martedì 24 agosto 2010

Foche, scatta l'embargo Ue per ora non si applica agli Inuit - Da oggi al bando l'import di prodotti derivati dai pinnipedi. Esentate "temporaneamente e parzialmente" le organizzazioni che hanno fatto ricorso dimostrando di vivere di caccia e pesca. Tra i prodotti vietati, oltre a carne, olio, grasso, organi e pelli per pellicceria, le capsule di omega 3

BRUXELLES - Da oggi nell'Unione europea è ufficialmente bandito l'import dei prodotti derivati dalla caccia alle foche. 

L'embargo deciso nel luglio del 2009 è entrato in vigore come previsto. Ma con delle eccezioni. La Commissione europea ha fatto sapere che "temporaneamente e parzialmente" non si applicherà a quelle organizzazioni o individui - sedici in totale - che hanno presentato ricorso alla Corte di giustizia europea, in modo da permettere a questa di ascoltare tutte le parti in causa a partire dal prossimo 7 settembre. "Il bando all'import dei prodotti di foca entra in vigore oggi ma non si applica a chi ha presentato ricorso alla Corte di giustizia, perché il presidente del tribunale ha deciso di sospenderlo parzialmente, per analizzare il ricorso e potersi pronunciare sulla questione in via definitiva", ha spiegato Maria Kokkonen, una portavoce di Bruxelles. Tra i ricorsi c'è quello di Tapiriit Kanatami, la principale organizzazione di Inuit, gli abitanti delle regioni costiere artiche dell'America settentrionale, che vivono di caccia e pesca. E nell'istanza si sottolineano gli effetti negativi che l'embargo avrebbe su una popolazione che vedrebbe messe pesantemente a rischio le proprie capacità di sussistenza. Il tribunale, ha precisato Kokkonen, deve ancora ascoltare tutte le parti coinvolte, cioè Commissione europea, Parlamento e Consiglio, che hanno tempo fino al 7 settembre per presentare la loro posizione. Dopo aver sentito tutti, "la Corte deciderà se dare sospensione temporanea al regolamento approvato dalla Ue, che vieta l'importazione di prodotti di foca o derivati, fatta eccezione per prodotti non commerciali", ha concluso la portavoce. Il bando  è stato al centro di tensioni tra l'Unione europea e il Canada che  sostiene il commercio dei prodotti derivati dalle foche e si batte per abolire ogni restrizione che Bruxelles cerca di imporre. Anche perché il 32% delle esportazioni di questo tipo di prodotti dal Canada era diretto verso Stati membri dell'Ue. Secondo i dati della Lega anti-vivisezione (Lav), la caccia commerciale alle foche è regolarmente praticata in Russia, Groenlandia, Norvegia, Islanda e soprattutto Canada, dove avviene il maggior massacro di mammiferi marini (in media 200.000 l'anno, prevalentemente cuccioli tra le due e le 12 settimane di vita). Produzione, commercio, importazione ed esportazione di prodotti di foca sono già sanzionati in italia dalla legge 189 del 2004 contro il maltrattamento degli animali (modificata, su proposta della Lav, con la recente legge comunitaria del 2009), che dispone l'arresto da tre mesi a un anno o l'ammenda da 5mila 100mila euro, oltre alle sanzioni accessorie come la sospensione della licenza da tre mesi a un anno e, in caso di reiterazione, il ritiro della stessa. I prodotti di foca vietati comprendono carne, olio, grasso, organi, pelli per pellicceria e articoli derivati, anche molto "di moda" come le capsule di omega 3 (in vendita da 10 anni in Canada, Europa e Asia). Secondo i dati forniti dal nostro governo all'Eurostat Datashop di Berlino, l'Italia è stato uno dei principali trasformatori al mondo di pellicce di foca. L'import registrato tra il 2002 e il 2005 da Canada, Danimarca, Groenlandia è stato di 8,4 milioni di euro, di 16,2 l'export. Nel 2006 la caccia alle foche ha fruttato 33 milioni di dollari canadesi, con un prezzo di 97 dollari a pelliccia; nel 2007, 12 milioni (il valore della singola pelliccia è sceso a 55 dollari), nel 2008 il prezzo è sceso a 33 dollari e oggi, grazie al bando Ue, il valore della pelliccia si aggira intorno agli 8 dollari. Tuttavia, per aggirare il divieto, il governo canadese sta orientando il mercato dei prodotti verso Cina e Russia.Fonte:La Repubblica.it

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