Il nuovo inceneritore di Opera ancora non c’è, nemmeno un mattone, ma i suoi “fumi” si vedono già in tutto il Sudmilano.
Sono quelli del dibattito politico, delle manifestazioni e delle prese di posizione incrociate che sono partite a raffica da qualche giorno. Da quando i sindaci di Opera, Rozzano, Pieve Emanuele e Locate Triulzi, marciando fino al punto dove dovrebbe sorgere lo scomodissimo camino di 120 metri - tanto pare sarà alto- targato Amsa/A2A hanno fatto capire che la questione è davvero dietro l’angolo. Nel Sudmilano c’è chi dice no; chi dice «no, ma siamo disposti a vedere», pochi in ogni caso gli entusiasti anche se affiora un rigagnolo di possibilismo. Mentre al comune di Milano e in Provincia l’impianto della discordia apre una delicata pagina politica: la Lega Nord, anche attraverso i suoi sindaci periferici, punta i piedi, il Pdl è più morbido verso una decisione che comunque alla fine chiamerà in causa soprattutto Regione - che l’anno scorso aveva commissariato la Provincia proprio sui rifiuti-, comune di Milano e Amsa stessa. In ogni caso da lunedi scorso tutta la fetta sud-est della provincia ha incassato un nuovo scottante capitolo dopo tangenziali e ferrovie varie. Milano e zona limitrofa hanno bisogno di una nuova “pattumiera”, visto che hanno esaurito quelle vecchie e rischiano, forse, di fare la fine di Napoli? I quattro sindaci attorno all’area in questione (che non è in territorio operense, ma ancora nei limiti comunali milanesi), l’hanno messa giù dura, sulla linea della fermezza. «Alla provincia di Milano non serve un impianto ulteriore - hanno tuonato Ettore Fusco (Opera), Massimo D’Avolio (Rozzano), Severino Preli (Locate Triulzi) e Rocco Pinto (Pieve Emanuele)- perché adesso Monza e Brianza sono uscite dal bacino milanese riducendo la domanda. Inoltre: Amsa sviluppi la raccolta differenziata a Milano, dove è al 30 per cento, prima di costruire torri a due passi dal carcere e dall’Istituto Oncologico Europeo». Ad un chilometro da Noverasco di Opera c’è Poasco e inizia il territorio di San Donato Milanese. I sandonatesi sarebbero dunque fra i primi dirimpettai del maxiforno nel Parco Sud Milano. Claudio Severo Monti, titolare della delega all’ambiente nella squadra di Mario Dompè, rilascia un commento all’insegna della preoccupazione nutrita da basi razionali:«la prima reazione a un’idea del genere non può che essere di segno contrario - afferma - insomma non siamo d’accordo. La zona sud, quella del Parco, ha già subito tanti attacchi al paesaggio, infrastrutture, edificazioni industriali a tappeto. Sarebbe un nuovo duro colpo. Comunque vogliamo andare a vedere le carte. Bisogna anche conoscere ciò di cui parliamo». Il terzo termovalorizzatore di Milano dopo Silla (pressoché esaurito), Sesto San Giovanni e Trezzo d’Adda sarebbe come detto realizzato da Amsa, confluita in A2A all’inizio del 2008, costerebbe almeno 60 milioni di euro e avrebbe una capacità da circa 500mila tonnellate l’anno. Un altro centro che potrebbe vedersela molto da vicino con il «mostro» è Carpiano, dove il sindaco Francesco Ronchi predica prudenza: «Non ne sappiamo abbastanza», è il sintetico commento. Chi invece non lesina analisi è Pietro Mezzi, oggi consigliere comunale di “Melegnano Sostenibile”, sino a un anno fa in Provincia con la delega al territorio. Secondo Mezzi «è evidentissimo come questa insistenza sul nuovo inceneritore nasca da pure necessità finanziarie di A2A, che è accreditata a costruire un nuovo impianto, e lo vuol fare non perché ce ne sia bisogno - basterebbe che Milano applicasse meglio la raccolta differenziata - ma perché così si rafforzerebbe enormemente sul piano patrimoniale e finanziario». Mezzi torna con la memoria anche ad un anno fa, al Piano rifiuti provinciale “incartato” dalle titubanze dell’esecutivo Penati, e puntualizza: «I Verdi, Sinistra Democratica e Rifondazione non lo votarono».Ma Guido Podestà, oggi presidente successore di Penati, non ha rinunciato a rivangare le responsabilità pregresse:«è Penati che ha lasciato in eredità la mezza soluzione, chiaramente da valutare in ogni aspetto, della possibile apertura al nuovo impianto».Fonte: Il Cittadino

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