Nei giorni scorsi l’associazione Clam ha organizzato un meeting europeo al Belgiardino: «Siamo creativi, non vandali». Tante le zone in città che sono lasciate alla fantasia dei writers.«Siamo artisti, non vandali». La precisazione è doverosa, soprattutto in Italia, dove il fenomeno dei writers (o graffitari, come qualcuno si ostina a chiamarli in tono quasi sprezzante) è ancora circoscritto a una cerchia di pochi adepti, nulla a che vedere con le proporzioni che la tendenza artistica ha assunto in città come Amsterdam o Berlino. E così, soprattutto in provincia, dove le avanguardie faticano maggiormente ad attecchire tra l’opinione pubblica (del resto l’arte per essere considerata tale ha bisogno di tempo), chi armeggia per strada con spray e pennelli è sempre visto come lo sciamannato di turno o il ribelle a tutti i costi. E il più delle volte viene confuso, a sproposito, con l’imbrattatore di muri - quello sì vandalo - che si diverte a trasgredire le leggi scarabocchiando edifici e monumenti con dediche amorose o inneggianti alla squadra del cuore, fino a sconfinare nella propaganda politica o nella volgarità più becera. Ecco, il punto è proprio questo: writers e imbrattatori stanno agli antipodi. Primo perché i writers seguono una corrente artistica (la street art e tutte le sue derivazioni); secondo perché agiscono legalmente, utilizzando come supporto solo muri concessi dal comune o da privati, con atti regolarmente depositati. Almeno così succede a Lodi, dove il movimento raggruppa circa una ventina di artisti. «Più spazi ci sono dove poter esprimere liberamente la propria creatività, minore è il pericolo degli imbrattatori - spiega Lorenzo Schiavini, presidente dell’associazione culturale Clam che nei giorni scorsi, all’interno del Creature Fest presso il parco Belgiardino, ha organizzato un meeting di writers provenienti da tutta Europa -. Noi vogliamo abbellire il contesto urbano, non imbruttirlo: è questo che intendiamo far capire alla gente». Proprio così: alla base del writing c’è infatti una ricerca e una cultura del bello. Meglio un muro scrostato e decrepito o un muro ravvivato da colori e disegni? Vedere per credere: l’ultimo esempio è il “gabbiotto” posto all’inizio del parco Belgiardino che durante il Creature Fest viene concesso come supporto per la creatività dei giovani writers Da attempato cubo grigiastro e malandato si è trasformato nel monumento del colore, arricchito dai disegni, alcuni davvero degni di nota, di artisti polacchi, francesi, tedeschi, svizzeri e italiani. Il vecchio magazzino del parco non è comunque l’unico punto cittadino dove esercitare il writing è legale. Gli altri spazi sono il sottopassaggio di viale Rimembranze (l’ex K2 alla Bassiana), il muro che collega viale Calabria al sottopasso che porta alla Fasutina, il muro di via Sforza, il parcheggio del supermercato Granforniture in via San Fereolo e la zona attigua al liceo artistico Callisto Piazza nei pressi dell’ex linificio. «Addirittura alcuni cittadini privati ci hanno chiesto di aiutarli dipingendo muri di loro proprietà perché stanchi di trovare scritte e scarabocchi - dice Omar, 28 anni, uno dei writers più quotati in città, specializzato soprattutto nelle scritte elaborate, una vera e propria specialità nel genere -. Anche per noi stessi è molto fastidioso trovare scritte sui nostri lavori. Per questo abbiamo intenzione di organizzarci e fare delle jam per far conoscere ai più giovani la street art e distoglierli dalle tentazioni dell’illegalità. Vogliamo anche proporci per decorare muri della città che sono stati deturpati con scritte razziste o inneggianti al nazismo. Abbiamo tante idee, lo facciamo per il gusto del bello senza mai chiedere un soldo a nessuno». «Writers e vandali non c’entrano nulla - precisa anche Roberto Alfano, un altro esponente della street art lodigiana, il cui estro si esprime in particolare attraverso disegni dalle forme geometriche -. Disegno perché mi piace, e se devo essere sincero anche perché sono un po’ egocentrico e mi stuzzica l’idea che i miei lavori possano essere visti in giro. Molti writers hanno alle spalle studi artistici o sono grafici di professione, i riferimenti spaziano si trovano soprattutto nella pop-art, ma ognuno ha i suoi modelli prediletti».
Fonte: Il Cittadino
Fonte: Il Cittadino
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