venerdì 11 dicembre 2009

Boom di diabetici nel Sudmilano - I dati arrivano dalla campagna di prevenzione fatta dall’esperta dell’Azienda ospedaliera di Vizzolo - Sono a quota 7 per cento: la media italiana è del 3,5


Record di diabetici nel Sudmilano. Se in Italia la prevalenza è del 3,5 per cento, qui si sfiora il 7 per cento. I dati arrivano dalla campagna di screening organizzata dall’Azienda ospedaliera di Vizzolo, grazie all’impegno e alla professionalità della diabetologa Maria Spina. L’iniziativa di prevenzione è stata organizzata nei giorni scorsi a San Giuliano. È stato un boom di accessi. All’ambulatorio della Spina si sono presentate 106 persone in 4 ore. «Tra queste, 8 persone avevano il diabete - spiega Spina -; sembra un numero basso detto così, invece, si va oltre la prevalenza nazionale che è del 3,5 per cento. Otto su 106 vuol dire, infatti, quasi il 7 per cento. Significa che c’è una grossa fetta della popolazione che ha questa malattia metabolica». Il problema è che il diabete si può curare, ma chi ha il diabete ci deve convivere. «Uno degli obiettivi di queste iniziative di screening - continua l’esperta - è di vincere la pigrizia e la paura. È vero che di diabete non si guarisce, ma si può migliorare. Se un paziente arriva da noi con 40 di glicemia mattutina, riusciamo a intervenire e ad abbassargliela. Così il rischio di contrarre altre patologie è scongiurato. Se invece si presenta un paziente che ha già 200 di glicemia significa che si devo intervenire il più presto possibile, altrimenti le complicanze vascolari sono assicurate. Non sono rari i casi di persone che hanno infarti tra i 40 e i 50 anni proprio perché sono diabetici trascurati. Mi piacerebbe per questo che 2 o 3 volte l’anno potessero esserci delle giornate dedicate allo screening. Su 36 mila abitanti a San Giuliano ne abbiamo 2 mila diabetici, ma ce ne saranno altrettanti, se non di più, che lo sono, ma non lo sanno». Mangiano male, hanno ereditato la malattia dai parenti e non si sottopongono ai controlli. Il lavoro di screening, secondo la specialista, «vale dieci volte di più dell’attività ordinaria che tra l’altro costa meno fatica. Se uno sa di avere avuto un paziente diabetico in famiglia deve correre a fare lo screening. Noi sappiamo leggere tra i numeri. E poi si tratta di opportunità offerte, perché non coglierle?». Spesso con la dieta la glicemia si abbassa e il rischio di diabete è scongiurato. «In Italia - aggiunge Spina - le morti per malattie cardiovascolari hanno come fattore principale proprio il diabete. Non va sottovalutato. Questi pazienti che hanno scoperto di essere ammalati nell’ultimo screening saranno seguiti nel loro percorso e verranno curati in tutta le loro patologie correlate alla malattia».Fonte: Il Cittadino

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