E anche a fine anno San Donato teme il bis, anzi il tris dell’autunno appena alle spalle: se non smette di piovere, si rischia un Natale con la Protezione civile mobilitata a suon di sacchi e terrapieni. L’“osservato speciale” ancora una volta è il fiume di casa, il Lambro. Ma il responsabile locale del Com 20, Mario Spurio, vede il pericolo lontano: «Il Lambro è ancora basso, non ci sono principi di esondazione nemmeno nelle zone più esposte come Bolgiano. In questo momento non sono pervenuti preallarmi meteo dalla Regione e dalla prefettura». Altri conoscitori del territorio, ad esempio i volontari di Mondogatto, che ha la sede proprio a due passi dal fiume (che sembra largo come il Nilo, fra la Paullese e il nuovo centro commerciale di Peschiera) ricordano che a proteggere San Donato da un’eventuale onda di piena ci ha pensato mamma Eni già tanti anni fa: «Via Gela ha un terrapieno di quasi tre metri rispetto al letto del fiume. L’ha costruito proprio la Snam, anni fa, con la vista lunga di chi ha misurato la distanza fra il corso d’acqua e i laboratori Enichem fra via Monticello e via Gela». Morale, «se continua a piovere in maniera abbondante, il Lambro si allarga verso Peschiera, e di conseguenza non verso di noi». È comunque curioso che per la terza volta in un mese e mezzo, dall’inizio di novembre, l’acqua a catinelle metta la città a confronto con lo scomodo vicino Lambro. A partire da lunedì scorso il livello dell’acqua ha continuato a crescere provocando i fenomeni già sotto osservazione nelle occasioni precedenti. L’area verde della Levadina, a nord della Paullese, si è pian piano trasformata in palude; le rogge di Bolgiano sono stracariche, anche se reggono bene la massa d’acqua; in via Gela invece, soprattutto nel tratto conclusivo non asfaltato, sono comparsi i primi fontanili, formati dall’acqua che filtra dal sottosuolo e produce delle lanche temporanee. Secondo la Protezione civile locale, comunque, anche questa piena (anomala tra l’altro, data la stagione) dovrebbe passare a distanza di controllo dalla città vera e propria: «Non ci sono segnali di rischio particolari. Non abbiamo raccolto emergenze. Sino al 23 dicembre non ci sono stati preavvisi né dalla Regione né per conto della prefettura». A questa valutazione si aggiunge il parere dei più vicini dirimpettai del fiume, i volontari del rifugio Mondogatto: «Il Lambro dovrebbe superare un terrapieno di tre metri innalzato dall’Eni quando costruì i laboratori. Decisamente improbabile».Fonte: Il Cittadino
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