pensato a partire dalle fragilità, tra benessere, autonomia e relazioni
Un luogo pubblico progettato non come struttura sanitaria né come spazio “speciale”, ma come risposta concreta ai cambiamenti demografici e sociali della città. È il Giardino terapeutico che l’Amministrazione di San Donato Milanese intende realizzare nel quartiere di Bolgiano, all’interno del cortile dell’ex Scuola Rossa. L’idea nasce da una riflessione sul progressivo invecchiamento della popolazione e sull’aumento delle fragilità: anziani soli, persone con demenze, disabilità o disturbi dello spettro autistico, ma anche il peso crescente che ricade sui caregiver. In questo contesto, il progetto punta a ripensare gli spazi pubblici come luoghi capaci di accogliere, orientare e favorire il benessere di tutti. Il Giardino terapeutico si ispira al concetto di “verde che cura”: non solo un’area estetica, ma uno spazio pensato come strumento di stimolo sensoriale, socialità e orientamento. Percorsi semplici e leggibili, zone di sosta ombreggiate e ambienti accessibili diventeranno risorse quotidiane per le persone più fragili, senza escludere il resto della cittadinanza. Per la definizione del progetto è stato avviato un percorso di coprogettazione con le associazioni del territorio, articolato in incontri di confronto e in un questionario partecipato che ha permesso di raccogliere bisogni e indicazioni concrete. A febbraio, durante un incontro pubblico, verrà presentata una prima bozza elaborata da un architetto specializzato in giardini terapeutici, base per accompagnare il progetto verso la realizzazione. «È la città che deve adattarsi alle persone, soprattutto a quelle più fragili, e non viceversa – sottolinea Francesca Micheli, assessora ai Servizi di Welfare –. Con il Giardino terapeutico costruiamo uno spazio accessibile e accogliente, capace di stimolare abilità e autonomie: un luogo di tutti, progettato insieme alla comunità». Fonte: 7giorni





