giovedì 10 novembre 2011

Cerro, con le due “polveriere ecologiche” c’è rischio di ammalarsi di più di tumore

Cerro al Lambro, con le due “polveriere” ecologiche dell’ ex chimica Saronio a Riozzo e della Gazzera a sud, entra nella lista nera dei 44 siti italiani dove (forse) davvero si muore di più per colpa dei veleni industriali del passato. Forse: manca ancora la “pistola fumante”.

Ma i sospetti che dove c’è una discarica della vecchia Italia inquinatrice aumentino tumori, malattie respiratorie e malformazioni congenite accumulano studi su studi. Ultima indagine il progetto “Sentieri”, presentato pochi giorni fa a Roma al Congresso annuale dell’associazione italiana di epidemiologia. Cioè al massimo livello, e il livello massimo chiama in causa un crocevia tra Lodigiano e Sudmilano. Cerro al Lambro, con la chimica a nord e la Gazzera verso Mairano, a detta di questa indagine durata ben cinque anni e sostenuta dall’Istituto superiore della sanità, starebbe accanto a Porto Marghera, al petrolchimico di Gela, a Piombino, a Genova Cogoleto e ad altri nomi sinistri nella graduatoria dei luoghi dove sono state riscontrate “anomalie” rispetto alla media del tasso regionale di mortalità. Il dato cruciale evidenziato dalla fotografia dei “Sin” - i siti industriali bonificati o in via di bonifica di interesse nazionale- sta in questo: ci sono 1200 decessi in più ogni anno (il numero è complessivo, su tutti i 44 siti) rispetto alla curva attesa. Il tasso di mortalità per tutte le cause possibili risulta superiore alla media italiana in 27 Sin per gli uomini e in 24 per le donne; il tasso di mortalità strettamente tumorale sarebbe oltre la media regionale in 28 siti per gli uomini e in 24 per le donne. Infine, in tutti i 44 “Sin” - Cerro compreso - i ricercatori del progetto “Sentieri”, che è appoggiato dal Centro europeo per la salute e l’ambiente dell’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità, hanno riscontrato uno scostamento di 10mila decessi per tutte le cause, e 4mila per le sole neoplasie rispetto ai riferimenti regionali attesi in un arco di tempo superiore all’anno. La notizia non è di quelle che inducono all’ottimismo, ma vanno fatte alcune precisazioni. Intanto, per “sito di riferimento” si intende un territorio più ampio rispetto al comune strettamente considerato. In secondo luogo, lo hanno evidenziato gli stessi estensori del rapporto, «le anomalie più evidenti in termini di decessi si constatano in prossimità delle località ex industriali o industriali del Sud». Terzo concetto, come tutte le ricerche che fanno riferimento a una media - il tasso di mortalità regionale - occorre chiedersi con attenzione come la media sia definita. Infine, resta la distinzione fra “probabilità” e “causalità” del nesso contaminazione ambientale-anomalie: «Sarebbe fuorviante e scientificamente poco valido affermare che ogni incremento della mortalità osservato possa essere attribuito all’inquinamento in uno specifico sito», hanno specificato i ricercatori.Fonte: Il Cittadino
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