mercoledì 12 maggio 2010

Vizzolo - Miracolo a Montebuono, sulla “collina dei rifiuti” ora fiorisce il biancospino - La natura sta riconquistando la discarica chiusa nel 1999

Dalla “cittadella dei rifiuti” sta nascendo la “collina dei biancospini”. L’ex discarica di Montebuono a Vizzolo Predabissi, a più di dieci anni dalla chiusura, è ormai quasi un mondo nuovo. Fa un certo effetto arrampicarsi su una salita “naturale” in mezzo alla terra più piatta che c’è. Sembra di essere in Oltrepo o forse anche sui colli banini, ma non tornano i conti con il paesaggio circostante. Sotto i nostri passi ci sono quattro milioni di tonnellate di rifiuti, o quel che ne resta dopo tanto tempo. Un’unità di misura che si stenta a comprendere. È l’eredità dei vent’anni, 1980-99, in cui la montagnetta vizzolese ha funzionato da pattumiera per tutta Milano e per il suo esercito di 180 comuni (allora non c’erano Monza e Brianza). un oceano di immondiziaSopra l’oceano di scorie, divenuto assolutamente invisibile, inghiottito dall’inevitabilità dei processi geologici, si staglia il profilo di un “sistema collinare” che sembra quasi aver voluto sanare la poca nobiltà delle sue origini con l’elevarsi sopra tutto quel che lo circonda. Al punto di confine fra Vizzolo, Cerro al Lambro e San Zenone, dove il Lambro riacquista quel po’ di aspetto di fiume che gli manca a Milano, domina oggi una movimentata linea d’orizzonte con filari di alberi sulla cima. Non è piccola, questa ondulazione che fa domandare agli ignari del posto da dove salti fuori. La superficie copre 20 ettari, venti campi di calcio, allungati in direzione nord-sud con la ferrovia da una parte e il Lambro dall’altra a segnare il confine. La sommità di Montebuono in passato ha raggiunto i 25 metri, poi la decantazione dei rifiuti ha limato le quote, attestandole al valore massimo oggi misurato di venti metri. Quanto basta comunque per godere di un panorama libero in tutte le direzioni. un panorama senza ostacoliLo spettacolo migliore si gode forse affacciandosi alla scarpata ovest, verso Cerro al Lambro, dove lo zigzagare del fiume ha l’aspetto che poteva avere secoli fa: nessuno è venuto a impiantare capannoni così vicino all’acqua (nemmeno l’Autosole all’orizzonte ha fatto sorgere la tentazione) e la macchia alberata attorno è bella fitta. In realtà c’è un elemento che presto arriverà a mutare il paesaggio: la tangenziale est esterna di Milano, la nuova autostrada metropolitana ormai imminente nei lavori. Ma correrà in un angolo, in un campagnone sacrificale tutto a nord della “collina”, la quale forse è tanto più preziosa in quanto cuscinetto naturale della tangenziale bis. «Montebuono ha funzionato per circa due decenni - riassume dunque l’ingener Paolo Colombo della Vizzolo Ambiente srl-Gruppo Unendo, consulente tecnico per i siti di stoccaggio di Vizzolo e Cavenago d’Adda - sino all’ultimo camion arrivato il 31 novembre 1999. Nel momento di massimo afflusso qui scaricavano cento compattatori al giorno, per un risultato complessivo di quattro milioni di tonnellate stivate nei lotti. Oggi siamo a quasi quindici anni di distanza dal sigillo definitivo e molte cose sono cambiate. Il ciclo di estrazione del biogas è quasi al termine, anche se l’andamento irregolare non fornisce la certezza sulla data del completo esaurimento. Il biogas continua dunque ad alimentare la centralina da 4 megawatt che fornisce energia termica e acqua riscaldata all’ospedale Predabissi. Ma se non fosse per le bocchette per l’estrazione del biogas, chi cammina qui sopra potrebbe pensare di non essere in un ambiente di orgine antropica». il ritorno degli animaliLa natura appunto. Un po’ ci ha pensato da sola a ritornare, un po’ ha avuto bisogno di una mano. Spiega come Vincenzo Caminada del Wwf melegnanese, al lavoro su Montebuono come consulente agronomo e forestale: «Le piante nate spontaneamente sono state integrate da innesti artificiali. La specie caratterizzante dovrebbe essere proprio il biancospino, che è resistente e dà uno spettacolo magnifico in primavera. Naturalmente in futuro bisognerà evitare che il bosco invada tutto, soffocando anche eventuali piste ciclabili, perché lasciate a se stesse le cose andrebbero così: qui tornerebbe la selva. Il Wwf propone invece un’alternanza di ambienti fra prato e area boscata, in modo da lasciar libera la visuale. Gli animali? Sono già tornati, in massa. Abbiamo avvistato persino il gruccione comune, un uccello dal piumaggio fantastico che nella pianura padana si ritira in ambienti che sente completamente “protetti”». Una “vittoria” da difendere ad ogni costo.Fonte: Il Cittadino

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