Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha promulgato oggi la riforma Gelmini, la legge recante "norme in materia di organizzazione delle Università, di personale accademico e reclutamento, nonchè delega al governo per incentivare la qualità e l'efficienza del sistema universitario". Ma il Capo dello Stato, rende noto un comunicato del Colle, ha contestualmente indirizzato una lettera al presidente del Consiglio dei ministri in cui si sollevano diverse osservazioni, con cui auspica il «superamento delle criticità» presenti nella riforma, partendo da un «costruttivo confronto con tutte le parti interessate». Nella lunga lettera indirizzata a Silvio Berlusconi, Napolitano spiega: «Promulgo la legge, ai sensi dell'art. 87 della Costituzione, non avendo ravvisato nel testo motivi evidenti e gravi per chiedere una nuova deliberazione alle camere, correttiva della legge approvata a conclusione di un lungo e faticoso iter parlamentare. l'attuazione della legge è del resto demandata a un elevato numero di provvedimenti, a mezzo di delega legislativa, di regolamenti governativi e di decreti ministeriali; quel che sta per avviarsi è dunque un processo di riforma, nel corso del quale saranno concretamente definiti gli indirizzi indicati nel testo legislativo e potranno essere anche affrontate talune criticità, riscontrabili in particolare negli articoli 4, 23 e 26».
Nel dettaglio: «Per quel che riguarda l'articolo 6, concernente il titolo di professore aggregato, pur non lasciando la norma, da un punto di vista sostanziale, spazio a dubbi interpretativi della reale volontà del legislatore, si attende che ai fini di un auspicabile migliore coordinamento formale, il governo adempia senza indugio all'impegno assunto dal ministro gelmini nella seduta del 21 dicembre in senato, eventualmente attraverso la soppressione del comma 5 dell'articolo».
L'art. 23 della riforma universitaria appena promulgata, che riguarda i contratti di insegnamento, appare al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano «di dubbia ragionevolezza nella parte in cui aggiunge una limitazione oggettiva riferita al reddito ai requisiti soggettivi di carattere scientifico e professionale». Giorgio Napolitano considera inoltre «non coerente con il criterio del merito» la parte dell'art.4 della legge di riforma dell'Università che prevede l'assegnazione delle borse di studio con una «riserva» che tiene conto dell'appartenenza territoriale degli studenti.
Il ministro Gelmini: "Ne terremo conto": «Certamente, insieme al presidente Berlusconi, terremo conto delle osservazioni formulate dal Quirinale», ha promesso il ministro dell'Istruzione.Fonte: L'Unità.it
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