Legambiente Lombardia ricorre al tribunale amministrativo regionale contro l’impianto fotovoltaico da oltre 5 megawatt complessivi a cascina San Bruno a San Colombano, in realtà una serie di impianti da 0,5 o 0,999 mw ciascuno per i quali la società Quotidia di Codogno ha ottenuto l’autorizzazione unica dalla Provincia di Milano. L’associazione del cigno fa eco alle molte perplessità sollevate dagli ambientalisti locali riguardo all’utilizzo di terreno coltivabile per produrre energia, per quanto pulita: dichiarazioni ufficiali sono rinviate ai prossimi giorni, ma sembra di capire che uno dei rischi, secondo Legambiente, sia quello di impoverire il terreno con diserbanti, durante il periodo di esercizio, previsto per 25 anni, e che plinti di cemento e altre infrastrutture a supporto dei pannelli possano rendere troppo costosa la futura bonifica.«Ci rendiamo conto che questo progetto rischia di essere frainteso, forse c’è stato un difetto di comunicazione da parte nostra o dell’amministrazione comunale di San Colombano - spiega Mauro Pupillo, uno dei soci di Quotidia nonché responsabile dell’area “commerciale” dell’azienda -. Riguardo al ripristino, abbiamo prestato un’ampia fideiussione alla Provincia di Milano e ci sarà anche un’adeguata attenzione al riciclo dei pannelli, che ormai ha un suo mercato consolidato visto che si recupera silicio già purificato. Stiamo trasmettendo anche documenti integrativi».Quotidia si occupa di progettazione, il terreno è stato preso dall’agricoltore, che ne è proprietario, in diritto di superficie, e gli investitori attuano ciascuno una “fetta” del progetto. Un investimento complessivo da almeno 30 milioni di euro che, permanendo gli incentivi ventennali del “conto energia”, potrà dare, stando alle previsioni del sito Quotidia.it, un rendimento finanziario dall’8 al 30 per cento annuo. C’è chi sostiene che tra gli investitori ci sia anche Claudio Pedrazzini, già esponente di spicco locale di Forza Italia e vice presidente della Provincia di Lodi. «Smentisco che sia tra gli investitori di questo progetto», chiarisce Pupillo, che fino al febbraio del 2006 era assessore al bilancio e ai lavori pubblici a Villanova Sillaro, il comune dove Quotidia, nel 2008, aveva inaugurato il primo grande impianto fotovoltaico del Lodigiano, sul tetto di una logistica. Un progetto i cui investitori sono soddisfatti e che ha portato fortuna alla società, che ha aperto due mesi fa anche una sede a Miami, in Florida, «visto che negli Stati Uniti stanno pensando a incentivare il fotovoltaico con un sistema analogo al “conto energia” in vigore in Italia», spiega Pupillo.Il quale, comunque, rassicura chi teme che l’esperienza di San Colombano porti a una proliferazione di pannelli nei campi una volta considerati tra i più fertili d’Italia: «Gli incentivi per impianti a terra stanno diminuendo, questo è stato l’anno del boom che, a mio parere, non si ripeterà. Va anche detto, però, che quando mi chiedono di ricoprire di pannelli il tetto in coppi di un bel porticato di cascina lombarda io stesso mi oppongo: a mio parere si rischierebbe di danneggiare l’estetica, e in quel caso ritengo preferibili altre soluzioni».Finchè lo Stato continuerà a incentivare la produzione di energie rinnovabili, questo investimento è sicuramente lungimirante, con una redditività che può toccare centinaia di migliaia di euro a ettaro, per gli impianti a terra. Che, infatti, si moltiplicano. E, se a realizzarli è una società agricola, gli utili sono esentasse. Legambiente sembra chiedere solo garanzie di non compromissione della vocazione agricola dell’area, che non è nel perimetro del parco collinare e che peraltro era incolta: «Abbiamo rispettato tutte le norme - conclude Pupillo - ma un confronto con gli ambientalisti, magari per creare linee guida condivise per tutto il territorio, potrà essere costruttivo».Fonte: Il Cittadino
giovedì 18 novembre 2010
San Colombano - Legambiente contro i pannelli nei campi - Ma la società Quotidia chiarisce: «È tutto in regola e il ripristino dei terreni è garantito con una fideiussione» Ricorso al Tar per fermare l’impianto da 5 megawatt a San Bruno
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