Nessuno dei circa trenta germani curati dalla Lipu perché imbrattati dagli idrocarburi sversati nel Lambro il 23 febbraio si è salvato: un dato allarmante reso noto da Massimo Soldarini, responsabile per il volontariato dell'associazione animalista, il quale ipotizza che non sia stata la miscela di oli e gasolio a uccidere i volatili, dato che in occasione di sversamenti di petrolio in mare la percentuale di successo delle cure era stata molto maggiore.Un giallo nel quale si inserisce un altro mistero, perché invece Bassano Riboni, responsabile del Wwf Basso Lodigiano, dà indicazioni di segno opposto: «Nel Centro di recupero degli animali selvatici di Castelleone ci siano occupati di cinque volatili e tutti hanno potuto essere restituiti alla natura in buone condizioni, dopo alcuni giorni di “degenza” durante i quali si erano rimessi a mangiare, e anche abbondantemente». Al Cras Wwf cremasco erano arrivati una gallinella, due cormorani e un airone cinerino: «Provenivano soprattutto dal Po - prosegue Riboni -. Sono stati lavati con appositi saponi non aggressivi, asciugati e tenuti al caldo e quindi reimmessi nel loro ambiente di provenienza. Forse i germani di cui si è occupata la Lipu provenivano da un tratto superiore del Lambro, dove era più elevata la concentrazione di qualche sostanza volatile. A questo punto siamo curiosi anche noi di saperne di più, perché se davvero non fossero morti per gli idrocarburi significa che in quelle ore qualche altro veleno era finito nel fiume». Soldarini della Lipu è sicuro nella sua ricostruzione: nessuno degli esemplari raccolti da Monza fino a San Colombano al Lambro e curati al centro di recupero di Pontevecchio di Magenta è sopravvissuto e una veloce autopsia eseguita da esperti ha escluso la presenza di idrocarburi nell'apparato digerente. A questo punto alcuni campioni sono stati inviati all’Istituto zooprofilattico di Brescia, e la Lipu attende di conoscere gli esiti di questi esami tossicologici, affidati anche a veterinari, entro la fine della prossima settimana.Gli investigatori intanto si dicono ottimisti riguardo la possibilità di dare un nome al “commando” di esperti che aveva aperto le valvole della raffineria, causando il disastro ambientale.Fonte: Il Cittadino

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