Abbiamo sempre creduto che i vecchi arnesi del lavoro in campagna, gli attrezzi che hanno accompagnato la vita di generazioni di contadini lodigiani, potessero avere un valore, non tanto intrinseco, quanto di memoria storica e di testimonianza di una civiltà, quella legata alla vita rurale ed alla nostra fertile terra. Ma dopo il fattaccio accaduto a Livraga, c’è da ritenere che gli attrezzi agricoli, spesso dimenticati in vecchi rustici, ora hanno anche un certo valore commerciale. Il Museo contadino di Livraga è stato infatti visitato dai soliti ignoti, che non contenti di depredare case, aziende e attività commerciali, ora rubano pure la “memoria” dei lodigiani. Il fatto risale a qualche giorno fa ed è stato reso noto da Achille Mazzocchi domenica 29 marzo, durante l’esposizione degli aratri alla tradizionale fiera primaverile di Senna. «Dal museo è sparita tutta la mia serie di arnesi legati al lavoro di taglio ed estirpazione degli alberi, oltre ad una ventina di falci fienaie (il classico “fer da prà”, ndr), zappe e quant’altro» racconta Mazzocchi, che fu il primo a raccogliere e restaurare gli oggetti quotidiani dei contadini della Bassa, creando un piccola struttura che oggi è diventata il grande Museo della civiltà contadina e del lavoro povero, visitato da centinaia di persone. «Siamo rimasti tutti molto scossi e sorpresi, perché il furto è avvenuto nottetempo e la quantità di arnesi portati via ha di certo richiesto l’uso di un autocarro. Secondo noi - continuano Mazzocchi e Luigi Malabarba, del gruppo “Coltivare la memoria” -, si tratta di un furto fatto su commissione o comunque di ladri che sanno dove piazzare la merce, come ad esempio in qualche mercatino dell’antiquariato». Il museo è una struttura unica, che accoglie migliaia di reperti piccoli e grandi della vita e del lavoro in cascina; testimonia un’epopea lontana, sulla quale si fondano le radici storiche e culturali dei lodigiani. «Non vorrei sembrare irriverente - conclude Mazzocchi, che alla ricerca dell’identità storica dedica tutta la sua vita di pensionato - ma lo considero alla stregua di un furto sacrilego e provo pena per chi l’ha commesso. Di sicuro non girerò fra i mercatini, perché se vedessi un mio attrezzo non so come reagirei».Fonte: Il Cittadino
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