Un’altra piena del Lambro passa lasciando San Donato alle prese con uno scenario spettacolare ma un po’ troppo frequente: acqua del fiume fino in fondo a via Gela, rogge di Bolgiano stracariche, balconi per fortuna solo affacciati sulla “palude”.
Questo il panorama vissuto ancora una volta da sabato in poi, con le piogge andate avanti quattro giorni. Stavolta però il comune ha radiografato la situazione: su richiesta di Regione e Provincia l’ufficio tecnico ha stilato una relazione sullo stato degli argini e delle sponde nella porzione fluviale che segna il confine. Dopo la piena di inizio novembre, quando il Lambro è uscito dall’alveo allagando tutta l’area della Levadina e di via Gela, il Pirellone e palazzo Isimbardi hanno chiesto al Broletto di via De Nicola un documento tecnico che potrebbe costituire la base eventuale di un intervento di rinforzo con terrapieni e blocchi di pietra.La seconda esondazione del mese in corso (e fra sabato e domenica le previsioni promettono poco di buono, nda) ha riprodotto in modo pressoché identico quella vista in occasione del ponte di Ognissanti. Da lunedì mattina il Lambro ha invaso tutta l’area golenale della Levadina, a nord della Paullese, generando un ambiente di palude. A sud del ponte della Paullese il fiume è dilagato da una parte e dall’altra (quindi anche verso Peschiera Borromeo) restringendosi unicamente dopo cascina Monticello, dove si allontana dall’abitato.Nessuna zona urbana ha corso rischi veri, e anche a Bolgiano, il quartiere più a ridosso del fiume, il livello delle rogge di alleggerimento del Lambro si è alzato di meno rispetto al precedente dell’1 e 2 novembre.Secondo Mario Spurio, coordinatore della Protezione Civile, «l’acqua arriva solo agli insediamenti del canile e del gattile nel fondo cieco di via Gela, e non alle case. Le prime abitazioni fra via Gela e via Maritano sorgono su un terrapieno rialzato di un metro e mezzo rispetto al livello esondabile, il che significa che dovrebbe prodursi una situazione meteorologica eccezionalmente protratta per minacciare in modo serio i palazzi. Peraltro la situazione della fascia sud della Lombardia, nei fenomeni di precipitazione consistente, non può mai essere letta slegata da quella del Nord. In altri termini, se svuotano i laghi prealpini nel Seveso, il problema è il Seveso; se li svuotano nel Lambro, il problema passa per il Lambro».Fonte: Il Cittadino
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