domenica 19 dicembre 2010

I Comuni del sud Milano - Cassina de' Pecchi

Paesaggio di Cassina de' Pecchi (nella foto) - Il territorio completamente pianeggiante e attraversato dal naviglio Martesana ed è costeggiato a est dal torrente Molgora. Sono presenti inoltre numerose rogge e canali che, prendendo l'acqua dal naviglio, formano una rete di irrigazione che copre l'intero territorio. Il territorio comunale comprende, oltre al capoluogo, la frazione Sant'Agata Martesana e le località Camporicco, Colombirolo, Villa Magri, Villa Pompea e Villa Quiete. Quello che oggi è il Comune di Cassina de’ Pecchi fu per lunghissimo tempo una manciata di fabbricati rurali distribuita su settecento ettari di fertilissima terra, delimitato come ora dalla via Veneta (l’attuale Statale undici o via Roma) e dal Naviglio a nord, dalla strada per Melzo a sud e dal torrente Molgora ad est. Ciò che caratterizza la storia di Cassina è appunto quest’assenza di un agglomerato centrale con incontrastata sovranità. La sua storia è, in realtà, quella delle vicende congiunte dei nuclei di Cassina stessa, di Sant'Agata e di Camporicco: è la storia della convivenza, non sempre pacifica, di tre frazioni gelosissime della propria identità ed autonomia reciproca. Per il periodo precedente al XVI secolo sappiamo ben poco di ognuna di esse, anche se, ovviamente, possiamo immaginarle coinvolte negli avvenimenti che toccarono il Milanese. Si ha notizia che nel 1192 esisteva nella Pieve di Gorgonzola un "monasterium Sanctae Agatae" che doveva ogni anno sei denari milanesi alla Santa Sede, a cui era direttamente soggetto. E sappiamo ancora che in quello stesso periodo nell’area di Cassina doveva trovarsi un villaggio o un cascinale chiamato Villa Franca; nome che si mutò in quello attuale allorché, nel XIV secolo, fu acquistato dai conti toscani Pecchi. In quegli anni anche Camporicco doveva essere un nucleo di una qualche consistenza: nel 1338 vi veniva infatti posta la prima pietra di una chiesa dedicata alla Natività della Vergine Maria ed eretta a spese dei proprietari del fondo, i Corio, ai quali si deve anche il nome della località (Camporicco embrerebbe infatti la versione volgare di "Campus de Coyris" o "Campus Corycus", a prescindere dalla leggenda che, ancora nel secolo scorso, ramandava questo nome come dovuto alla scoperta di una vena d’oro nei campi dell’adiacente cascina Malpaga).
Nella seconda metà del ‘500 l’assetto definitivo degli insediamenti agricoli della zona, o almeno di quell’estesa parte che gravitava su Sant'Agata, pare già raggiunto. Infatti il progetto di dotazione e fondazione della chiesa di Sant'Agata, che porta la data del 7 giugno 1570, segnala la presenza di nuclei, poco meno ampi e popolati del borgo stesso, costituiti dalle cascine Giovarina, Malachina, Pirola, Santo Moro, Foiana, Bindellera (per citare solo le principali); "i quali luoghi" – precisa il documento – "presi assieme formano circa cinquanta focolari ed una comunione di circa duecento anime". Le cascine ricordate, insieme a quelle di Casale, Casalino e della Malpaga, si ritrovano poi tutte nel 1721 sulle mappe del censimento catastale voluto dall'imperatore d'Austria Carlo VI, così come in una rilevazione postunitaria compiuta nel 1865. Fino a quasi tutto il XVII secolo, le tre frazioni furono sottoposte agli stessi signori feudali: i Marliani Visconti (un amo cadetto della famiglia, originario del Lecchese), quindi i Trivulzio, gli Stampa, i De Leyva e ancora i Trivulzio dal 1531 al 1679. Il 5 aprile 1691 Cassina de’ Pecchi e Camporicco furono concessi in feudo al duca Gabrio Serbelloni, mentre Sant'Agata, il 30 luglio dello stesso anno, passò sotto la giurisdizione del conte Francesco Corio, per essere poi ceduta una trentina d’anni più tardi (nel 1725) ai marchesi Terzi di Bergamo. La ricomposizione giuridico-amministrativa del territorio si ebbe solamente nel XIX secolo, quando prima il comune di Camporicco, nel 1841, e poi quello di Sany'Agata, nel 1870, furono aggregati a Cassina de’ Pecchi. Era questa una sanzione ufficiale di preminenza sulle altre due frazioni, sicuramente dovuta alla posizione di "stazione di servizio" lungo un’arteria internazionale, cui Cassina aspirava da secoli. L'ambito storico in cui possono essere misurate ambizioni e sofferenze è quello della giurisdizione ecclesiastica, a quanto sembra influente sulla vita e gli umori quotidiani degli abitanti (ma non si dimentichi che le decine pesavano anche sulle loro tasche) molto più di quanto l'abitudine mentale ad un ordinamento sociale laico consenta oggi di immaginare. Facciamo allora un passo indietro. Fino alla metà del '500 Cassina, Camporicco e Sant'Agata non erano parrocchie autonome, bensì dipendevano le prime due da Cernusco sul Naviglio e l'altra da Gorgonzola. Per quanto riguarda Sant'Agata, la situazione si modificò nel 1574. Dietro pressione dell'arcivescovo di Milano Carlo Borromeo, che vi si era recato in visita pastorale nel 1566, e a spese dei marchesi Cusani di Milano, proprietari di molte terre della zona, la vecchia chiesa fu ricostruita ed elevata a parrocchia; essa si trovò a godere di un beneficio che, come racconta il già citato documento del 1570, era tra l'altro composto da una vigna situata vicino al Naviglio, dalla casa parrocchiale con orto, cortile e stalla e dell'affitto di una casa di Milano a Porta Nova. Oltre al borgo, dipendevano dalla parrocchia tutte le cascine elencate nel progetto di dotazione e quindi di tutta l'area orientale dell'attuale omune, a ridosso del torrente Molgora. In quello stesso periodo anche Camporicco ottenne dall'arcivescovo l'indipendenza da Cernusco. Nel 1577 la vecchia chiesa trecentesca venne restaurata ed ampliata, anche qui grazie alla generosità dei proprietari del luogo, i conti Serbelloni; nel 1605 alla nuova parrocchia furono assegnate, smembrandole da Vignate, le cascine della Malpaga e di Casale, nonché cedute da Cernusco, quelle di Colombirolo e Cassina de' Pecchi.

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