martedì 22 dicembre 2009

San Colombano - «È stata distrutta una memoria storica» - Nell’edificio settecentesco sarebbero state demolite tutte le parti più rilevanti a partire dalle cantine a volta - La minoranza punta il dito contro i lavori nello stabile di via Monti


«È stata distrutta una memoria storica patrimonio di tutti»: con questa pesante accusa la minoranza di “San Colombano domani” ha fatto partire in settimana una campagna di informazione per mezzo di manifesti sul caso dello stabile settecentesco di via Monti, ex proprietà Nicola Vecchi di fianco alla farmacia, che è stato abbattuto nell’ambito di un piano di recupero che si estende da via Monti a via Sforza. La società I.F. Costruzioni Srl dell’architetto egiziano Ibrahim Fakih, ormai banino d’adozione, era subentrata un anno e mezzo fa nel piano di recupero alla società Montigest, che per prima nel dicembre 2005 aveva presentato un progetto di recupero. La Montigest prevedeva l’abbattimento degli stabili e la realizzazione di nuovi edifici. Subito erano partite polemiche politiche, con le minoranze in consiglio comunale a gridare allo scandalo per l’abbattimento di uno stabile che nel corpo centrale risaliva al Settecento e aveva importanti cantine a volte decorate. Inoltre, i vicini confinanti avevano presentato ricorso al Tar contro il progetto presentato. Dopo l’intervento della Soprintendenza, che aveva raccomandato di avere particolare cura dei tratti storici caratteristici anche se il palazzo non era vincolato, la società Montigest aveva cambiato il progetto mantenendo intatti per lo stabile settecentesco gli elementi di rilievo storico-architettonico e riproducendo nell’aspetto generale della nuova costruzione quello originario. Era stato a quel punto che la società I.F. Costruzioni era subentrata, sanando le questioni giuridiche con i vicini e garantendo il mantenimento dei tratti storici di rilievo per lo stabile del Settecento. «Ma così non è stato - dice Pasqualino Belloni capogruppo della lista di minoranza “San Colombano domani” -. Di fatto è stato mantenuto soltanto il muro esterno, con la demolizione di tutte le parti storiche rilevanti, a partire dalle cantine a volte. È uno scempio su cui il comune ha tenuto un atteggiamento discutibile, senza nemmeno accorgersi di quanto accadeva». La società I.F. avrebbe presentato infatti una dichiarazione di inizio attività per la demolizione di parti dello stabile a ottobre, precisando che l’iniziativa era necessaria per questioni di sicurezza in seguito a un cedimento causato da un forte temporale a luglio. Per contro, tecnici comunali hanno svolto un sopralluogo proprio a ottobre per verificare i lavori. «Si è intervenuti con attività di demolizione per la messa in sicurezza, tanto che la società ha subito dei danni per cui avrebbe fatto scattare anche la polizza assicurativa - fanno sapere dall’ufficio tecnico -. Inoltre si è provveduto a rinforzare alcune volte a rischio cedimento proprio per prevenire altri possibili crolli». E mentre manca la voce dell’imprenditore egiziano Ibrahim Fakih, che ieri non è stato raggiungibile, la versione accettata dal comune lascia perplessa la minoranza, al punto che lo stesso Belloni non esclude una possibile segnalazione alla procura della Repubblica per verificare eventuali abusi o illeciti.Fonte: Il Cittadino

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