Tocca a Giuliano Palma & The Bluebeaters scaldare il pubblico con alcuni tormentoni ska come “Se ne dicono di parole”, “Testarda io” e “Tutta mia la città”. Gli Zero Assoluto giocano in casa ma il pop sentimentale di Thomas De Gasperi e Matteo Maffucci risulta alquanto soporifero in un contesto di piazza. La rivelazione del soul John Legend arriva per presentare il suo terzo album “Evolver” e conquista per il sound raffinato, che passa da Marvin Gaye fino al moderno R’n’B. In un’ora il 30enne vocalist, accompagnato da una scenografica band con sezione fiati e coristi, presenta “Used to love you”, “Let’s Get Lifted”, “Satisfaction” “Ordinary people” e il singolo “Green Light”. Da rimarcare la sua riproposta di “I Want you”(She’s so Heavy) dei Beatles, uno dei brani più rock dei Fab Four. Sul secondo stage, a fianco del principale, si sono esibiti il dj set di Andro.I.D ovvero Andrea Mariano, tastierista dei Negramaro, e la nuova star dell’hip hop italiano Marracash con il tormentone “Badabum cha cha” a tutto volume nelle casse.
Alle 23 i due conduttori salutano il pubblico e lasciano spazio al gruppo dell’icona dark Robert Smith acclamato dai tanti fans presenti. I Cure tornano nella Capitale, dopo otto mesi dal precedente concerto, per presentare "4:13 Dream"(Universal), il loro 13° lavoro, composto da 13 tracce. L'ossessione per il numero ha portato all'idea di 4 singoli da pubblicare il 13 di ogni mese ma è stata abbandonata per non tardare troppo l'uscita. La band inglese ha suonato il disco a partire dall’iniziale “Underneath The Stars”. Il sound è potente e acido, con la chitarra di Porl Thompson in evidenza e la solida sezione ritmica di Simon Gallup e Jason Cooper. E’ ancora arduo dare un giudizio sul lavoro, alcuni brani sono più tirati, vedi “Switch” e “Sleep when I’m Dead” altri più nella tradizione come “The Scream”. Dopo una pausa pubblicitaria, parte il secondo set con i classici. Per motivi di tempo sono state tagliate le canzoni più estese, “Pictures of you” e “A forest”. Si parte con “Lullaby” seguita da “Fascination street”, si evidenzia la scelta dell’assenza di tastiere per un suono essenziale. Ancora ”Wrong number”, “The end of the world” e si torna indietro nel tempo con “The walk” e poi “Lovesong”. Quando Smith abbraccia l’acustica esegue “Friday I’m in love” molto applaudita come “Inbetween days”. A chiudere una serata per molti versi memorabile non mancano “Just like heaven” e “Boys don’t cry”. Fonte: Musicalnews.com
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