Le medicine degli ospedali “paralizzate” per la mancanza di posti letto.
Non è come a Roma, dove i pazienti hanno trovato posto solo nei
corridoi, ma ieri, a Codogno, c’erano 10 ammalati “appoggiati” in
reparti diversi da quelli medici e 18 tra medicina e pneumologia, a
Lodi. Un intero reparto se si pensa che le prime due unità contano 21 e
24 letti.
Il primario del pronto soccorso di Codogno, Maurizio Buvoli,
lancia l’allarme, mentre i suoi colleghi esasperati allertano persino il
sindaco della città, Vincenzo Ceretti. I medici non possono programmare
gli interventi chirurgici perché i letti sono occupati dagli anziani
che dovrebbero trovare posto in medicina. Per il direttore sanitario
Franco Pavesi si tratta di «un’emergenza legata alla stagione e tutti
devono collaborare». «A Codogno - lamenta Buvoli - l’estate di 3 anni fa
avevano chiuso la medicina donne e non l’hanno più riaperta. Questi
sono i risultati. Non è un problema contingente legato all’influenza.
Viviamo quotidianamente una situazione drammatica. La medicina,
attualmente, ha 10 malati “appoggiati” in altri reparti. Nella notte,
per esempio, sono arrivati 5 pazienti e non sapevamo dove ricoverarli.
Abbiamo contattato, oltre a Lodi, i presidi di Crema, Cremona, Piacenza,
Melegnano, San Donato, Castelsangiovanni, Fidenza, Stradella, il San
Matteo di Pavia e Oglio Po, senza trovare un posto. Sono tutti pazienti
anziani, con polmoniti, pluripatologie, insufficienze respiratorie. È
così quasi tutti i giorni. Stiamo parlando di pazienti fragili che
dovrebbero essere in cima alle priorità. C’è una “processione” di
ammalati in arrivo anche dalle case di riposo. Ci sono persone che
soggiornano tra le 24 e le 30 ore in pronto soccorso, in attesa di un
letto. Non è accettabile. Una settimana fa ho mandato una lettera alla
direzione, per stimolare un intervento. È diventato impossibile anche il
ricovero in Ram (rapida accoglienza, ndr). Spesso trasferiamo i
pazienti a Cremona e in altri ospedali, ma non si verifica mai il
contrario». Difficoltà si registrano anche nel reperire, nell’immediato,
le ambulanze per dimettere i pazienti, mandarli a Lodi per consulenze o
trasferirli in altri ospedali. «A volte - spiega Buvoli - arrivano 5
ore dopo perché sono impegnati con i dializzati. Il problema più grosso
però resta quello di allettare i malati che ne hanno bisogno. Non si
riesce a garantire la qualità tanto citata». Il sindaco Ceretti promette
che «approfondirà il problema direttamente con l’ospedale». Per
liberare posti, la direzione ha bloccato, a Lodi, 10 posti in chirurgia.
«In attesa che l’ondata invernale passi abbiamo preso questo
provvedimento - dice il capodipartimento Ettore Cunietti -, la Regione
ci ha fatto chiudere i posti e non possiamo fare miracoli. È cambiata la
popolazione da ricoverare, spesso non si riescono a dimettere i
pazienti perché a casa non hanno un posto e l’Asl non ci ha confermato i
4 posti per le dimissioni nelle case di riposo. Siamo in difficoltà, ma
non come a Roma». In tutta Italia, in 10 anni, sono stati tagliati
45mila posti letto. «Gli anziani sono sempre di più - commenta il
direttore sanitario Pavesi -. Nel 2011 l’indice di saturazione delle
medicine era del 94,7 per cento, quello delle chirurgie del 78,70. È
ovvio che ricoveriamo i pazienti dove c’è posto. Non possiamo di certo
mandarli a casa. La situazione è generalizzata. L’ho detto anche ai
medici che dobbiamo fare uno sforzo, in questo momento. I chirurghi non
possono difendere i loro posti con la spada. Non va bene. C’è un’urgenza
ed è questa, chi non è urgente deve aspettare un po’ di più. Dobbiamo
lavorare sulle dimissioni e sull’appropriatezza». Il presidente
dell’ordine dei medici Massimo Vajani ha già in mente di contattare il
primario del Pronto soccorso di Lodi Pierdante Piccioni per affrontare
la problematica.Fonte: Il Cittadino