Negli ultimi 18 mesi sono stati 140 i casi di violenze negli ospedali di Sud Milano e Martesana.
Insulti, minacce, in qualche caso botte. Le aggressioni al personale sanitario da parte di pazienti, o loro familiari, rappresentano un fenomeno in crescita, anche a livello locale. Nel colosso sanitario del Sud-Est Milanese, l’Asst di Melegnano e della Martesana, negli ultimi 18 mesi si sono registrati 140 episodi di violenze, verbali e in alcuni casi fisiche, ai danni di operatori dell’azienda. I numeri sono stati resi noti ieri, durante il convegno «Violenze e aggressioni al personale: quali strumenti giuridici per tutelarsi?», organizzato dalla stessa Asst nell’aula magna del Predabissi.
L’incontro aveva l’obiettivo di fare il punto su un tema attuale e spinoso, ma anche di ribadire che «l’azienda ha intenzione di rivestire un ruolo attivo in difesa dei propri dipendenti, anche affiancandoli nello sporgere denuncia e nell’addebitare eventuali danni a chi li provoca», ha precisato il direttore sanitario Stefano Schieppati. L'escalation della violenza può andare dalla parolaccia al contatto fisico. La maggior parte delle aggressioni si registra al pronto soccorso e nei centri di salute mentale, ma nessun reparto è esente dal potenziale rischio che una discussione possa degenerare. A volte sono i pazienti ad assumere atteggiamenti litigiosi, sull’onda di uno stato d’animo alterato; altre volte sono i parenti ad alzare la voce, oppure le mani. Nel mirino medici e infermieri, ma anche addetti al front-office. Si tratta di situazioni che «possono avere contraccolpi psicologici importanti su chi li subisce e creare un clima di paura», come ha ricordato Chiara Patelli, risk manager dell’Asst.
Alcuni episodi restano indenunciati per timore di ritorsioni. Al contrario, il maresciallo dei carabinieri Domenico Faugiana, intervenuto al convegno, ha rimarcato l’importanza, anzi l’obbligo della denuncia, un passaggio indispensabile per poter avviare le indagini e ricostruire i fatti. «L’azienda può procedere d’ufficio, anche senza l’autorizzazione della vittima, nel segnalare l’accaduto - ha precisato l’esperto -. In questo modo l’aggredito è al riparo da eventuali ritorsioni». Durante il convegno il convegno si è ricordato l’impegno dell’Asst per cercare di prevenire le situazioni-limite, a partire dai corsi di formazione che dal 2013 vengono proposti ai dipendenti sul tema della de-escalation. Inoltre, nei reparti sono presenti dei pulsanti per allertare la sicurezza, in caso di necessità. «Anche gli arredi - aggiunge la risk manager - sono posizionati in modo che l’operatore non abbia le spalle al muro, ma possa ritagliarsi una via di fuga». Infine, manifesti e locandine cercano di sensibilizzare gli utenti ad adottare sempre atteggiamenti civili e di buon senso. Il convegno dell’Asst arriva pochi giorni dopo l’approvazione, da parte del Senato, di un disegno di legge contro le aggressioni agli operatori sanitari, con un inasprimento delle pene per i colpevoli. Fonte: Il Giorno

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