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giovedì 29 agosto 2019

Sud Milano: tuffi vietati in fiumi e laghetti, ma i controlli sono impossibili

Per impedire la balneazione alcuni sindaci, come Rino Pruiti a Buccinasco, sono stati costretti a emettere ordinanze. 

Divieti di balneazione e ordinanze varie, emesse dai Comuni che hanno corsi o specchi d’acqua, in estate sono all’ordine del giorno. Si susseguono per i più svariati motivi, ma tutti hanno un comune denominatore: troppo spesso non vengono rispettati. Lo dimostrano le tragedie che si sono consumate quest’anno lungo il Ticino o sull’Adda.
Per rendersi conto dell’alto tasso di trasgressione basta andare lungo uno di questi fiumi o su uno qualunque dei laghetti del Sud Milano in questi giorni di vacanze o il sabato e la domenica: tanti, in barba alle ordinanze e ai divieti, si gettano in acqua per cercare un po’ di refrigerio. Proprio la ricerca di un po’ di fresco è stata la causa del dramma di fine giugno, quando Salvatore Serusi, passeggiando nel Ticino, scivolò e venne risucchiato dalla corrente sotto gli occhi della moglie. Il suo corpo venne recuperato quattro giorni dopo. Da allora sono stati promessi maggiori controlli ma mancano uomini e mezzi. Non tanto per quanto riguarda Ticino o Adda, dove certamente fra sabato e domenica i controlli saranno incrementati, anche se appare impossibile tenere sotto controllo decine di chilometri di spiagge. Ma per i laghetti sparsi per i Comuni del Parco Sud l’impresa appare davvero più ardua. Per fare rispettare le ordinanze e i divieti imposti le amministrazioni comunali sono costrette ad impegnare gli agenti di polizia locale e ovviamente questo stride con la richiesta di maggiore presenza delle forze dell’ordine in città per fronteggiare le emergenze estive quali furti negli appartamenti e rapine. Le acque del Sud Milano sono buone solo per uso irriguo, e talvolta nemmeno per questo, come accaduto a Rozzano per la roggia Pizzabrasa, inquinata nelle scorse settimane tanto da doverne vietare l’uso. Per impedire la balneazione alcuni sindaci, come Rino Pruiti a Buccinasco, sono stati costretti ed emettere ordinanze per vietare anche tutte le attività sportive acquatiche che prevedano il contatto con l’acqua. Doverosa iniziativa cui però dovranno fare seguito controlli. «Se le acque non sono balneabili è giusto emettere ordinanze – spiega Tony Bruson, ambientalista dell’associazione Parco Sud – Però serve che Città metropolitana potenzi i controlli del territorio, che non possono ricadere solo sulle spalle dei Comuni. Altrimenti tutte le ordinanze non avranno seguito». Fonte: Il Giorno

mercoledì 30 gennaio 2019

Guerra agli incivili nel Milanese: patto anti-rifiuti per la Paullese

Città Metropolitana ha siglato un accordo coi Comuni del Sud Est per la pulizia e la caccia ai "furbetti". 

Scatta la controffensiva all’abbandono di rifiuti sulla Paullese, un patto tra enti dichiara guerra agli incivili che ogni anno scaricano 50 tonnellate di pattume. Città Metropolitana ha siglato un accordo con i Comuni del Sud Est per contrastare il fenomeno delle discariche abusive lungo la ex Statale 415, dove il pattume si accumula nelle piazzole di sosta e lungo le carreggiate. L’obiettivo del protocollo sovracomunale è promuovere una serie di azioni coordinate per riportare il decoro, fermare i furbetti che gettano sacchetti di immondizia dalle auto in corsa o gli artigiani irregolari che abbandonano il materiale di risulta che ovviamente non possono portare nelle discariche autorizzate. San Donato ha approvato lo schema di accordo che sarà sottoscritto con la Città Metropolitana nella seduta di giunta di giovedì e così faranno gli altri Comuni della zona.
"Questo accordo – spiega l’assessore alle Politiche ambientali Chiara Papetti – ci permette finalmente di intervenire anche su aree incluse nel nostro territorio ma finora escluse dalla competenza comunale, luoghi costantemente presi di mira da alcuni incivili. Si pensi, ad esempio, alle condizioni pietose in cui versa la bretella di immissione sulla Paullese compresa tra via Marignano e il centro commerciale L’Incontro. Quello sarà il primo ambito su cui si applicherà concretamente l’accordo con un intervento di pulizia straordinaria". Gli interventi spazieranno dal monitoraggio del territorio alla rimozione dei rifiuti, includendo l’attività di vigilanza mirata a sanzionare i comportamenti incivili, tema su cui si lavorerà anche in termini di prevenzione attraverso campagne di comunicazione incentrate sull’educazione ambientale. L’accordo, avviato in via sperimentale per la durata di un anno (estendibile in base ai risultati ottenuti), prevede, tra le altre cose, un trasferimento a favore del Comune di 3mila euro, fondi che serviranno a coprire le spese che l’ente dovrà sostenere per effettuare la raccolta, a cadenza bimestrale, dei rifiuti abbandonati nelle aree sopracitate.
"Per affrontare con efficacia il fenomeno dell’abbandono dei rifiuti sulle aree di confine – aggiunge il sindaco Andrea Checchi – è necessario un lavoro di squadra tra gli enti territoriali". Pulizia radicale anche sui raccordi delle tangenziali. Sabato è scattato il primo intervento radicale sulla strada che collega il rondò di San Martino alla tangenziale. "In questo caso – aggiunge il sindaco Andrea Checchi – al tema del decoro si unisce anche l’esigenza di garantire la sicurezza stradale: i rifiuti spesso invadono anche la carreggiata, mettendo a rischio quanti percorrono quel tratto". Fonte: Il Giorno

venerdì 10 febbraio 2012

I Comuni del sud Milano - Milano


Duomo di Milano (nella foto) - La metropoli lombarda sorge nella porzione superiore della Val Padana, a breve distanza dall'anfiteatro morenico brianzolo, tra i corsi del Ticino e dell'Adda, al centro di un'intricata rete di canali e di vie di comunicazione. Importantissimo polo d'attrazione a livello nazionale, vertice principale del triangolo industriale per vastità di attività economiche legate al commercio, alla finanza ed al terziario in genere, è cardine portante dell'economia italiana. Città di ampio respiro culturale, di scambi e di confronti a livello internazionale, possiede notevoli e qualificati monumenti. Antica sede gallica, divenne la romana Mediolanum; successivo possesso dei cosiddetti barbari, divenne importante caposaldo dei Longobardi. Nell'XI sec. la città, assai prospera e fiorente, creava le premesse al libero Comune. Distrutta dal Barbarossa (XII sec.) e vittoriosa alla testa della Lega lombarda, assisterà alle dispute tra le Signorie dominanti. Possedimento dapprima del Visconti e degli Sforza in seguito, sarà occupata dai Francesi e dagli Spagnoli, che segneranno una delle sue pagine più oscure. Dal XVIII sec. sotto l'Austria seppure con brevi parentesi, tra le quali quella napoleonica, insorgerà nelle Cinque Giornate (1848) che prefigureranno la liberazione risorgimentale. La centrale piazza del Duomo reca al centro l'ottocentesco monumento equestre a Vittorio Emanuele II ed è dominata dalla mole del Duomo. Massima espressione del gotico in Italia, la sua costruzione ha richiesto cinque secoli. Iniziata nel XV sec. sotto gli auspici di Gian Galeazzo Visconti, è stata portata a compimento nella seconda metà del secolo scorso. Spiccano le 135 guglie e le oltre 2300 statue che ornano l'edificio in marmo di Candoglia. Su tutte svetta (108 m) la Madonnina dorata sopra l'omonima guglia, divenuta uno dei simboli di Milano. Il monumentale interno, scandito da cinque navate, accoglie varie opere scultoree. Per le centrali piazza Cordusio e via Dante si raggiunge il Castello Sforzesco. Elevata espressione del Rinascimento milanese, venne realizzato su di un preesistente edificio a partire dal XV sec. Notevolmente ristrutturato agli inizi del nostro secolo, è delimitato, nel lato in facciata, dal semicerchio del Foro Buonaparte (intervento urbanistico d'età napoleonica) che assieme al largo Cairoli costituisce una scenografica prospettiva. Il poderoso edificio, circondato da un fossato, presenta torri angolari e sulla fronte la svettante torre del Filarete, frutto di una ricostruzione. La chiesa di Santa Maria delle Grazie pur costituendo un'espressione di arte rinascimentale (XV sec.) è gotica. L'interno, a tre navate, reca affreschi del XV sec. e la tribuna del Bramante. Annesso alla chiesa è il Cenacolo Vinciano che reca il celeberrimo affresco leonardesco dell'Ultima Cena (fine del XV sec.). S. Ambrogio deve la sua fondazione al Santo (IV sec.) anche se l'edificio, come oggi si presenta, venne costruito tra il IX ed il XII sec. Notevole esempio del romanico-lombardo.

sabato 4 febbraio 2012

I Comuni del sud Milano - Melzo


Chiesa Sant' Alessandro e Santa Margherita (nella foto) - Alcuni storici, nonostante manchino conferme, identificano il luogo con l'antica città etrusca di Melpum o Melphum, menzionata da Plinio il Vecchio nella sua "Naturalis Historia". Più probabilmente potrebbe riferirsi al nome del fiume Melcion. Potrebbe anche derivare (ipotesi meno probabile) dal nome germanico di persona Milizzo.Bisognerà quindi attendere il XII secolo perché Melzo diventi comune rurale potendosi definire "borgo". A questo punto avviene un’opera di ricostruzione a cui contribuiscono i coltivatori e i monaci delle abbazie, sui quali si fonderà l'espansione economica. Dal 1556 inizia la dominazione spagnola che dura fino a tutto il XVII secolo, quando il feudo di Melzo riacquista l'autonomia. La manifattura tessile diventa il settore economico trainante di un nuovo impulso produttivo, sostituito poi, per importanza, dal settore caseario e poi metalmeccanico. Il 1906 è l'anno in cui viene attribuita a Galbani l'ideazione del "Bel Paese", prodotto con una consistenza simile al burro e di sapore dolce che ottiene un successo mondiale. Da segnalare anche l'attività degli Invernizzi il cui marchio fu fondato nel 1928 e il cui nome è anch’esso universalmente conosciuto. L’emblema storico di Melzo è Palazzo Trivulzio, costruito partendo da un preesistente impianto medievale e progettato come struttura di difesa della città. Il Palazzo ha una forma irregolare che segue l’andamento delle mura che anticamente circondavano la città e i cui resti delle quali sono riaffiorati nel 1963; dell'originale impianto rimane oggi il possente torrione. Palazzo Trivulzio viene acquistato nel 1886 dal Comune per adibirlo a strutture scolastiche. Notevole la Torre Civica, che in origine era il campanile della Chiesa di S. Ambrogio demolita nel 1809; di questa chiesa rimane appunto solo il campanile che ora svetta isolato nell'attuale Piazza Vittorio Emanuele II; questo frammento di storia ricorda l'importanza dei Signori Trivulzio, conti di Melzo ed è considerata monumento nazionale. La Chiesa di S. Alessandro e S. Margherita (XII sec.) é una chiesa molto antica, di stile gotico lombardo con la forma della pianta di origine romanica.

domenica 29 gennaio 2012

I Comuni del sud Milano - Noviglio

Chiesa Parrocchiale di S. Sebastiano (nella foto) - Noviglio rievoca una realtà lontana, un salto all'indietro nel tempo, un momento di storia, con tutto il suo fascino di vita e del linguaggio che è stato del milanese. Il territorio Novigliese è stato popolato dai Liguri, dai Galli, dai Romani e dai Longobardi;tanto è vero che i nomi di tutte le località del territorio sono giunti sino a noi pressochè senza modificazioni, tramandati dagli antichi stanziamenti. Lungo il suo percorso storico il paese ha subito diverse carestie, si ricorda in particolar modo la peste del 1630, alla quale seguirono anni di carestia e povertà , tuttavia, i novigliesi di allora, sono stati in grado di risollevarsi conservando gli stabili storici e perpetuando la propria tradizione rurale. Il territorio, molto vasto, è abitato da oltre 3500 abitanti ed è suddiviso in 5 frazioni, molto distanti fra loro, ognuna delle quali, essendo stata un tempo comunità a sè stante, gode della presenza di una Chiesa propria: Mairano (sede Municipale), Noviglio, Tainate, S. Corinna, Conigo. Il Territorio del paese, a prevalente economia agricola, gode di una peculiarità ormai rara, è riuscito a fondere perfettamente lo sviluppo economico e commerciale con la vitalità e la genuinità propria degli agricoltori. Aspetto storico agricolo sono le cascine, diffuse lungo tutto il territorio, strutture superstiti, molto suggestive, dove il passato si fonde esattamente con il presente, luoghi in cui è ancora possibile trovare le mondine e i contadini, ma dove spuntano macchine agricole all'avanguardia. Altro aspetto molto suggestivo sono le cicogne. Da dieci anni una copia di questi esemplari torna a nidificare, nel mese di aprile, sul campanile della chiesa di S. Michele a Mairano, di fianco al palazzo municipale. dà alla luce 2 o 3 piccoli per poi ripartire verso i caldi lungo il mese di agosto. In poche parole Noviglio è un'isola verde dove è possibile trovare tutta la tranquillità della natura pur rimanendo a due passi da Milano.

domenica 22 gennaio 2012

I Comuni del sud Milano - Melegnano

Il Castello MEDICEO (nella foto) - Il “receptum” edificato nel 1243 è stato ampliato da Matteo I Visconti e con Bernabò assunse la tipica struttura a quadrilatero con alte torri angolari. Nel 1512 il castello passò al marchese Brivio e nel 1532 a Gian Giacomo Medici della famiglia di Nosigia di Milano, trasformando il borgo di Melegnano in marchesato. Nel 1981 i Medici vendettero il castello alla Provincia di Milano, che due anni più tardi, con una permuta, lasciò alcune sale all’Amministrazione comunale di Melegnano. Nel 1998 iniziò il restauro dapprima delle aree circostanti e poi delle sale, con gli affreschi realizzati nella metà del XVI secolo. La riapertura dell’edificio avvenne nell’ottobre del 2001 e in occasione della Fiera del Perdono successiva fu inaugurata la civica raccolta intitolata a Don Cesare Amelli (1924-2002).

 

mercoledì 18 gennaio 2012

I Comuni del sud Milano - Opera


L'Abbazia di Mirasole (nella foto) - La casa di Mirasole, con le sue proprietà e i suoi beni, fu attribuita al nuovo seminario che si stava costruendo a Milano per la formazione dei futuri sacerdoti destinati all’apostolato nei paesi svizzeri protestanti. La bolla di Papa Gregorio XIII che assegna la prepositura di Mirasole al collegio elvetico è del 1° marzo 1582. Nel frattempo, su sollecitazione degli abitanti che si impegnano a provvedere al futuro curato con i proventi della chiesa cui aggiungeranno le elemosine delle funzioni e le libere offerte, nel 1568 si avvia l’erezione canonica della parrocchia, ben definita nel suo territorio e svincolata dalla prevostura della Pieve. Quando S. Carlo arrivò personalmente per la sua visita pastorale a Opera nel giugno 1573, la parrocchia era ormai giuridicamente costruita nel senso moderno del termine. Un documento dell’epoca indica in 81 il numero delle famiglie operesi, per 402 abitanti di cui 240 adulti obbligati alla comunione e confessione annuale. Mirasole rimase per oltre due secoli proprietà del collegio elvetico, finché l’8 giugno 1797 Napoleone Bonaparte, vinti gli austriaci nella campagna d’Italia, decretò la soppressione del collegio e il passaggio della proprietà di Mirasole, con tutte le sue sostanze, all’Ospedale Maggiore di Milano, che la detiene ancor oggi.

venerdì 6 gennaio 2012

I Comuni del sud Milano - Mediglia


Il Mulino (nella foto) - La vita degli uomini di questi nostri paesi nel passato era legata alla terra, ai lavori dei campi. I paesi erano formati da poche case che lambivano la strada principale in modo isolato o a "corte". Nei paesi e nelle cascine non mancava mai l'osteria. Il centro del paese coincideva quasi sempre con la chiesa o una piccola piazza sulla quale per le circostanze importanti si riuniva la popolazione. Nelle cascine più grandi vi era spesso l'Oratorio come a Vaianello, Canobbio, Saresano, Melegnanello dove alla domenica il sacerdote si recava per celebrare la messa. Lungo i principali corsi d'acqua si trovavano i mulini; nel settecento se ne contavano ben 15 distribuiti nel territorio comunale. Essi erano indispensabili per l'economia dei nostri paesi in quanto il prodotto della terra andava trasformato in alimento quotidiano (ad esempio il pane). Tipiche delle nostre campagne erano le "Conserve" per mantenere il ghiaccio. Le Conserve erano delle piramidi di paglia che facevano da cupola al bastione di terra nel quale veniva scavata una profonda fossa intorno al quale alte piante mantenevano d'estate ombra e frescura. Per ottenere il ghiaccio, nei giorni più freddi d'inverno, si allagava un campo su cui si formava un crostone di ghiaccio. Il ghiaccio formatosi veniva rotto a colpi di mazza in modo da ricavarne grossi blocchi che venivano caricati sui carri e trasportati a riempire la ghiacciaia. La grande ghiacciaia di Mediglia risulta essere stata affittata per molti anni all'appaltatore dell'impresa del ghiaccio per la città di Milano. Un momento importante e caratteristico della vita del nostro paese era la preparazione del pane. Il forno presente in paese o in una grossa cascina veniva usufruito da tutta la comunità e veniva accesso in giorni prestabiliti. A seconda delle esigenze si procedeva a una o più infornate. Ancora oggi si conservano antichi forni, soprattutto nelle cascine, ubicati sempre a debita distanza dai fienili per allontanare il pericolo di incendi. I ragazzi venivano avviati molto presto al lavoro e l'istruzione si può dire non esistesse, almeno, fin oltre la metà del '700, allorché il governo austriaco dell'Imperatrice Maria Teresa avviò l'istituzione delle scuole rurali. A Mediglia, tuttavia, tale istituzione fece la sua comparsa solo all'inizio del '800. Dalla descrizione dei feudi di Mediglia e Triginto del 1752 , risulta che il villaggio di Mediglia era composto di sedici case più altre 23 sparse nella campagna. A Triginto erano solo quattro vicino alla chiesa. Il villaggio di Bustighera, aveva 12 case, Robbiano quindici, Villa Zurli quattro, Canobbio sei, Mercugnano, 2. A San Martino Olearo, vi era solo la chiesa con la casa del parroco e del fittabile, le case più vicine erano dette "La Fabbrica" probabilmente perché di proprietà della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano. Queste si congiungevano alla chiesa tramite una stradina, l'unica via di cui era costituito il paese.

giovedì 22 dicembre 2011

I Comuni del sud Milano - Locate di Triulzi


Santuario di S. Maria ad Fontem (nella foto) - L'origine etimologica di Locate (Terra sull'acqua) è da attribuirsi all' invasione della pianura lombarda dei Gallo / Celti o Leuci. Questo avvenimento è da collocarsi nel tempo di Tarquinio Prisco circa 600 anni prima dell'era Cristiana. Locate di Triulzi è situata sulla riva sinistra del Lambro Meridionale ed ebbe fin dall'antichità uno sviluppo che sfruttava le risorse della terra e del bosco. Con l'affermarsi dell'età comunale, molte terre furono acquistate e bonificate dai Trivulzio, i quali, giunti da Milano con le loro ricchezze economiche, realizzarono parte di quella grande opera di canalizzazione delle acque che caratterizza la "bassa lombarda". Il paese fu Capo di Mandamento ed evitò di asservirsi alla Metropoli di Milano ed all'imposizione dei suoi sistemi, valorizzando le sue strutture locali. Locate nel 1300 fu in parte proprietà dei Signori Trivulzio non per investitura ma per acquisti, che con il passare del tempo si allargarono di molto. In seguito i Signori Trivulzio strinsero parentela con le più nobili famiglie Venete e Lombarde e specialmente con la casa di Barbiano Belgioioso, il quale traeva origine dai Conti di Cuneo (824). Le due famiglie nobili si congiunsero quando, nel 1410, il Conte Ludovico di Barbiano (figlio di Alberico II detto il Grande) ebbe in moglie la Contessa Barbara Trivulzio e anche quando (1530 circa) il Conte Ludovico IV di Belgioioso sposò un'altra Contessa Barbara Trivulzio, ma la fusione delle due famiglie avvenne quando la celebre Marchesa Cristina Trivulzio entrò in casa Belgioioso sposando il Principe Emilio.

giovedì 15 dicembre 2011

I Comuni del sud Milano - Pantigliate


Casa del fittabile della Cascina Crosina (nella foto) - Pantigliate è un Paese situato nella Provincia di Milano a Sud-Est, tra l'abitato di Peschiera Borromeo e quello di Caleppio, gli abitanti, all'anno 2005, sono circa 5500, vanta una superficie di 6 Kmq e si trova a 104 metri sul livello del mare. La zona è agricola e le campagne sono solcate da una fitta rete di canali d'irrigazione, che toccano le numerose cascine ed in alcuni casi ne azionano ancora oggi i mulini. L'attuale stemma del Comune di Pantigliate deriva direttamente dallo stemma dell'antica famiglia lombarda dei de Pantelliate, che, con molta probabilità, ha tratto denominazione ed origine proprio da questa terra, e alla quale, come attestano antichi documenti notarili, appartenevano diversi personaggi che, già dal 1429, si erano dimostrati munifici benefattori di questa antica comunità. Lo stemma di tale famiglia, sconosciuto dallo Stemmario Trivulziano risulta, invece, illustrato a pagina 240 del Volume II dello Stemmario Cremosano. Dal punto di vista araldico, lo stemma di Pantigliate può essere considerato, forse, come uno stemma 'parlante'. Si osserva, infatti, che il nome di una delle figure che coprono il suo campo - nel caso specifico, la pantera - richiama in un certo qual modo il nome del titolare dello stemma. Nello stemma utilizzato da questo Comune, si osserva peraltro la presenza, nella parte inferiore rossa, di una serie di linee verticali, che non hanno motivo di esserci. Lo avrebbero qualora lo stemma fosse stato riprodotto in bianco e nero.

lunedì 12 dicembre 2011

I Comuni del sud Milano - Liscate


Mulino della Cascina Besozza (nella foto) - Liscate è un piccolo comune a meno di 3 kilometri a sud di Melzo, lungo l'asse della strada provinciale Rivoltana, che oltre al nucleo storico originario e ad alcune cascine comprende una recente zona residenziale. Liscate prende il nome dalla pianta lisca: trattasi di una pianta di palude che ancora oggi cresce sui territori del paese, utilizzata per la produzione della parte vegetale dei fiaschi di vino. Da qui l'adozione del nome di Liscate. Antiche popolazioni nordiche hanno scoperto e utilizzato questa pianta durante il loro passaggio sul territorio liscatese. Secondo alcuni potrebbe derivare anche dal nome di persona Luscus.La chiesa dei Santi Giorgio e Lorenzo presenta un caratteristico campanile, posto nel sito di un precedente edificio sacro alto-medievale, preceduto a sua volta da un insediamento romano.

domenica 4 dicembre 2011

I Comuni del sud Milano - Paullo


Laghetto azzurro di Paullo (nella foto) - Con una vasta distesa palustre chiamata lago o mare Gerundo, ha inizio la storia di Paullo. Questo vasto bacino d’acqua, conseguenza delle piene dei fiumi Adda e Serio, e una zona acquitrinosa prossima al lago, ne hanno determinato il nome. Dopo l’Unità d’Italia la storia del paese si confonde con quella nazionale. L’attività economica prevalente è sempre legata alle coltivazioni agricole, in particolare vi si affianca la risicoltura, e all’allevamento del bestiame. Il centro abitato di Paullo fu da sempre legato al territorio lodigiano. Nonostante i legami storici con il lodigiano, alla costituzione della provincia di Lodi (1992) il comune di Paullo decise di non farne parte, restando così l' ultimo comune della provincia di Milano. Il 2 aprile 2009 un decreto del Presidente della Repubblica ha insignito il comune del titolo di città.Attualmente la cittadina ha perso in gran parte la sua caratteristica di paese agricolo disseminato di cascine e ha subìto una forte urbanizzazione a partire dagli anni 60', trasformandosi in un centro commerciale, con qualche insediamento industriale.

sabato 26 novembre 2011

I Comuni del sud Milano - Lacchiarella

Il laghetto, Oasi di Lacchiarella (nella foto) - Il comune di Lacchiarella è situato a sud di Milano nella zona bassa della pianura padana. Il nome Lacchiarella (dialetto: Laciarèla) deriva da "Lactariella" che significa "piccola latteria" e tale definizione deve essere attribuita all'abbondante produzione di latte anticamente vantata nella zona. Il paese, che ha sicuramente origini romane, sorse e si sviluppò in seguito alla bonifica della pianura. Dall'anno 400 d.C. Lacchiarella subì le disastrose invasioni barbariche: dagli Unni ai Goti e dai Longobardi ai Franchi e agli Ungari che, nell'898, la saccheggiarono e distrussero con razzie di ogni genere. In seguito al reiterarsi di queste scorrerie, i milanesi eressero il castello di Lacchiarella con la rocca, le torri e il fossato e ne mantennero il presidio fino al 1275; successivamente, per ridurre costi insostenibili, molti castelli dovettero essere smantellati e questa sorte toccò anche a quello di Lacchiarella. Nel XIII secolo Matteo Visconti, signore di Milano, realizzò nuove opere di fortificazione e fece ricostruire soltanto la rocca, attuale sede del Consiglio Comunale. Nel 1630, la terribile peste, mirabilmente descritta dal Manzoni nei Promessi Sposi, mieté molte vittime anche a Lacchiarella ma, passata l'epidemia, la vita riprese con fervore e il paese divenne un prestigioso centro di scambi del vasto territorio circostante. Nel periodo risorgimentale numerosi cittadini di Lacchiarella si distinsero per il loro valore. Ricordiamo: Gaetano Tibaldi alla difesa di Venezia nel 1849, il tredicenne Giambattista Vigo alla difesa di Roma nel 1849 e i fratelli Federico (uno dei Mille di Giuseppe Garibaldi) ed Erminio Tessera. A testimonianza delle antiche origini di Lacchiarella, restano anche gli edifici parrocchiali del paese. L'Oratorio di San Martino, dedicato al santo vescovo di Tours e realizzato probabilmente intorno al 600. Distrutto e ricostruito più volte, fu fatto restaurare nel 1958 da Monsignor Felice Falcetti e oggi si possono ammirare le porte in bronzo, da lui commissionate, con bassorilievi raffiguranti alcuni episodi della vita del santo e i preziosi affreschi. La chiesa principale di Lacchiarella è la parrocchia di Maria Assunta. Eretta nel 1430 fu poi demolita nel 1600 e su quella stessa area fu ricostruita la chiesa attuale in cui fu collocata la bellissima immagine della Madonna, tutt'ora oggetto di venerazione. Storicamente importante è l'Oratorio di San Rocco, con il suo prezioso patrimonio artistico, voluto nel 1565 da San Carlo Borromeo per la confraternita dei Disciplini fondata da lui stesso. Negli ultimi decenni Lacchiarella si è notevolmente sviluppata, mutando la sua fisionomia di paese prettamente agricolo in centro industriale, progredendo nel commercio e nell'artigianato.

mercoledì 16 novembre 2011

I Comuni del sud Milano - Pero


Il fiume Olona (nella foto) - Il territorio di Pero, vicino alla città di Milano, ricco di acque, attraversato dal fiume Olona e dalla via Sempione: i destini di questo piccolo comune stanno tutti qui, all'interno di queste caratteristiche che segnano le sue risorse e i suoi problemi. Dai tempi in cui il territorio era possedimento del Conte di Trenno e del Monastero Maggiore, fino ai giorni nostri, il territorio di Pero fornisce alla città di Milano ciò di cui i suoi cittadini hanno bisogno: i prodotti dei boschi e della campagna, i mattoni delle fornaci nei tempi più antichi; le autostrade, il petrolio della raffineria e i prodotti delle industrie nella seconda metà del novecento; le possibilità di commercio e nuovo sviluppo negli anni duemila. Da questa vicinanza Pero ricava benefici e problemi, infatti ha accesso a tutti i servizi offerti dalla grande città (scuole, università, ospedali, luoghi per il lavoro, il commercio, la cultura e il tempo libero), e nello stesso tempo risente della pressione di Milano per l'insediamento di attività non proprio pregiate, quali gli impianti per lo smaltimento di rifiuti, la depurazione delle acque, la pulizia di treni, lo smistamento di persone e merci, ecc. Il fiume, i fontanili e le risorgive di cui era ricco il territorio di Pero, furono determinanti per l'agricoltura prima e per l'industrializzazione poi, entrambe bisognose d'acqua. Il fiume Olona, risorsa per l'agricoltura, fonte di energia per i mulini delle prime industrie, fattore insostituibile per la prima industrializzazione della valle. Nello stesso tempo, proprio a causa dell'industrializzazione e dell'urbanizzazione della sua valle che hanno utilizzato le sue acque per scaricarvi i reflui civili e industriali distruggendone così l'ecosistema naturale, è stato ridotto a uno dei fiumi più inquinati d'Italia. Tra il 1950 e il 1970 Pero diventa città industriale e luogo di immigrazione: Nel 1911 Pero aveva 2.348 abitanti, 2.643 nel 1951: nessun mutamento in 40 anni. Nel 1961 registra 6.595 abitanti: in 10 anni la popolazione cresce più del doppio, aumenta quasi del 250%; nel 1971 gli abitanti sono 10.030, quasi cinque volte quelli di venti anni prima. Nei primi anni '50 è stata costruita la raffineria per provvedere al fabbisogno di petrolio della città di Milano, e a poco a poco nel territorio di Pero si sono trasferite le industrie che non trovavano più possibilità di espandersi a Milano. In concomitanza con l'offerta di lavoro, a Pero sono giunti immigrati da tutta Italia: sono state costruite case, strade, scuole, rispondendo al bisogno di insediamento degli immigrati e al bisogno di manodopera delle industrie. In venti anni è stata urbanizzata una grande parte del suo territorio. Non è stata prestata attenzione all'ambiente: l'aria, l'acqua dell'Olona e della falda, il sottosuolo e il suolo sono stati inquinati senza pietà. Ognuno che sia passato da Pero in quegli anni, ricorda la puzza: un odore acre, pungente, che impregnava tutto. L'odore della raffineria, delle fonderie, della produzione dei pesticidi, delle nuvole di vapore oleoso emanato dal raffreddamento dei prodotti delle industrie metalmeccaniche. Eppure, in questo ambiente così poco gradevole, le persone sono arrivate, si sono fermate, si sono incontrate, hanno dato vita a una nuova comunità. E questa comunità è la ricchezza maggiore che Pero ha oggi: in un mondo sempre più globalizzato e atomizzato, senza punti di riferimento certi e duraturi, con una grande difficoltà a individuare i valori che diano senso alla vita di ciascuno, la presenza di persone conosciute, amiche, disposte a dare un aiuto e a prendersi cura degli altri, dà sicurezza agli adulti e indica prospettive ai più giovani. E' questo il patrimonio che abbiamo il compito di salvaguardare, di fronte alle nuove trasformazioni che sono alle porte.

martedì 1 novembre 2011

I Comuni del sud Milano - Gudo Visconti

La Chiesa Parrocchiale vista dall'Oratorio (nella foto) - In passato il centro abitato si sviluppa lungo la tortuosa e stretta strada che da Ozzero porta a Vigano, subito dopo l’incrocio con la via che da Zelo conduce a Rosate: piuttosto isolato, quindi, rispetto alle principali vie di comunicazione (Milano-Abbiategrasso; Milano-Pavia. Al di là dell’apparente declinazione della posizione, il territorio è ricco d’acqua, grazie alla fitta rete di canali che si dipartono dal Naviglio Grande, favorevolissimo all’attività agricola, in particolare alla coltivazione del riso e del frumento, che ancora oggi caratterizza il paesaggio di questa zona. Dalle mappe del catasto teresiano emerge l’importanza della località denominata Gudetto, un nucleo di case che si sviluppa a Nord - Est del paese, lungo una strada che si diparte da quella che porta a Vigano e che termina addirittura in una pubblica piazza. Gudetto è però destinato a perdere progressivamente la rilevanza che aveva nel XVIII secolo e a diventare una propaggine del centro gemello, decentrata rispetto alle attività municipali e commerciali del comune. L'assetto del centro di Gudo è già, nelle linee principali, quello odierno: sul largo spazio centrale si affacciano la chiesa, il castello e alcune case da massaro. Le strade, come oggidì, disegna un percorso sinuoso passando di fronte al Castello. Presso il bivio per Gudetto è presente la cappelletta dedicata a San Rocco. Intorno, campi e prati irrigati ("aratorio adacquatorio" e "prato adacquatorio") e qualche "zerbido cespugliato". Al di là del cavo San Rocco, verso Vigano, le "risare". Nella zona centrale di Gudo, intorno alla piazza, oltre al Castello (che le dà idealmente il nome, giacché il grande spazio è privo di un'unitaria denominazione toponomastica) ed alla chiesa, vi erano, alcune case d’affitto per piggionanti: tra i proprietari di queste ricorre molto spesso il nome del Conte Lucini. La piazza consisteva in un ampio spazio quadrangolare, con al centro prati ed orti: la casa corrispondente al n. 265, nella mappa del catasto teresiano, veniva a chiudere sul lato meridionale questa area. Questa configurazione muta solo parzialmente nel corso del XIX secolo. Le mappe catastali redatte alla metà e alla fine del secolo ripropongono l’assetto noto. Vengono però ridefinite le vie di comunicazione: le strade principali sono allargate, mentre quelle rurali finiscono per perdere importanza. Questa ridefinizione della rete viaria, della quale si ritrovano documenti nell’archivio storico civico ha come conseguenza la perimetrazione netta e definitiva, fra quattro strade, del quadrilatero di terreno posto al centro del nucleo abitato. Con gli interventi eseguiti dalla fine del secolo scorso vengono inseriti nell'area centrale nuovi edifici, tuttora esistenti. che hanno modificato l’immagine della piazza, oggi a fatica percepibile come spazio unitario: nel periodo 1888-1891 viene realizzato il nuovo edificio per le scuole elementari (attualmente destinato a sede del Municipio); al 1925 risale la creazione del parco delle Rimembranze, mentre nel 1939 viene redatto un progetto, solo parzialmente realizzato, per la Casa della Gioventù italiana del littorio (divenne poi scuola materna ed oggi biblioteca, archivio e locali per associazioni gudesi). Di questi progetti documenti rimangono tavole di progetto e una ricca documentazione presso l’archivio del Comune di Gudo Visconti. La storia più recente vede invece un parziale diradamento del tessuto storico del centro, al quale fa da contraltare un'espansione indifferenziata di residenza a carattere uni-bifamiliare nelle zone di contorno. La piazza è ancora il centro del paese, ma la portata distruttiva o straniante di alcune ristrutturazioni (Castello), la rinuncia e l’eliminazione sistematica dei caratteri costruttivi e dei materiali tradizionali lasciano spazio ad un impoverimento graduale del tessuto, del verde e dell’arredo urbano, che, pur improntati ad un’estrema semplicità, hanno caratterizzato per secoli il piccolo centro.

sabato 22 ottobre 2011

I Comuni del Sud Milano - Peschiera Borromeo


Il Castello dei Conti Borromeo (nella foto) - Durante il medioevo la zona di Peschiera era importante per il commercio del sale che risaliva il Lambro e passando per il monastero arrivava a Milano. Non si sa molto della nascita di Peschiera Borromeo, ma un tempo era rigogliosa di corsi d'acqua e laghi (da qui il nome Peschiera), e sul suo territorio erano dislocate diverse cascine come Mirazzano, Biassano, Longhignara, Bettola e San Bovio. La frazione più antica è quella di Mirazzano, dove sorge il castello, prima monastero e successivamente trasformata in residenza estiva dai conti Borromeo. Con la residenza dei Borromeo così lontana dalle mura di Milano, la città fu spesso invasa da altri popoli, come i francesi. Nell'ambito della suddivisione del territorio milanese in pievi, Peschiera apparteneva alla Pieve di Mezzate. In età napoleonica (1809) fu aggregato a Peschiera il comune di Mezzate, e due anni dopo Cassignanica, Foramagno, Pantigliate e Zelo. Tutti i centri recuperarono l'autonomia con la costituzione del Regno Lombardo-Veneto. Nel 1863 Peschiera assunse il nome ufficiale di Peschiera Borromeo. La città cominciò ad industrializzarsi dall'inizio del XX secolo, ma mantenendo un fiorente sistema agricolo basato sulle cascine. Durante la prima guerra mondiale Peschiera fu risparmiata, ma molti dei suoi abitanti perirono nel conflitto. Nel 1933 fu aggregato a Peschiera il comune di Linate al Lambro (con le frazioni di Mezzate e Zeloforamagno), sul cui territorio era stato realizzato il primo aeroporto milanese. Durante la seconda guerra mondiale invece le cascine furono quasi del tutto distrutte, ad eccezione di Mirazzano. Dopo la guerra Peschiera Borromeo si evolse fino a diventare quella che è oggi. Nel 1988 fu insignita del titolo di città[4].Il suo territorio, pur rientrando in larga parte all'interno del parco agricolo sud Milano, da qualche decennio non ha più una vocazione agricola. Si è infatti sviluppato un importante centro residenziale con una forte connotazione produttiva: importante la centrale del latte, la produzione di pasta fresca, informatica e chimica oltre ad un fiorente tessuto formato da piccole e medie industrie. È un paese molto ricco, tra i primi in Italia per reddito procapite, lo dimostrano l'alto valore degli immobili e la fattura di questi. Dal punto di vista ambientale è molto importante il parco naturale del Carengione, in origine riserva di caccia dei conti Borromeo, ora oasi WWF, e le ancora molte risorgive presenti nella campagna circostante l'abitato. La frazione di Linate dà il nome all'aeroporto di Milano-Linate, il cui sedime ricade nei comuni di Peschiera Borromeo, di Segrate e di Milano. Nonostante l'aeroporto e l'adiacente idroscalo abbiano creato una barriera in direzione nord-sud che ha contribuito a limitare lo sviluppo urbanistico preservando vaste aree verdi all'interno del territorio comunale, almeno in confronto ad altri comuni della prima cintura dell'hinterland milanese, questo è stato comunque tumultuoso, e non privo di problematiche per le amministrazioni comunali che si sono succedute.

domenica 9 ottobre 2011

I Comuni del sud Milano - Gorgonzola

 

Torretta del Parco (nella foto) - Le prime tracce scritte che citano l'abitato di Gorgonzola risalgono al X secolo: pare che il notaio chierico del convento di Sant'Ambrogio a Milano fosse il custode della chiesa dei Santi Gervasio e Protasio in "Gorgontiola". Nel 453 la pieve sita ove si trova l'attuale Gorgonzola fu attaccata dagli Unni che distrussero la vicina città romana di Argentia facendo sì che il piccolo abitato, costituito in precedenza da una sola "mutatio" (stazione per il cambio dei cavalli), diventasse l'insediamento più popoloso dei territori circostanti. Nel XIII secolo fu possedimento diretto della famiglia milanese dei Della Torre prima di venire estromessi dai Visconti. Nel 1288 Gorgonzola viene citata come una delle pievi più importanti della Diocesi di Milano e nel 1510 appare per la prima volta su un documento il nome attuale. Nel 1176 Gorgonzola aderì alla Lega Lombarda, e nel 1245, nel corso degli scontri che seguirono la Pace di Costanza del 1183 e che coinvolsero gli eredi di Federico Barbarossa, durante l'assalto da parte di Federico II ai bastioni di Milano, le forze lombarde dovettero ripiegare fino a Gorgonzola: vi furono degli scontri e i comandanti di entrambe le fazioni furono catturati dai loro nemici. A Gorgonzola fu custodito re Enzo, il figlio dell'imperatore nonché Vicario Imperiale per la Lombardia.

lunedì 3 ottobre 2011

I Comuni del sud Milano - Pieve Emanuele

 

Il Castello di Tolcinasco (nella foto) - Lungo la strada statale Vigentina, collegamento tra Milano e Pavia, sorge il centro agricolo industriale di Pieve Emanuele. Questo territorio, collocato nella zona delle risorgive, è da sempre stato caratterizzato dall’esercizio dell’attività agricola. L’abbondanza di acqua e la costruzione di una fitta rete di canali ha consentito lo sviluppo delle potenzialità agricole sul territorio, connotando altresì gli aspetti antropici del luogo. Caratteristica della regione legata all’abbondanza di acqua fu anche la proliferazione di mulini per la cui realizzazione si necessitava di una conoscenza teorico-pratica e di capacità imprenditoriali tali da tracciare il solco per il futuro sviluppo industriale che caratterizzerà il territorio e l’economia pievese. La denominazione attuale di Pieve Emanuele fu successiva a quella di Pieve di Leucate, comprendendo anche il territorio dell’odierna Locate Triulzi. Leucate significava “terra sopra l' acqua”, indicando il luogo in cui si riuniva la plebs per attendere a faccende agricole o assistere a funzioni religiose. Da plebs, in epoca medioevale, derivò il nome di Pieve dove le pievi designavano comunità di fedeli appartenenti ad un territorio su cui era stanziato l’edificio della Chiesa. La vicinanza a Milano fa presupporre anche una comunanza con le vicende storiche del capoluogo lombardo annesso all’Impero romano nel 222. Quando i Visconti divennero padroni di Milano anche il territorio di Pieve finì sotto la loro giurisdizione. Lo scorso secolo, caratterizzato principalmente dalle due guerre mondiali,  determinò i cambiamenti del territorio pievese; nel dopoguerra si ebbe la più significativa trasformazione,  per cui da antico borgo rurale Pieve si è sviluppato come territorio industrializzato, favorendo così il fenomeno dell’immigrazione con l’arrivo di numerose famiglie provenienti da tutte le regioni d’Italia, che sono andate a definire l’attuale aspetto antropico del paese.

martedì 20 settembre 2011

I Comuni del sud Milano - Gaggiano

Chiesa di Sant' Eugenio (nella foto) - Gaggiano e' ricordato, gia' nel 1146, in vari istrumenti relativi a terreni che certi Girardo e Giovanni Boccardi di Milano tenevano per feudo; allo stesso modo, sempre per atti inerenti ad investimenti di terreni, un secolo prima (nel 1054) viene ricordata la localita' di Barate. E' noto che un tale Alberto da Gaggiano, preposto di Lodi, nel 1168 ricevette dall'Arcivescovo S. Gandino l'intimazione di scostarsi dal partito dello scismatico Federico I di Svevia, detto "Il Barbarossa", Imperatore tedesco che nel marzo 1159, mentre preparava un'imboscata contro i milanesi, aveva attestato a Gaggiano parte delle truppe dei propri alleati. Piu' di un secolo dopo, nel 1274, il Carroccio dei Milanesi, sosto' a Gaggiano mentre era diretto contro i pavesi. A Gaggiano, lungo il percorso del canale, sono inoltre ancora presenti numerosi lavatoi, a testimonianza di una presenza fondamentale del Naviglio nella vita quotidiana del paese. Anche l'agricoltura, favorita dall'abbondanza di acque per l'irrigazione, ebbe fin dal Medioevo una notevole importanza, suggerita dalla presenza di insediamenti agricoli creati dagli ordini religiosi dei Certosini (Frazione Vigano), dei Benedettini (Cascina Montano) e dei Vescovi di Milano (Frazione Barate). Di grande interesse e' in particolare la frazione Vigano Certosino, un antico insediamento monastico (mentre gli antichi documenti la descrivono come castello), gia' dipendente dalla Certosa di Pavia e che fino al 1769 fu appunto possedimento dei Certosini (che nel 1400 avevano ricevuto estesi terreni da Gian Galeazzo Visconti) che la utilizzarono come loro residenza o come casa di abitazione comune; l'edificio, ancora conservato, presenta tracce di dipinti di epoche varie. In quel loro dominio, i Certosini dal 1497 al 1511 edificarono una piccola Certosa che, nonostante le trasformazioni successive, ha conservato quasi intatta la facciata, pregevole per i dipinti del pittore pavese Bernardino de' Rossi, cui, fino al 1894 non erano attribuite lo erano in modo dubbio. Dall'attenta lettura dei manoscritti del certosino Matteo Valerio, conservati nella Biblioteca di Brera, risulta invece che fu proprio Bernardino de' Rossi a dipingere la Certosa di Vigano "dalli 15 gennaio alli 9 aprile 1511". Cosi' alle sue glorie di aver lavorato nella Certosa di Pavia, sono infatti opera del suo pennello gli affreschi della porta grande della Certosa, si aggiunse quella di aver fatto opera migliore a Vigano. Al De' Rossi furono poi attribuiti anche i dipinti del Cenacolo di Santa Maria delle Grazie e di alcune sale del Castello Sforzesco di Milano.

lunedì 5 settembre 2011

I Comuni del sud Milano - Pioltello


Fontanile Castelletto (nella foto) - Di derivazione latina, Plautellum, ma di etimologia incerta è il nome della città. Tra il 1259 e il 1314 Pioltello e il suo territorio si trovano coinvolti nelle lotte tra Torriani e Visconti e nel 1302 le due famiglie firmano qui la pace denominata di Pioltello. Nel 1311 è attestata la presenza dei figli di un Ottobono da Pioltello accanto a Marco Visconti nel consiglio cittadino di Milano. Da quel momento le vicende del territorio di Pioltello sono legate a quelle di Milano: prima le Signorie dei Visconti e degli Sforza, quindi la dominazione spagnola, poi quella austriaca ed infine, nel 1796, i Francesi. Alla caduta di Napoleone Pioltello torna sotto la dominazione degli Asburgo. Il territorio è poi partecipe delle Guerre d'Indipendenza. Ma la pagina più importante per gli abitanti di questa zona è sicuramente quella scritta tra il 1869 e il 1870 con la fusione dei comuni di Limito e Pioltello. Si possono ripercorrere le tappe della vicenda attraverso la lettura dei Regi Decreti pubblicati tra il 17 gennaio 1869 e il 1° gennaio 1870: con il primo si decreta la soppressione dei comuni di Rovagnasco, Segrate, Briavacca e Limito, incorporati con quello di Pioltello; con un decreto successivo, il 21 giugno, viene revocato il Regio Decreto precedente e i comuni di Rovagnasco e Novegro vengono uniti con quello di Segrate, quello di Briavacca con quello di Rodano e quello di Limito con quello di Pioltello, a partire dal 1° gennaio 1870. Pioltello e Limito offrono il loro contributo di vite umane nel corso della Grande Guerra. I caduti sono ricordati dai monumenti di via Dante a Limito e di piazza Giovanni XXIII a Pioltello. Durante la II Guerra Mondiale a Pioltello operano alcune formazioni partigiane: i caduti pioltellesi della Resistenza sono ricordati da un monumento in via don Carrera. Pioltello subisce numerosi bombardamenti, a causa della presenza della ferrovia, un obiettivo strategico. Da ricordare in particolare l'incursione aerea che nel marzo 1944 distrugge il Santuario di Seggiano, oggi ricostruito. Negli anni '50-'60 a Pioltello confluiscono decine di migliaia di immigrati, soprattutto dal Veneto e dalle regioni del sud Italia; Pioltello si avvia così ad assumere la fisionomia che tutt'oggi conserva, con una crescita edilizia e demografica rapida e non sempre organica. In questi anni si sta cercando di dare maggiore unità al tessuto cittadino, sia con interventi di tipo urbanistico, sia con iniziative culturali e sportive, per creare negli abitanti senso di identità e di appartenenza alla città.
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