«Padri di famiglia trattati come dei criminali, con un atteggiamento che non ha precedenti. È semplicemente vergognoso». Nonusa mezzi termini Felice Floris, leader del Movimento Pastori Sardi. Lui e i suoi uomini, circa duecento, sono stati bloccati ieri mattina al porto di Civitavecchia. I pastori non dovevano arrivare a Roma, questi erano gli ordini. E così, con la scusa che la manifestazione che si sarebbe dovuta svolgere nella capitale non era autorizzata, alle sei del mattino appena sbarcati dalla nave partita da Olbia, i pastori hanno trovato ad attenderli uno schieramento di polizia e carabinieri in assetto anti sommossa. «In pratica hanno impedito ai pullman che ci aspettavano di partire. Hanno detto agli autisti che li avrebbero denunciati - continua Floris del Movimento - poi, una volta sbarcati, hanno chiesto a tutti di tirare fuori i documenti per identificarci e noi ci siamo rifiutati. Non potevamo uscire, eravamo lì sequestrati senza capirci nulla». Dopo aver affrontato un viaggio interminabile di un’intera notte chiedono spiegazioni ma inutilmente. Così scatta il tentativo di forzare il blocco con relativa carica da parte delle forze dell’ordine. Momenti di altissima tensione e di violenza, li racconta Maria Barca, 27 anni, da sempre in prima linea nella lotta delMovimento, sin dai giorni caldi dell’occupazione nella sede del Consiglio Regionale della Sardegna a Cagliari: «Ho una caviglia gonfia peruncalcio preso durante la carica, i miei compagni hanno preso pomate e garze per una fasciatura d’emergenza. Ho visto con i miei occhi un ragazzino di 17 anni prendere un sacco di colpi, pesava sì e no 40 chili». Fonte: L'Unità
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