«Il comune di Milano è proprietario di 59 cascine che devono restare tali. Non possiamo presentare ad Expo 2015 una fiera dell’agroalimentare in una città che non avrà più alcuna traccia di attività legate al suolo». La presa di posizione è arrivata nei giorni scorsi dalla federazione di Milano e Lodi della Coldiretti, andando a sollevare una tematica che lambisce San Donato Milanese e altre realtà come Peschiera. Delle 59 testimonianze rurali che costituiscono oggi la “Milano della terra” - che porta in dote nonostante tutto 2200 ettari ancora coltivati - almeno cinque si trovano nel sud est, ai confini con il Sudmilano. Sono San Bernardo e cascina Grande a Chiaravalle, Vaiano Valle, Nosedo e San Giacomo in zona Porto di Mare. E per ciascuna di queste zone non manca un progetto di riconversione immobiliare, spinto dall’enorme dibattito che si è rimesso in moto negli ultimi mesi su dove sia ancora possibile costruire, in una delle città a più alta densità d’Europa. Complici due rinnovi su tre nelle massime istituzioni milanesi- la Provincia nel giugno scorso, la Regione attesa a maggio 2010 - la situazione è tornata fluida e gli interessi spingono in direzioni differenti.In questo contesto c’è una zona “vergine” cui guardare con grandi potenzialità, ed è appunto l’anello di insediamenti rurali sopravvissuti a pochi chilometri dal Duomo. Trentasei cascine sono abbandonate o semidegradate, un paio occupate abusivamente: ottime candidate a progetti che anziché al latte guardano al più redditizio mattone. Ma ci sono anche ipotesi di nuovi quartieri di servizi: la “Cittadella della giustizia” al Porto di Mare ad esempio, il polo decentrato del sistema giudiziario ambrosiano a due chilometri dai palazzi Eni. Nei giorni scorsi però l’appendice milanese e lodigiana di Coldiretti è scesa in campo per ammonire tutti che far sorgere un quartiere nuovo al posto delle stalle fatiscenti ha costi tali da rendere molto più sensato pensare a parchi locali. E le case magari farle sulle aree industriali dismesse. Coldiretti lancia la proposta di quattro grandi parchi (Lambro, Vettabbia, Trenno, delle cave) con le cascine in mezzo, a fare da attrattore turistico anche in vista di Expo. «È proprio così - chiarisce Luigi Simonazzi, segretario federale per la zona di Milano e Lodi - i costi medi di riconversione di un ex insediamento agricolo si aggirano sugli 8 milioni di euro per un numero di appartamenti non a tappeto. Sono cifre dalle quali si rientra in tempi lunghi o lunghissimi. Allora tanto meglio sostenere l’agricoltura con canoni di affitto bassi, dove ancora c’è agricoltura, e valutare se le situazioni di abbandono o semiabbandono non si possano spendere meglio che con demolizioni e ricostruzioni». L’associazione di categoria con 70mila iscritti lombardi settimana scorsa ha dato vita al seminario di studio “Cascine Expo 2015”. Dal convegno un segnale importante: il primo cittadino di Milano Letizia Moratti ha manifestato ampia apertura all’idea di un “sentiero delle cascine” attorno all’ingolfata metropoli. «È importante che palazzo Marino comprenda le ragioni della nostra linea - continua Simonazzi - anche se non vorremmo che suonasse come un altolà. Noi non alziamo barricate, proponiamo e basta. La constatazione da cui partiamo è che l’agricoltura addirittura dentro il comune di Milano c’è ancora, ed è rappresentata da 2200 ettari produttivi tenuti dalle tredici aziende agricole principali in affitto da palazzo Marino. Affitti troppo brevi: impossibile programmare l’attività in soli due anni. Poi abbiamo una dozzina di altri stabili ben recuperati per comunità sociali, uffici pubblici decentrati o attività commerciali. A questo punto si apre il discorso su tutto il patrimonio demaniale in stato di abbandono. Ma noi chiediamo: meglio costruire all’Ortomercato, che fra un po’ andrà comunque in parte demolito, o andare a giocarsi gli ultimi scampoli del Parco Sud milanese?».Fonte: Il Cittadino
giovedì 24 dicembre 2009
«Non trasformate le cascine in cemento» - Sono di proprietà della metropoli e molte di esse sono nel Sudmilano: il rischio è che vengano riconvertite in progetti immobiliari - Allarme della Coldiretti sugli storici edifici rurali abbandonati
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