Non ci stanno a finire nella lista degli “enti inutili”, o forse più cavallerescamente “soppressi”, cavati dal cilindro della manovra finanziaria 2010. Sono i settanta dipendenti della Stazione sperimentale combustibili (Ssc), una realtà che dagli anni Cinquanta opera in mezzo ai palazzi Eni pur non essendo parte integrande dell’azienda energetica. La Ssc è una delle otto stazioni sperimentali per l’industria finite nella Finanziaria dei sacrifici. Le altre sette stanno un po’ in giro in tutta la penisola, anche se Milano ne ha ben quattro. Tutte scrutano l’incerto futuro racchiuso nel burocratese della manovra: «Il personale in servizio sarà trasferito ad enti indicati (nel caso della Ssc è la Camera di commercio di Milano, ndr), i quali adeguano le proprie dotazioni organiche in relazione al personale trasferito», c’è scritto nel decreto legge. Agganciare la Stazione sperimentale dei combustibili alla Ccia milanese, così come quella del vetro di Murano all’ente camerale di Venezia, o quella alimentare di Parma all’organizzazione del commercio parmigiana, secondo i lavoratori di via De Gasperi è un autogol che persino Confindustria si è affrettata a chiedere di non commettere. «Pochissime ore dopo la pubblicazione della lista di enti soppressi o meglio accorpati - dichiarano i portavoce rsu dei lavoratori sandonatesi, Nicola Mazzei e Alberto Brusoni - al sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta e al ministro Giulio Tremonti è arrivata una comunicazione fitta di simboli fra i quali citiamo l’Unione petrolifera italiana, Federchimica, Assovetro, Assocarta, Assografici, Associazione industriali delle carni e altre organizzazioni aziendali su base nazionale. La comunicazione recita espressamente che «la soppressione delle Stazioni per l’industria non determinerebbe alcun vantaggio economico». Inoltre «verrebbe certamente snaturato il compito essenziale di fare ricerca, essenziale per il Paese»». Insomma, a pochissimi chilometri di distanza da un’altra emanazione statale ritenuta obsoleta come l’Ense, l’Ente nazionale sementi elette di Milano e Tavazzano, un altro istituto è entrato nell’orbita della “sforbiciata”. Ma secondo chi lavora in via De Gasperi il costo per le casse romane è già bassissimo da anni: «Il ministero dello Sviluppo copre non più del 2 per cento del budget della Stazione combustibili - proseguono i delegati- il restante 98 arriva o direttamente dalle corporations del settore energetico, o da nostro autofinanziamento». I settanta del personale non temono per il lavoro in sé, visto che le misure di stabilizzazione finanziaria, ossia la manovra, parlano apertamente di «trasferimento alle Ccia con stesso trattamento economico». «Temiamo l’incertezza nelle mansioni - dicono piuttosto -, la non corrispondenza delle figure professionali una volta sotto l’ente camerale». Ma c’è infine un altro punto che preme in questo trasloco forzato: «La terzietà dei soggetti. Noi facciamo prove sulla dispersione del pm10 e del pm 2,5, sulle prestazioni delle benzine, sull’inquinamento dei prodotti combusti e per riscaldamento, sulla resa delle biomasse e dei combustibili alternativi per conto di chiunque ce lo richieda, pubblico o privato che sia, anche la magistratura. Se la Ssc scompare, peggiora il rischio di sovrapporre controllore e controllato». Fonte: Il Cittadino
sabato 5 giugno 2010
San Donato - La Finanziaria cancellerà anche la Scc - I settanta dipendenti passeranno alla Camera di commercio di Milano ma i sindacati protestano: «La chiusura è un autogol» - Il centro sperimentale dei combustibili considerato “ente inutile”
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