È dibattito sul sesto palazzo uffici Eni. All’indomani del debutto di fronte ai consiglieri comunali della maxi operazione immobiliare messa in pista dal colosso petrolifero, il sindaco Mario Dompé in una nota ha parlato di «un progetto che rilancerà la città». Ma dall’altra parte la minoranza, in attesa di approfondire i contenuti dei documenti che disegnano i contorni dell’intervento, mostra perplessità per «il forte incremento della volumetria rispetto al vigente Piano regolatore». Non è ancora tempo di contenuti, in quanto per la descrizione del piano occorrerà attendere qualche giorno, ma nel frattempo il vertice del comune elenca i benefici, che ne dovrebbe trarre il territorio. «Innanzitutto - dice - , riqualificheremo un’area degradata che, al posto di capannoni dismessi da anni, ospiterà edifici dedicati al terziario nel segno della tutela ambientale, dell’internazionalità e della eccellenza architettonica». I risvolti positivi secondo Dompé si dovrebbero tradurre «dalla ottimizzazione della viabilità della zona alla riqualificazione del parco sportivo, dalla ridefinizione del rondò di San Martino alla creazione di un unico asse che da via Gramsci condurrà direttamente al capolinea del metrò alleggerendo la pressione su via Caviaga». Dall’altra parte della barricata, i gruppi di Verdi, “Noi per la città” e Pd, pur valutando positivamente l’intenzione di Eni di puntare nuovamente sul tratto di hinterland dove la compagnia ha iniziato la scalata, mostrano l’intenzione di valutare «il grande impatto che un progetto del genere produrrà sulla viabilità e sulla qualità della vita in un’ampia area a poche centinaia di metri dal centro della città». E contestano il metodo. «Il sindaco e la sua maggioranza - rimarcano gli esponenti del centrosinistra - hanno dichiarato di voler approvare il progetto nelle prossime settimane, prima dell’approvazione del Piano di governo del territorio, ben sapendo che in questo modo si sottrae anche l’ultima area di forte interesse per la città dalla pianificazione dello sviluppo generale e si svuota di contenuto il Pgt stesso. Il progetto del sesto palazzo uffici non sarà mai discusso con i cittadini». Mentre il sindaco, puntando sul prossimo passaggio in aula, chiede un segnale “bipartisan”. «Auspico - dice il primo cittadino - che questa operazione, passaggio storico per la nostra città, sia caratterizzata dal superamento delle logiche di partito e della cieca opposizione politica. Mi aspetto dunque un gesto di responsabilità da parte di tutte le forze in campo per sostenere questo progetto che favorirà e sosterrà il rilancio della nostra città. Il rischio che Eni si allontanasse dal nostro territorio era elevato. Situazione che avrebbe comportato enormi difficoltà agli oltre 3mila sandonatesi impiegati presso il colosso dell’energia e a tutto l’indotto creato dalla presenza dell’azienda». Fonte: Il Cittadino
sabato 13 novembre 2010
San Donato - «Il sesto palazzo Eni rilancerà la città» - Dompé ribadisce l’importanza dell’operazione: «Il rischio era quello che il colosso petrolifero lasciasse il territorio» - Il sindaco illustra il progetto, l’opposizione contesta la volumetria
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