venerdì 10 settembre 2010

Stop alle buste di plastica da gennaio solo shopper 'bio' - In cento Comuni già vietati i vecchi sacchetti 'senza rimpianti'. Coop Italia: "Da noi accade da tempo e l'80 per cento dei consumatori ha reagito benissimo"

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MILANO - Inquina troppo, e lo si è tollerato troppo a lungo. La sua fine è stata annunciata, e smentita, più volte. Ma adesso forse ci siamo. Il conto allo rovescia per la fine del sacchetto di plastica è davvero cominciato. Tempo tre mesi e non sarà più possibile uscire dal supermercato con la borsa che è diventata un simbolo dei nostri anni spreconi. Le shopper, quelle bustone che assurdamente collezioniamo, spariranno per legge e al loro posto saranno ammesse solo le più rispettose buste ecologiche che sono biodegradabili. La rivoluzione doveva entrare in vigore l'anno passato, ma un emendamento nascosto nella Finanziaria ha fatto rinviare tutto di un anno. Dunque adesso ci siamo: dal primo gennaio 2011 il divieto, santificato da una direttiva europea, dovrà scattare in maniera assoluta. La strada, in realtà, è già cominciata: sono almeno 150 i comuni che hanno dichiarato off limits il loro territorio alla borsa di plastica e quasi tutte le catene della grande distribuzione si sono adattate. Molti produttori hanno riconvertito le produzioni. E se a Milano l'Esselunga sta per lanciare la sua iniziativa sulla spesa ecologica, la Coop annuncia che in quasi l'80 per cento della sua rete commerciale c'è già stato il cambiamento. E chi ha monitorato le opinioni dei consumatori conclude che c'è da stare tranquilli: apprezzano. La città pilota è Torino dove a fine settembre partirà la fase due, chi cioè sarà sorpreso a consegnare la spesa in un sacchetto di plastica dovrà pagare una multa fino a 250 euro. Roberto Tricarico, l'assessore che ha guidato l'operazione, ne trae un bilancio molto positivo: "Nei negozi - dice - quelle borse sono scomparse. Resistono solo nei mercati rionali". Ad aver convertito in massa i torinesi è stata una campagna intitolata "O la borsa o la vita"; ma la strada dell'informazione e della partecipazione è quella che è stata seguita ovunque. La Val di Fiemme ha cancellato i sacchetti di plastica addirittura nel 2009. Andrea Ventura, direttore dell'azienda dei servizi, racconta dell'accordo quadro fatto con i commercianti: "A distanza di un anno il nostro sistema è a regime e non c'è più nessuno che lamenti il costo maggiore e la resistenza minore dei sacchetti in amido di mais". Un'inchiesta fatta attraverso interviste, ha anche spiegato perché i mugugni sono scomparsi: è come se si fosse fatta strada una nuova cultura, che privilegia il bene comune. Maura Latini, vicepresidente di Coop Italia, non ha dubbi: "Il vero cambiamento dev'essere culturale e i nostri consumatori stanno reagendo benissimo: l'80 per cento ha accettato di buon grado quello che, inizialmente, può apparire uno svantaggio". Certo, il sacchetto bio è meno resistente e costa di più. Però non è nemmeno l'unica strada: a Caiazzo, in provincia di Caserta, impegnata in un progetto battezzato Città slow, stanno spingendo sul ritorno alle vecchie sporte. Quelle di prima dell'ubriacatura da plastica. Quelle che Andrea Poggio, impegnato con Legambiente in un raccolta di firme per evitare che la data di morte delle shopping bag subisca un altro rinvio, chiama con nostalgia le "Roll Royce della spesa". I sacchetti di plastica possono andarsene in pace, pochi avranno rimpianti.Fonte: La Repubblica

San Donato - Basta con i sacchetti di plastica: i Verdi ora chiedono un’ordinanza - Il divieto scatterà nel 2011 ma gli ambientalisti vogliono anticipare i tempi.

Dal momento che i sacchetti di plastica hanno il tempo contato, il capogruppo dei Verdi Marco Menichetti, cavalcando la campagna di Legambiente, chiede all’esecutivo di centrodestra di accelerare i tempi, con un’ordinanza che vieti i sacchi “usa e getta”. Se infatti a livello nazionale la data di entrata in vigore del divieto, inizialmente previsto per il 2010, è slittata al prossimo anno, il portabandiera locale degli ambientalisti in una mozione che protocollerà in questi giorni chiederà alla giunta sandonatese di «sensibilizzare la cittadinanza sul tema, organizzando iniziative di promozione dell’uso delle sporte per la spesa riutilizzabili». Al tempo stesso sottolinea la necessità di «invitare i cittadini ad aderire alla petizione di Legambiente». Su questo fronte è in atto infatti una raccolta firme dal titolo “Stop ai sacchetti di plastica”, che punta a collezionare entro il 31 ottobre 2010 il maggior numero di sottoscrizioni possibile per sollecitare il ministro dell’Ambiente di non concedere alcuna proroga all’entrata in vigore del divieto alla distribuzione del sacchetti di plastica. Pertanto, sulla scia dei segnali lanciati da altri sindaci, citati nell’istanza che raggiungerà i banchi dell’aula consiliare, anche alla squadra sandonatese viene chiesto di precorrere i tempi, con una mossa a vantaggio della tutela dell’ambiente. Se infatti ai dati diffusi in questa fase, in cui si parla della nuova tendenza ormai alle porte, rivelano che ogni italiano consuma 250 sacchetti all’anno, la città potrebbe fare scuola. L’argomento del resto proprio in questi giorni ha avuto un ruolo di primo piano, con tanto di indicazioni sulle alternative che dovranno sostituire i vecchi contenitori in cellophane. Materiale che una volta gettato, spesso senza alcun rispetto per l’ambiente, rimane per anni impigliato nei rami degli alberi, piuttosto che lungo le sponde dei corsi d’acqua, o nei terreni agricoli. «Impattanti abitudini che in Europa - ricorda Menichetti - si concretizzano in 100 miliardi di sacchetti, che vengono realizzati con fiumi di petrolio». Se dunque proprio il gruppo dei Verdi nei giorni scorsi ha sottolineato l’esigenza di rincominciare a parlare di raccolta differenziata, rispolverando le istruzioni per l’uso, in questo caso è pronto a dare impulso ad un dibattito teso a mettere in atto una rivoluzione anticipata, che inciderà sul quotidiano della gente.Fonte: Il Cittadino

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