mercoledì 29 dicembre 2010

San Donato - Due nuovi parchi nella città del futuro - Nel Piano dei vincoli paesaggistici stilato dal comune sono contenute le proposte di aree protette a Poasco e vicino al Lambro - La zona verde del “Pratone” invece destinata a ospitare le case

Quanti sandonatesi sanno che la loro città potrebbe avere un corridoio verde in più, il parco fluviale del Lambro, oppure che dalla parte di Poasco ci sono chilometri e chilometri di terra che può diventare “parco del parco”, in questo caso il Parco agricolo Sud Milano? È una delle esplorazioni virtuali più interessanti che si possono condurre dentro il Pgt, il Piano di governo del territorio presentato pochi giorni fa. Aprendo sul sito Internet del comune il dettaglio della mappa del Sistema paesistico ambientale, collocata fra l’elenco elaborati del Piano delle regole, c’è una carrellata fra passato e futuro. Una sintesi che va dalla natura che resiste attorno alla metropoli, al destino di alcune grandi incognite cittadine come il “Pratone”, alle idee che si sviluppano nei cosiddetti “ambiti di trasformazione”, sui quali gli occhi di tutti gli osservatori del Pgt sono puntati. Secondo la carta dei vincoli paesistici la città sembra destinata a svilupparsi ancora di più nei prossimi anni come città longitudinale: in altri termini, allungata lungo la statale Emilia con le idee per il paesaggio che fioriscono soprattutto ai confini naturali. Poasco da un lato e il Lambro dall’altro. È sufficiente il Parco Sud per mettere la natura al sicuro? Secondo la Carta paesistica si potrebbe fare di più. Attorno a Poasco e Sorigherio, ad esempio, è tratteggiata un’area di diversi chilometri quadrati, allungata verso le frazioni milanesi di Macconago, Quintosole e Chiaravalle, per la quale si propone il «riassetto fruitivo ed ecologico». Il che significherebbe: andare oltre il verde che già c’è sotto il Parco sud, e studiare una soluzione ambientalmente più avanzata. In zona cascina Bosco, passa anche uno dei principali corridoi ecologici del Parco sud: una linea immaginaria che prolungata a sud non incontra più nulla fino al confine con la provincia di Pavia. Urge lasciarla com’è. Il concetto di «riassetto fruitivo ed ecologico» si estende a un altro elemento dominante il paesaggio di Poasco: la cava Tecchione, che, sembra suggerire il Pgt, potrebbe essere qualcosa di più accessibile di quello che i sandonatesi conoscono. In omaggio a un concetto di verde che segue l’orientamento naturale del territorio le stesse ipotesi ambientali si trovano dal lato esattamente opposto, ovvero lungo il Lambro. Il Lambro, al di là della sua nefasta storia di fogna milanese, potrebbe essere molto meno lontano in termini psicologici dall’abitato. La carta del paesaggio indica una “spina verde” che in linea ottimale - case e strade permettendo - dovrebbe andare dalla zona Triulzo-metro 3 al confine sud di fronte a Robbiano. Dentro questa spina verde trova casa la proposta di un vero parco naturale che scende dall’aeroporto Forlanini alla Levadina alle anse di via Gela. Ma il piano paesaggistico dice qualcosa anche sugli ultimi spicchi verdi rimasti in mezzo alle case. Il “Pratone” di via Gramsci, tutto quanto, non è vincolato e si considera per quel che è da anni: un piano di lottizzazione urbanistica, come la ex Baruffaldi, rimasto verde per caso o caos. Gli abitanti del Certosa invece possono leggere (e interpellare) la sigla “ambito di trasformazione ambientale” sullo spicchio del parcheggio ex Pirelli. Fonte: Il Cittadino

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