sabato 1 dicembre 2018

San Donato: l’ex Caffè Artea è pronto a rinascere


Consegnate le chiavi al nuovo gestore. Il locale di piazza Bobbio ospiterà un’attività di co-working e uno spazio ristoro. La riapertura legata a Giovani idee in movimento, progetto co-finanziato dalla Regione. 

A quattro anni dalla chiusura di Artea, i locali dell’ex libreria-caffè di piazza Bobbio nel quartiere Torri Lombarde torneranno presto a vedere la luce. La scorsa settimana il Comune di San Donato ha infatti consegnato le chiavi dell’immobile al futuro gestore, la società Bob food and More, individuata tramite procedura pubblica curata dall’Azienda Sociale Sud-Est Milano. Il locale sarà rilanciato nell’ambito del progetto Gim (Giovani idee in movimento). Cofinanziato dalla Regione e promosso dal Comune insieme ad Assemi, Gim punta a coinvolgere la popolazione giovanile sandonatese e dell’intero distretto cui fa capo l’azienda (che include 9 Comuni del Sud Milano) in percorsi di promozione e sostegno all’inserimento professionale. «Saranno i giovani – spiega l’Assessore al protagonismo giovanile Francesco De Simoni – a riportare vita ed energia nello spazio vuoto e serrato, da ormai troppo tempo, di piazza Bobbio. L’auspicio è che, come nelle intenzioni del progetto Gim, il rilancio della struttura offra nuove opportunità professionali, culturali e relazionali ai ragazzi della nostra città». Nello specifico, L’ex spazio Artea sarà il cuore di un’attività di co-working che metterà a disposizione, accanto a un piccolo spazio ristoro, postazioni lavoro temporanee (con pc collegati al wi-fi) a servizio della cittadinanza. Lo spazio proporrà inoltre incontri ed eventi sociali e culturali a corredo dell’attività di condivisione lavorativa.Fonte: 7giorni

lunedì 26 novembre 2018

E' morto Bernardo Bertolucci, il grande maestro del cinema italiano si è spento a Roma. Aveva 77 anni.

Nato a Parma il 16 marzo 1941, Bertolucci è il figlio del poeta Attilio e di Ninetta Giovanardi. Cresciuto assieme a suo fratello Giuseppe (anche lui regista cinematografico non meno bravo e noto autore teatrale), è il nipote del produttore cinematografico Giovanni Bertolucci.

mercoledì 14 novembre 2018

Controlli al boschetto, spacciatori verso San Donato per arginare il muro


«Stai bene? Stai bene?». L’uomo riesce a malapena ad aprire gli occhi per rassicurare l’interlocutore, poi si accascia sul tronco d’albero inzuppato d’acqua e si riaddormenta. A qualche metro da lui, c’è una ragazza di 28 anni con un cane al guinzaglio: «Sono passata per farmi una dose, ma non ci torno più», sussurra senza convinzione. Poco lontano ecco un cinquantenne con i pantaloni abbassati e una siringa conficcata nell’inguine: «Devo stare attento, rischio di morire dissanguato», mormora prima di sfilarsi l’ago e incamminarsi malfermo aggrappato a una stampella. Scene dal boschetto di Rogoredo.Eroinomani di tutte le età radunati sulla collinetta che fino a un anno fa ospitava le mini piazze di spaccio ricavate dietro staccionate di fortuna. La pressione delle forze dell’ordine ha fatto arretrare pian piano i pusher, che si sono rintanati nella parte interna dell’area verde. A giudicare dalle presenze di un piovoso giovedì pomeriggio, il mercato resta comunque floridissimo: i tossicodipendenti continuano a rifornirsi di «nera» a prezzi di saldo in via Sant’Arialdo, con numeri che sfiorano le cento presenze all’ora. Ogni tanto, qualcuno rischia la vita: l’altra sera, una ragazza albanese, in overdose, è stata soccorsa sulle scale che portano al cavalcavia e salvata con il Narcan. Un’emergenza quotidiana, nonostante i controlli continui (ieri l’ultimo in ordine di tempo dei carabinieri di Radiomobile e stazione Romana Vittoria). Un’emergenza in cima alle priorità del nuovo prefetto Renato Saccone: bisogna coniugare la «repressione» dello smercio al dettaglio, la riqualificazione dell’area e l’impegno per far sì che «salga la percezione della pericolosità del consumo tra i ragazzi, senza farli sentire sorvegliati speciali», le linee guida che probabilmente verranno esaminate in una delle prossime riunioni del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. L’obiettivo: eliminare una volta per tutte il problema, «con soluzioni durature ed efficaci, non sporadiche». Un problema complicatissimo da affrontare, è bene precisarlo. Anche perché la situazione Rogoredo è in costante mutamento. Prendete il caso di via Orwell, fino a qualche tempo fa alternativa a via Sant’Arialdo lontanissima da occhi indiscreti e protetta da un’enorme spianata sotto i piloni dell’autostrada. Poi è arrivato il muro di cemento eretto da Rfi, su disposizione di corso Monforte, che ha blindato i binari dell’Alta velocità e tolto agli spacciatori la principale via di fuga in caso di visite indesiderate. Negli ultimi giorni, c’è stata un’ulteriore stretta: il cancello del deposito Fs che sta all’imbocco del sentiero è stato chiuso; e i tentativi di divaricare le inferriate sono stati fiaccati sul nascere con una sbarra di ferro saldata di traverso. Eppure pusher e tossicodipendenti non sono scomparsi: «Scavalcano ed entrano», dice un operaio. La sensazione, ragionano gli investigatori, è che l’unica novità sia legata al luogo in cui gli spacciatori distribuiscono le dosi: spostati qualche centinaio di metri più avanti rispetto al muro, verso San Donato. Una migrazione forzata che pare stia già creando le prime grane ai residenti del posto. Fonte: Il Giorno

domenica 11 novembre 2018

San Donato, il Comune si appella ai cittadini: «Non fumate nei parchetti»

Nei prossimi giorni verranno affissi cartelli che inviteranno i frequentatori a non accendere sigarette nelle aree dedicate alle famiglie. 

Se l’invito non dovesse essere accolto, si passerà alle sanzioni.Non un divieto, ma un invito a un gesto di attenzione verso gli altri, in particolare verso i bambini e gli anziani. Nei prossimi giorni nei parchetti di San Donato faranno la comparsa alcuni cartelli che inviteranno i frequentatori a non fumare in quei luoghi, in quanto aree dedicate alla socializzazione. «Contando nel senso civico dei frequentatori dei parchetti – spiega il Sindaco Andrea Checchi – abbiamo valutato di affidarci a un invito e non a un divieto. Se l’invito dovesse cadere nel vuoto provvederemo con lo step successivo, ovvero, l’introduzione di regole ferree garantite da sanzioni. L’obiettivo è salvaguardare il benessere di tutti, in particolar modo quello delle persone più deboli». I cartelli, raffiguranti l’immagine di due mani che spezzano una sigaretta, ricorderanno che le aree gioco quotidianamente sono frequentate da bimbi e anziani, persone che più delle altre vedono messa a rischio la propria salute dal fumo passivo. Premesso ciò, chiederanno la collaborazione agli utenti per “salvaguardare il benessere di tutti”. Fonte: 7giorni

San Donato: un nuovo bus per collegare le frazioni al centro

La linea C2, gestita da Autoguidovie, esordirà lunedì 12 novembre e connetterà Poasco con l’interno del Comune, fermando in alcuni punti nevralgici. 

12 corse dall’Omnicomprensivo a Poasco e viceversa, toccando punti chiave come le Poste, l’ospedale e il Municipio. La nuova linea C2 entrerà in funzione la prossima settimana e viaggerà dal lunedì al venerdì (con la prima corsa da via Martiri di Cefalonia alle 7 e l’ultima in partenza da Poasco alle 19.30) e al sabato mattina, collegando frazioni e centro città. Gestore del servizio sarà Autoguidovie, che ha accolto la richiesta del Comune di introdurre una nuova linea, consentendo il collegamento diretto tra Poasco, Borgo Bagnolo, via Buozzi, via Grandi e il Concentrico. Trattandosi di una corsa urbana il costo del biglietto sarà di 1,30 euro. «Dall'inizio della nostra Amministrazione lavoriamo per dare a tutti i cittadini, anche a quelli che abitano più distanti dal centro, la possibilità di scegliere un mezzo alternativo all’auto – spiega il Sindaco Andrea Checchi –. Questo nuovo servizio di bus di linea va in questa direzione, riducendo le distanze all'interno della città e costituendo un’occasione di rilancio per la zona produttiva di via Buozzi/Grandi». Il nuovo percorso verrà effettuato con pullman da 19 posti, alimentato a metano. Dopo una prima fase sperimentale (fino al 31 dicembre), si tireranno le somme onde eventualmente intervenire con modifiche e miglioramenti.  Fonte: 7giorni

venerdì 26 ottobre 2018

Melegnano, è Sos pescatori di frodo nel Lambro

Carpe e tinche in diminuzione, si affaccia l’ipotesi di un mercato verso Est


Dopo i siluri del Po, le carpe del Lambro.Il sospetto è che la pesca, non sempre regolare, che si svolge lungo le rive del fiume vada ad alimentare il commercio clandestino di specie ittiche, diretto verso i Paesi dell’Est. Il fenomeno riguarda anche il Sud Milano, dove a lanciare l’allerta sono ambientalisti e associazioni di tutela. Da anni, nei loro sopralluoghi sul territorio, gli esperti riscontrano periodiche puntate di pescatori, per lo più stranieri e non sempre dotati di licenza, che battono i sentieri di accesso alle sponde, incuranti del fatto che il corso d’acqua è inquinato e la qualità della fauna ne risente."Un dato è certo: nel Sud Milano il numero di pesci presenti nel Lambro, e anche nella Vettabia, è diminuito negli ultimi anni – dichiara Giorgio Bianchini, responsabile locale del Wwf -, come si può notare in diversi punti di rilevamento, dall’oasi Levadina a San Donato fino al bosco urbano di Montorfano a Melegnano. A volte lungo il fiume sono state avvisate anche barche di pescatori. Una delle ipotesi è che tutto questo contribuisca ad alimentare un mercato parallelo, uno smercio diretto all'estero". Nel Lambro sono presenti per lo più carpe e tinche, due specie che potrebbero sommarsi ai siluri del Po, catturati con scorribande notturne da parte dei predoni d’acqua dolce, per andare a rafforzare il business del sommerso. "Talvolta a Montorfano il pescato viene consumato sul posto con grigliate e pic-nic improvvisati, che possono costituire un potenziale pericolo per l’oasi, col rischio d’incendi – racconta Erminia Mandarini dell’associazione Il Bradipo -. Fenomeni più ampi, come il commercio di frodo, sono complessi e difficili da approfondire; di certo bisognerebbe aumentare i controlli". Spesso il monitoraggio delle oasi è lasciato ai soli appassionati e volontari, mentre manca una cabina di regia che possa coordinare gli interventi e cercare di arginare l’abusivismo. Il tutto è complicato dai regolamenti che non vietano la pesca lungo il Lambro, ma solo il consumo del pescato. Poiché le acque del fiume non sono considerate di pregio, la cattura della fauna ittica non è normata e questo alimenta un sottobosco ai limiti dell’irregolarità, dove più dei divieti vige la discrezionalità individuale. Aspetti collaterali del problema sono l’accumulo di rifiuti nelle aree vicino al fiume e il continuo calpestio "che fa sparire la vegetazione dalle sponde e le rende più franose - dicono gli esperti -. Ci vorrebbero regole più rigide e un monitoraggio costante". Intanto si aspetta, da parte del Comune di Melegnano, l’emissione di un bando di gara per la gestione delle oasi di Montorfano e del parco Noci. Un affidamento che, almeno nelle intenzioni, porterà anche a un maggiore controllo dei due polmoni verdi. Fonte: Il Giorno

lunedì 1 ottobre 2018

E' morto Charles Aznavour, ultimo grande chansonnier

Il cantante francese di origini armene, monumento della canzone francese, aveva 94 anni.
Nato a Parigi nel 1924 da immigrati di origine armena, Shahnour Vaghinagh Aznavourian, in arte Charles Aznavour, debuttò a teatro come attore di prosa. Nel dopoguerra, grazie a Edith Piaf che lo portò in tournée in Francia e negli Stati Uniti, si mise in luce come cantautore. Ma il riconoscimento mondiale arrivò nel 1956 all'Olympia di Parigi con la canzone Sur ma vie: uno strepitoso successo che gli permise di entrare nella storia degli chansonnier francesi. Il fatto che Aznavour cantasse in sette lingue gli consentì di esibirsi in tutto il mondo divenendo ovunque famosissimo. Ansa.it

mercoledì 29 agosto 2018

Legionella, il numero di malati è raddoppiato in un anno Dopo l’epidemia di Bresso anche nel Lodigiano e Sudmilano cresce l’allarme

Sono quasi raddoppiati, tra il 2017 e il 2018, i casi di Legionella diagnosticati tra Lodi e Melegnano. Nell’ex Asl di Lodi, nei primi 6 mesi del 2017, i casi erano stati 5, mentre nello stesso periodo di quest’anno, i malati sono stati 11. Nell’area di Melegnano, invece, i casi sono passati da 14 a 25. Globalmente nel primo semestre del 2018, si sono registrati 36 casi contro i 19 del 2017. A dirlo sono i numeri pubblicati nel rapporto di agosto dell’Ats.
Il batterio vive nelle acque termali, nei fiumi, nei laghi, nei terreni e nei vapori. Da questi ambienti le legionelle risalgono le condotte cittadine, le fontane e le piscine. Le condizioni più favorevoli alla diffusione del batterio sono la stagnazione, incrostazioni e amebe. I batteri hanno il massimo sviluppo tra i 25 e i 42 gradi centigradi. I fattori maggiori di rischio per la malattia sono l’età avanzata, il fumo, la presenza di altre malattie e la compromissione del sistema immunitario. L’Ats consiglia di mantenere puliti i soffioni delle docce e i filtri dei rubinetti e di far scorrere l’acqua calda prima di utilizzarla.«Bisogna aspettare l’esito dell’indagine epidemiologica sulle fonti del contagio - annota il primario di malattie infettive dell’ospedale Delmati Angelo Regazzetti -. La legionella è un problema. Si tratta di un agente batterico che si contrae per inalazione di vapori di acque contaminate. Il batterio produce la polmonite o la febbre di Pontiac. La prima, soprattutto in soggetti non immunocompetenti, può avere esito fatale. La seconda forma, invece, si risolve spontaneamente senza terapia antibiotica». Fonte: Il Cittadino

San Donato: si spaccia alla luce del giorno sotto le campate della tangenziale

La zona a pochi passi dal quartiere Affari è diventata una sorta di “succursale” del boschetto di Rogoredo

La scena si nota solo se si sa cosa cercare, se si staccano gli occhi dalla strada e si spinge lo sguardo nella grande spianata che si apre sotto gli svincoli della tangenziale, tra le ultime propaggini del “boschetto di Rogoredo” e il “muro” dell’alta velocità ferroviaria, una barriera tutt’altro che invalicabile nonostante i tentativi di chiudere passaggi e varchi. Quello che appare, a chi gira lo sguardo anche solo per un istante, è un mondo a sé, fatto di figure che percorrono sentieri polverosi, qualcuno a passo rapido, molti curvi su se stessi, altri lentamente e quasi guardinghi. Puntando lo sguardo si scopre un mondo a parte, una terra di nessuno a metà strada tra San Donato e Milano, propaggine tristemente nota del “boschetto della droga” che si apre a poche centinaia di metri e da dove arrivano in tantissimi in cerca di zone considerate forse più sicure, meno visibili o forse semplicemente meno affollate. Sembra insomma ripreso a pieno ritmo il triste fenomeno dello spaccio sotto le campate della tangenziale, a due passi dal quartiere Affari di San Donato e lungo la linea ferroviaria che da Milano porta a Lodi. Nei mesi scorsi le Ferrovie avevano iniziato ad innalzare un “muro”, una barriera a protezione della linea ferroviaria – su cui transitano anche i treni Alta Velocità – per tentare di impedire l’attraversamento dei binari, pratica utilizzata sia come via di fuga in caso di controlli o retate sia per alimentare una sorta di “succursale” del boschetto di Rogoredo. La zona è stata anche ripulita, con un vero e proprio “disboscamento” che ha portato all’eliminazione dell’alta vegetazione che celava alla vista i traffici che vi venivano consumato. Gli interventi di “prevenzione” non sembrano però aver ottenuto i risultati sperati. A rendere ancora più difficile, per le forze dell’ordine, il controllo del fenomeno, anche la relativa facilità di “avvistamento” da parte degli spacciatori che hanno scelto l’area sotto la tangenziale come “piazza”, raggiungibile solo a piedi e costantemente controllata da “vedette” che avvisano nel caso di “pericolo” Fonte: Il Cittadino

Melegnano, il Comune tuona: «Chiudere la moschea»

È abusiva, nel perimetro di un sito inquinato. E «Entro giovedì dovrà cessare l’attività». La decisione sul centro culturale islamico di Melegnano è stata presa nelle scorse ore dagli uffici comunali in coda a i quattro sopralluoghi compiuti negli ultimi mesi dalla polizia locale di Melegnano. L’ultimatum è fissato dunque per il 30 agosto, e «Qualora ciò non avvenisse (la chiusura, ndr), verranno inviate le comunicazione di rito all’autorità giudiziaria, a cui potrebbero seguire le operazioni di sgombero o divieto di accesso», assicura il sindaco Rodolfo Bertoli.Il nodo, come detto, è rappresentato dalla presenza della moschea all’interno di un sito inquinato di rilevanza regionale (l’ex chimica Saronio) e del costante, grande afflusso di persone che lo frequentano: «Negli ultimi mesi la polizia locale ha effettuato ripetuti sopralluoghi, i cui esiti sono risultati contrastanti sull’attività interna all’immobile ad ovest della città - spiega il sindaco-. Ma gli ulteriori controlli di inizio agosto hanno inequivocabilmente accertato che il capannone vede la presenza di un notevole afflusso di persone per ragioni di culto o comunque per svolgere attività di carattere sociale e culturale. Tutto questo in aperto contrasto con il parere dell’Asl che vieta lo svolgimento di attività non produttive, ed in particolare la presenza di categorie di persone deboli quali i bambini». 
Morale? «Entro giovedì 30 agosto dovrà cessare qualunque attività esclusa dal parere dell’Ats (ex Asl) conformato dalla sentenza del Tar, nonchè in contrasto con la normativa urbanistica vigente in città» ribadisce Bertoli. il cambio di destinazione d’uso da produttivo a culturale-religioso, che secondo Asl e Regione Lombardia avrebbe comportato rischi per la salute dei frequentatori, era stato negato nel settembre 2014 dall’amministrazione in carica all’epoca. Fonte: Il Cittadino

San Donato, la Paullese è maglia nera delle discariche

Cinquanta tonnellate di rifiuti gettati illegalmente sulla Paullese e raccolti ogni anno dai cantonieri e dagli operatori ecologici. La ex statale 415 è la strada dell’hinterland milanese più colpita dall’abbandono abusivo di pattume, che periodicamente viene scaricato nelle piazzole di emergenza e lungo le carreggiate della strada. A stabilirlo sono le stime raccolte dalla Città Metropolitana che, dati alla mano, mostrano una recrudescenza del fenomeno nella zona del Sud Est. "La Paullese è la strada dove, tra quelle di nostra competenza, in assoluto vengono scaricati più rifiuti. I disagi lamentati dai cittadini sono reali, spesso le piazzole diventano vere e proprie discariche a cielo aperto", spiegano dalla Città Metropolitana, l’ente sovracomunale che gestisce una rete di strade di circa 700 chilometri, divisi su 134 Comuni.
"I rifiuti si accumulano non per inerzia o disattenzione da parte dei nostri operatori – continuano dagli uffici di Palazzo Isimbardi –. È un problema di carattere culturale e lo dimostra il fatto che, dopo ogni intervento di pulizia, vengono scaricati altri rifiuti. Bastano pochi giorni e il problema riaffiora». A volte i sacchetti con i rifiuti domestici vengono lanciati direttamente dalle auto in corsa, altre volte si tratta di oggetti voluminosi – come materassi, vecchi mobili, elettrodomestici e calcinacci – scaricati dai camioncini di notte o nelle ore in cui i flussi di traffico sono in calo. "I nostri cantonieri si occupano quotidianamente della manutenzione – proseguono – e, mentre sono sul posto, raccolgono i rifiuti più piccoli che trovano sulle piazzole. Li caricano sui camioncini e li portano nelle discariche comunali convenzionate. Quando i rifiuti sono troppi e ci sono anche oggetti ingombranti, intervengono le aziende appaltatrici del servizio. In questo caso, però,le procedure burocratiche sono più lunghe e la pulizia meno tempestiva".
I dati sono impressionanti. "L’azienda che si occupa della pulizia e dello smaltimento dei rifiuti sulla Paullese – entrano nel dettaglio dagli uffici – effettuata tra i 3 e i 4 interventi all’anno e, ogni volta, raccoglie mediamente 12 tonnellate di rifiuti. A conti fatti, sono circa 40 tonnellate l’anno di ingombranti, a cui bisogna aggiungere almeno una decina di tonnellate raccolte quotidianamente dai nostri cantonieri». Le zone più colpite sono le rampe di accesso, le piazzole di emergenza e le aree isolate. «Ai nostri uffici arrivano valanghe di segnalazioni da parte dei cantonieri, dai Comuni e dai cittadini. E ogni volta, vengono attivate le procedure per ripulire le discariche illegali», confermano dall’Ente.
Un piano di azione per stroncare il fenomeno . «È allo studio un progetto per l’installazione di telecamere nei punti più a rischio – annunciano dalla Città Metropolitana –, ma è un intervento costoso e non risolutivo. È difficile stanare i responsabili solo con la videosorveglianza: la strada è molto lunga ed è difficile da monitorare». Basta rompere una telecamera o spostarsi di pochi metri per farla franca. È importante, quindi, agire anche sul fronte della prevenzione. «Stiamo collaborando con i sindaci per avviare un percorso di prevenzione nelle scuole e con i cittadini – fanno sapere dall’Ente –: l’abitudine ad abbandonare i rifiuti è trasversale a tutte le fasce sociali, spesso ci sono professionisti e persone socialmente elevate che non rispettano le regole». Fonte: Il Giorno

San Donato, cerca di avvelenare un collega mettendo acido nella sua bottiglietta

Ha cercato di avvelenare un collega mettendo dell'acido cloridrico nella bottiglietta che aveva sulla scrivania. I carabinieri hanno accertato che, in passato, aveva già molestato una sua collega per telefono e imbrattandole auto e porta di casa. Per questo i militari hanno arrestato per atti persecutori, ma le è stata accusata anche il tentato omicidio, una dipendente dell' Eni di San Donato di 52 anni. In casa i militari del centro dell'hinterland milanese hanno trovato delle bombolette spray. Nella borsa una bottiglietta con la sostanza caustica e una siringa. Fonte: Il Giorno

sabato 28 luglio 2018

Da Monza a Milano il fiume Lambro si colora di verde


Il Lambro di colore verde per scarichi illegali nel fiume

Nella prima serata di martedì 24 luglio 2018, verso le 20:30, il fiume Lambro si è colorato di un bel verde smeraldo. I primi ad accorgersene sono stati i cittadini della provincia di Monza, in particolare di Cologno Monzese, che hanno immediatamente avvisato i vigili del fuoco. La cosa ha poi interessato il corso del Lambro fino a Milano.

La colorazione anomala del corso d'acqua è stata causata dallo sversamento nel fiume di scarichi prodotti da un'azienda farmaceutica, si tratta in particolare di un composto chimico chiamato fluoresceina  sodica - o sale sodico della fluoresceina - che a contatto con i raggi ultravioletti assume un colore verde fluorescente e che si utilizza nella preparazione di coloranti per lana e seta, come indicatore  in speleologia per individuare corsi d'acqua sotterranei ma anche in oculistica per evidenziare lesioni vascolari nella retina o nelle analisi del fondo oculare.

L’azienda regionale per la protezione dell'ambiente (Arpa) ha effettuato dei campionamenti dell'acqua per verificare l'eventuale tossicità del composto, il quale è risultato dalla tossicità molto bassa - è considerata una sostanza irritante - e biodegradabile (aspetto che dovrebbe far tornare alla normalità le acque del Lambro nel giro di pochi giorni).

Le autorità hanno quindi individuato l'azienda responsabile, che verrà dunque sanzionata.
Tuttavia, come ricorda Legambiente, non è il primo caso  di sversamento illegale nelle acque del fiume Lambro: un analogo episodio si era verificato già nel 2013, fortunatamente senza conseguenze ambientali.
Ma in passato ci sono stati altri casi che hanno invece avuto pesanti conseguenze sull'ambiente, come nel 2010 quando dallo stesso collettore fognario sono state riversate nelle acque del fiume diverse tonnellate di idrocarburi, con pesanti danni per l'ambiente. Inoltre risale ai primi di luglio la segnalazione di una moria di pesci nel fiume per cause ancora ignote.

Secondo quanto dichiarato dalla presidente di Legambiente Lombardia, Barbara Meggetto: «Purtroppo è solo l'ennesimo episodio di sversamento nei fiumi lombardi; Il periodo estivo e l'abbassamento dei controlli rappresentano infatti una ghiotta occasione per chi vuole disfarsi illegalmente di sostanze derivanti dall'attività produttiva  oppure di rifiuti privati. Fortunatamente in questo caso si tratta di un composto pressoché innocuo, ma rimane il timore di veder compromesso l'ecosistema fluviale. Non bisogna abbassare la guardia, perché se ogni estate ci troviamo a parlare di scarichi impropri significa che qualcosa nella macchina dei controlli e dei presidi del sistema depurativo non funziona».
Legambiente inoltre sottolinea come inciviltà e illegalità spesso vadano a braccetto e chiede pertanto di potenziare le verifiche degli scarichi industriali nel bacino del fiume Lambro per reprimere questi fenomeni, che si ripetono con troppa frequenza. Fonte: 7giorni
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