domenica 27 marzo 2011

Greenpeace: «A Fukushima radioattività pari a Chernobyl»

Uno studio commissionato dalla sezione tedesca di Greenpeace a Helmut Hirsch, esperto di sicurezza nucleare, sostiene che l'incidente alla centrale giapponese di Fukushima «ha già rilasciato un tale livello di radioattività da essere classificato di livello 7, secondo l'International Nuclear Event Scale (Ines)». È il livello massimo di gravità per gli incidenti nucleari, raggiunto in precedenza solo durante l'incidente a Chernobyl del 1986.  Lo comunica Greenpeace, secondo cui «lo studio del Dr. Hirsch, che si basa sui dati pubblicati dall'Agenzia Governativa Francese per la Protezione da Radiazioni (Irsn) e dall'Istituto Centrale di Meteorologia Austriaco (Zamg), ha rilevato che la quantità totale di radionuclidi di iodio-131 e cesio-137, rilasciata a Fukushima tra l'11 e il 13 marzo 2011, equivale al triplo del valore minimo per classificare un incidente come livello 7 nella scala Ines».  Greenpeace ha inviato in Giappone un gruppo di esperti che da oggi inizieranno a monitorare i livelli di contaminazione radioattiva intorno alla zona di evacuazione per valutare la reale portata di rischio per la popolazione locale. «Fin dall'inizio della crisi nucleare a Fukushima, sembra che le autorità stiano sottovalutando sia i rischi che l'estensione della contaminazione radioattiva. Siamo venuti qui a Fukushima per fare un'analisi trasparente e indipendente sulla reale contaminazione radioattiva dell'area e sui rischi per la salute pubblica» afferma Jan van de Putte, team leader di Greenpeace e consulente in sicurezza radioattività. «Sommando i rilasci di radiazione da tutti i reattori dell'impianto di Fukushima-daiichi, è ovvio che si è raggiunto il livello 7 nella scala Ines. È probabile che la quantità totale di radiazione equivale al triplo del valore minimo per classificare un incidente come livello 7. Il rilascio di radioattività, infatti, è 100.000 TBq (TeraBequerel) per ogni reattore, dunque si tratta di tre incidenti di scala 7». Fonte: L'Unità.it

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