WASHINGTON - Bp alza bandiera bianca. Dopo due settimane di tentativi di fermare la marea nera nel Golfo del Messico, tutti miseramente falliti, la compagnia petrolifera responsabile del disastro ammette che praticamente non sa che pesci pigliare. E rassegnata a una sostanziale impotenza, si e' rivolta al pubblico per avere qualche buona idea, pur di fermare il flusso di petrolio in mare dalla piattaforma affondata. Intanto i vertici dell'azienda fanno sapere che l'esplosione della base le ha causato un danno economico di 270 milioni di euro. Ma e' una cifra irrisoria rispetto al danno gravissimo che questa massa enorme di petrolio sta provocando alle coste meridionali degli Stati Uniti e alle tasche dei suoi abitanti. In questa sorta di appello disperato, la Bp ha messo a disposizione il proprio sito web dove e' pronta a ricevere ogni tipo di suggerimento. Poi sara' cura della compagnia far esaminare ogni ipotesi ai propri ingegneri e tecnici. Saranno loro a stabilire la fattibilità dei singoli progetti. Intanto le autorita' federali americane hanno autorizzato la Bp a spruzzare grandi quantita' di solvente nelle profondita' marine del Golfo del Messico per cercare di frenare l'afflusso del petrolio in superficie. Questo tipo di procedura, ha aggiunto un portavoce della compagnia petrolifera, non era mai stata seguita per incidenti di questo tipo. Sinora l'Epa, l'agenzia governativa Usa che si occupa di difesa dell'ambiente, non aveva dato il suo via libera, preoccupata che la cura fosse peggiore del male e che aggiungere altre sostanze chimiche potesse danneggiare ulteriormente l'ecosistema, già messo a dura prova. Ma dopo il fallimento della cupola, si tenta di tutto. Nel frattempo si sta pensando di calare in fondo al mare una calotta, molto piu' piccola della cupola dei giorni scorsi, in cui iniettare dall'alto tonnellate di detriti in modo da fermare il flusso di petrolio che continua a fuoriuscire dal pozzo, al ritmo di 750mila litri al giorno. Un'operazione che comunque non e' mai stata sperimentata negli abissi cosi' profondi. Nel frattempo, a terra, in Louisiana, gli elicotteri stanno volando sulle coste per sistemare barriere di sacchi di sabbia in grado di bloccare la marea inquinante. Si stanno creando anche degli enormi blocchi, anche questi composti da sabbia, da buttare al largo, sempre allo scopo di contrastare il flusso del petrolio. Appena saranno pronti, gli aerei della Guardia Nazionale li lanceranno sul mare in punti stabiliti, dove si spera possano frenare al meglio le onde intrise di petrolio.Fonte: Ansa.it
Nessun commento:
Posta un commento