mercoledì 17 novembre 2010

Comazzo - Il tempio di Bramante torna a splendere - Spariranno le macchie di umidità, verranno chiuse le fenditure e l’edificio sarà in grado di reggere ai terremoti - Un progetto per recuperare l’antica chiesa di San Biagio a Rossate

La chiesa di Rossate ritorna a vivere. 

Spariranno le macchie d’umidità che si sono divorate la struttura, verranno suturate le fenditure che si allargano sulla facciata, sarà assestato l’edificio di culto che verrà reso a prova di terremoto e verranno rivisitati gli impianti proiettandolo nel futuro con presidi tecnologici (sarà installato per esempio un sistema antifurto wireless comandato da una centrale controllabile via Gsm). Un intervento in due fasi, molto oneroso, ma non più rinunciabile per restituire il meritato splendore a un gioiellino, pensato dal Bramante, immerso tra i campi a Rossate, nei pressi di Lavagna di Comazzo. Il progetto di restauro conservativo della chiesa di San Biagio verrà illustrato venerdì, a Lodi, presso la sala dei Comuni nel complesso del convento di San Domenico a partire dalle 20. Al tavolo dei relatori ci saranno il presidente della Provincia Pietro Foroni, il parroco di Comazzo e Lavagna don Piergiacomo Gazzola, il funzionario della soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Milano Paolo Chieca e lo staff formato dal professore Francesco Mazzola, dall’architetto Francesca Moroni e dal restauratore Franco Pallanza, che hanno lavorato al progetto di recupero della chiesa. Circa quattrocento gli inviti diffusi, che hanno interessato personalità di spicco tra cui il prefetto della Provincia di Lodi Peg Strano Materia, l’ambasciatore di Cipro in Italia, il console bulgaro, un professore che arriva dall’Azerbaijan, solo per citare alcuni ospiti. Parteciperanno i sindaci del territorio, la associazioni di categoria, architetti e ingegneri, il clero lodigiano e numerose fondazioni. Negli ultimi decenni la chiesa è stata oggetto di due interventi. Il primo, del 1991, ha consolidato le fondamenta della cappella meridionale, rifatto le coperture, realizzato il pavimento interno della chiesa fino ad allora in terra battuta e sostituiti i serramenti. Il secondo, del 2001, ha avuto come scopo quello di eseguire il rilievo geometrico, alcune indagini diagnostiche e il progetto degli impianti. Purtroppo delle informazioni raccolte è rimasto ben poco negli archivi della soprintendenza. Oggi la chiesa presenta i segni di dissesti e di patologie che sono la manifestazione di alterazioni che hanno modificato lo schema strutturale e l’apparato materico e decorativo. A titolo di esempio le lesioni che interessano gli archi hanno ridotto la loro capacità di portata modificando la distribuzione dei carichi nelle murature. Allo stesso tempo l’umidità si è insinuata disgregandole parzialmente. L’intento è quello di effettuare ora un intervento veramente risolutivo, in due lotti di lavori, che a conti fatti costerà circa un milione di euro. Ecco perché diventa fondamentale reperire risorse e accedere ai finanziamenti per restituire ai fedeli e agli storici dell’arte una delle testimonianze architettoniche più fulgide dell’intero territorio.Fonte: Il Cittadino

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