sabato 29 maggio 2010

Sant'Angelo - «I pazienti lodigiani non dovranno più emigrare per le cure» - Inaugurata al Delmati l’unità di riabilitazione respiratoria

Mancano il tapis roulant e la ciclette. Poi la palestra, con linoleum verde e pareti azzurre, sarà completa. Cinquanta ammalati che ogni anno emigrano in altre strutture per la riabilitazione respiratoria, ora potranno farsi curare nel Lodigiano. Sono le 11.30, il prefetto Peg Strano Materia taglia il nastro della nuova unità riabilitativa del Delmati.Al suo fianco, oltre al direttore generale dell’Azienda ospedaliera Giuseppe Rossi, il sindaco Domenico Crespi, il presidente della banca Centropadana Serafino Bassanetti (che ha donato 20mila euro di apparecchiature), il capogruppo della Lega in consiglio provinciale Maurizio Villa, la responsabile della nuova unità operativa Sara Forlani e il suo bambino. Dopo il taglio, scattano gli applausi. Quelli dello staff amministrativo (il direttore sanitario e amministrativo Franco Pavesi e Agostino Cardana, il capodipartimento Eligio Gatti, la direttrice sanitaria del Maggiore Angela Bocconi e il direttore sanitario del Delmati Ettore Cunietti), ma anche quelli del direttore della filiale barasina della Centropadana Domenico Bellani e degli operatori ospedalieri, insieme a Fulvia Bertoletti (Abio) e ai pazienti pneumologici. L’ex sindaco di Sant’Angelo Giuseppe Carlin chiacchiera con Marco Votta, già consigliere regionale di Forza Italia e attuale direttore dell’Azienda ospedaliera della Valtellina, l’unico presente di tutti i direttori generali lombardi invitati. «È un bel giorno - dice il sindaco Crespi, mentre brinda ai santangiolini - un riconoscimento va alla validità strutturale del Delmati, è importante che Rossi abbia messo in rete questa struttura, con i servizi necessari al territorio» . «Tutti dicevano che il Delmati avrebbe chiuso - aggiunge il vice sindaco Peppino Pisati -, invece Crespi l’ha fatto “camminare” e questi sono i risultati». Anche Villa, che è segretario leghista a Sant’Angelo, si rifà al passato. «Si pensava che l’ospedale venisse soppresso da un giorno con l’altro - commenta -, grazie a tanti sforzi e alla gente che lavora senza visibilità, invece, si è arrivati fino a qui». Il direttore generale, dal canto suo, sgombra il campo dalle polemiche: «Vogliamo solo rispondere ai bisogni dei cittadini, indipendentemente dai campanilismi. Io non sono per Sant’Angelo contro Casale o per Lodi contro Codogno. Questa struttura che si inaugura oggi è il nodo di una rete, non è di Sant’Angelo, è dell’Azienda ospedaliera, lavora in collaborazione con Lodi, Casale e Codogno; non ci deve essere soluzione di continuità. Se la Forlani, che ho scelto per le sue attitudini (e sono contento che il primario Luigi Negri me l’abbia presentata), porterà i pazienti da fuori i letti da 6 in un anno potranno diventare 12. Ringrazio Bassanetti che ha incominciato a donare. Mi hanno detto che da 15 anni a Lodi si parlava di aprire una riabilitazione respiratoria. Tra poco apriremo anche una riabilitazione cardiologica a Codogno». Sulla stessa lunghezza d’onda le dichiarazioni del prefetto: «Tutte le istituzioni - dice - fanno parte di un’unico sistema e devono lavorare insieme». Forlani mostra l’armoergometro, il broncoscopio e lo spirometro. Poi don Alberto Curioni, responsabile della pastorale ospedaliera, dà la benedizione ricordando che occorre passare dal concetto di «curare al prendersi cura».Fonte: Il Cittadino

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