Di ultima generazione. E assolutamente compatibili con la risonanza magnetica nucleare. Dove sta la novità? Semplice: nel fatto che queste due caratteristiche sono proprie di due innovativi pacemaker impiantati di recente su altrettanti pazienti del territorio dallo staff medico della cardiologia dell’ospedale di Codogno guidata dal primario Carlo Bianchi. Due operazioni eseguite senza complicazioni e che hanno catapultato la cardiologia codognese nell’elenco di quei pochi centri ospedalieri della Lombardia attivi su questo importante fronte d’innovazione. Finora, infatti, i portatori di pacemaker hanno dovuto sempre convivere con un limite pesante: non potersi sottoporre ad una risonanza magnetica nucleare, ovvero a quell’esame indispensabile per la diagnosi di molte patologie, sia ossee che articolari, che dei tessuti molli. Praticamente nullo il «feeling» tra l’apparecchiatura metallica del pacemaker (e dei suoi elettro-cateteri) e la risonanza magnetica: il campo magnetico prodotto dall’esame può portare ad un malfunzionamento del pacemaker, se non addirittura ad un suo spostamento. I pacemaker di ultima generazione, appositamente «schermati» nelle loro parti metalliche, superano però questo limite. E permettono anche ai portatore di pacemaker di sottoporsi a risonanza magnetica. Facile intuire le ripercussioni positive sulla qualità della vita dei malati, soprattutto di quei pazienti cardiopatici che, per motivi clinici (la presenza di un tumore, ad esempio), hanno bisogno anche di controlli periodici con risonanza magnetica. «Adesso potranno sottoporsi a questo esame in tutta sicurezza, senza rinunciare ai vantaggi della cardiostimolazione- sottolinea il dottor Cesare Guasconi, cardiologo dello staff medico del reparto codognese- Un passo avanti davvero importante». Per il momento, questi innovativi pacemaker non saranno impiantati su tutti i pazienti bisognosi di cardiostimolazione (vuoi solo per una questione di costo).Si guarda però già in prospettiva: l’intenzione, infatti, è di continuare ad impiantare soprattutto pacemaker convenzionali, abbinati però sistematicamente a cateteri «schermati». «In questo modo, una futura sostituzione del pacemaker con il tipo compatibile alla risonanza magnetica potrà essere effettuata senza toccare gli elettro-cateteri che terminano nel cuore», aggiunge il dottor Guasconi. Come detto, in Lombardia ad utilizzare questi innovativi pacemaker sono pochi centri sanitari. Qualcuno a Milano, qualcun altro a Pavia. Adesso c’è anche Codogno e la sua cardiologia. Dove, peraltro, già da tempo i progressi tecnologici sono guardati con favore. Un esempio? Arriva dal sistema «Carelink» adottato già dal 2009 in reparto: sfruttando linea telefonica e collegamento ad Internet, anche da casa il cuore dei pazienti portatori di pacemaker o defibrillatore può essere tenuto sotto controllo dai cardiologi dell’ospedale. Fonte: Il Cittadino
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